La birra non esiste, esistono le birre!

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Un punkettone lucchese ed un ingegnere pisano molto preciso, sono gli inventori di uno dei  marchi più storici della brewery artigianale in Italia.

Ecco la Bruton, birra artigianale made in Tuscany, con un nome che evoca storie antiche. Che in effetti è tra le “artigianali storiche” d’Italia.

Iacopo Lenci

“Quando abbiamo cominciato, nel 2006, eravamo 40 birrifici artigianali in tutta Italia. Ci conoscevamo tutti per nome”, racconta Iacopo Lenci, che nella coppia è il “punkettone lucchese”. All’epoca produceva birra di impronta belga e inglese, mentre Andrea Rizzo, l’ingegnere, faceva in casa birra a bassa fermentazione in stile tedesco. “Abbiamo mantenuto entrambe le linee – sottolinea Lenci – ispirandoci da un lato alla saison e dall’altro alla pilsner”.

Che significa Bruton? 
“Bruton era il nome di una birra primigenia nella civiltà minoica. Provenendo da una famiglia di consumatori di vino, quando ho cominciato a produrre birra ho sentito la necessità di legarla ad una storia, per far capire anche a chi è abituato a bere sangiovese che c’è un passato glorioso anche dietro la birra. Con Andrea cerchiamo di tenere insieme tradizione e innovazione, compensandoci nei gusti e negli stili”.

Le birre artigianali italiane sono molto di moda, in cosa vi distinguete?
“Giochiamo sulla reinterpretazione di stili classici, lavorando su bilanciamento, finezza, classicità e rinnovamento. Il fatto di essere italiani da un lato aiuta: non avendo una grande tradizione alle spalle non abbiamo strade imposte da seguire. Ma il mercato resta una nicchia”.

Eppure c’è grande interesse attorno a questo prodotto.
“Negli ultimi anni è cresciuto molto l’interesse, sono cresciuti il racconto, la poesia, le recensioni. Ma non i consumi. L’incidenza dell’artigianalità è aumentata ma parliamo sempre di numeri bassissimi”.
Punterete sull’export?
“L’export funziona, noi italiani e noi di Bruton siamo considerati mastri birrai nel mondo. Ma non potendo contare su un mercato interno non riusciamo ad essere competitivi sul mercato estero. I consumi si aumentano solo mangiando margini alla grande industria. Ma è una strada in salita. Anche se a livello culturale c’è una rinascita della ricerca della qualità”.

Siete anche voi fan del kmzero?
“Non è la coltura, ma la cultura dell’orzo che da la buona birra: è il modo in cui lo tratti. E noi usiamo un approccio originale. Il nostro malto viene da Germania, Belgio, Gran Bretagna. Usiamo anche farro e cereali crudi del territorio, come ovviamente l’acqua, ingrediente principe della birra. Abbiamo la fortuna di avere lo stabilimento ai piedi di una collina, da cui sgorga un’acqua estremamente fine e poco dura, che aiuta ad esaltare l’eleganza delle nostre birre”.
Segni particolari?
“Accanto a birre molto classiche ne produciamo di particolari come la Barley Wine o la Limes, traduzione di “confine” in latino che ricorda l’incontro tra romani e barbari, fermentata con l’aggiunta di un 35% di mosto di vermentino. Tra le best seller abbiamo la Bruton di Bruton, la più semplice delle golden con 5,5 gradi, arricchita da un luppolo americano dal forte aroma di bergamotto, la IPA italiana chiamata Lilith, dal nome della prima donna della kabala ebraica, nata dalla terra, non da costola di Adamo”.

La birra per l’estate? Cosa ci beviamo in spiaggia?
“Consiglierei la Limes, estremamente secca e asciutta, ma molto minerale, sapida, dissetante. La consigliamo in abbinamento al sole a picco”.
E le altre birre a cosa le abbiniamo?
La birra è fatta con 4 ingredienti, il ventaglio gustativo è enorme. Sfatiamo il mito della pizza e birra, che è solo una trovata commerciale. Ogni birra si sposa a sapori diversi. Ad esempio la Lilith con maiale e salumi. La Bruton di Bruton con mortadella e pesci grassi. Blanche e Limes si abbinano bene a crudité e pesce azzurro. Le Strong Ale di stampo belga si abbinano a carni bianche, anche speziate. In più: si possono assaporare con cibi difficilissimi da abbinare al vino, come il carciofo e il cioccolato. La birra non esiste, esistono LE BIRRE.

Quali sono le prossime tappe on the road?
“In Toscana dal 9-11 giugno saremo all’Isola del Giglio per “Un mare di birra”, e a Roma nello stesso weekend saremo presenti al Festival Fermentazioni”.

Punti fissi dove trovare la Bruton?
“A Firenze in moltissimi posti, da ristoranti come il Santo Bevitore a birrerie come Diorama, da bottiglierie da asporto a pizzerie gourmet come lo Spela. E anche all’estero, ad esempio a Bruxelles, dove abbiamo creato una birra molto legata al territorio, con farro della Garfagnana e lievito selvaggio belga, chiamata appunto Racines”.

 

Paola Ferri

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