Le 10 regole per un corretto uso del dialetto.

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Al rientro dalle vacanze estive, a prescindere che siate andati a ballare la taranta a Gallipoli (sì, si dice ancora così…), a fare snorkeling a Sharm el Sheik o a sfondarvi di pita gyros a Santorini, può essere che il vostro perfetto accento fiorentino, altrettanto perfetta combinazione di geni e habitat, si sia un po’ contaminato a contatto con lingue e dialetti altri.

 

Niente paura: per tornare a parlare un fiorentino DOC, ecco qui un decalogo pronto all’uso. Basta ricordare che:

1) Pronuncia:
A livello di pronuncia, oltre allo ‘strascicamento’ di c/g intervocaliche di cui abbiamo già parlato, succedono altri fenomeni per esempio il suono ‘sc’ diventa spesso ‘st’: non si compra la ‘schiacciata’ ma la ‘stiacciata’ (di questi tempi vi consiglio quella con l’uva. E io prometto solo quello che mantengo…)

2) Suono:
Il suono ‘gh’ può diventare ‘d’: in inverno ‘diaccia’ tutto, non ‘ghiaccia’.

3) Grammatica:
Punto dolente i pronomi: in fiorentino il pronome diretto di terza persona singolare è usato al posto del pronome personale (soprattutto per il femminile): “Icchè la fa la tu’figliola?” “La lavora a Firenze” tradotto: “Cosa fa tua figlia?” “Lei lavora a Firenze”.

4) Pronomi:
i combinati di terza persona “ glielo, gliela, glieli, gliele” diventano ‘‘gnene’ es: ‘dìgnene’= diglielo

5) Pronomi personali:
Spesso anche i pronomi personali risentono dell’influsso dialettale: “te” al posto di “tu” è molto frequente, talvolta si usano perfino insieme (es. “Ma te icchè tu ci fai costì?”= “Ma tu cosa ci fai qui?”)

6) La prima persona:
Uno dei fenomeni più marcatamente riconoscibile del fiorentino è la sostituzione della prima persona plurale dei verbi (la forma noi) con l’impersonale “si+ verbo di terza persona singolare”, per esempio: “Dove si va?” invece di “Dove andiamo?”. Secondo alcune teorie questa potrebbe essere un’influenza del francese, dove l’utilizzo dell’impersonale “on” è molto diffuso (ma magari approfondiremo in seguito questo argomento…)

7) L’infinito:
Rimanendo in tema verbale, nel parlato, le finali degli infiniti (are/ere/ire) sono solitamente omesse: “Vengo dopo. Ho da fini’ qui” = “Vengo dopo, devo finire qui”

8) I verbi irregolari:
Sempre nei verbi, soprattutto gli irregolari, ci sono fenomeni di troncamento (es. “fò= faccio”, “vò=vado”) o di chiara modifica del paradigma. Inoltre i toscani usano diffusamente, a differenza dell’italiano standard, il passato remoto: “Ieri io andai a cena da Sara” invece di “Ieri sono andata a cena da Sara”. Ah, mi raccomando: “La luce si SPENGE, prima di andare via” non “la luce si SPEGNE, prima di andare via”. Nessun fiorentino usa “SPEGNERE”, nessuno.

9) Le facilitazioni.
Oltre ai termini dialettali e alle parole proprie del toscano spesso c’è la tendenza, dopo parole che finiscono in consonante, a aggiungere una “e” per facilitare la pronuncia: es “Vo’ ai’ cooppe” invece di “vado alla coop”.

10) Gli aggettivi possessivi:
 I ‘miei genitori’ diventano ‘i mi’ genitori’ o più semplicemente ‘i’mia’. Infatti tali aggettivi, nelle prime tre persone singolari, perdono la ‘e’ finale: mio, mia, miei e mie diventano “mi’”; tuo, tua, tuoi, tue diventano “tu’”; suo, sua, suoi, sue si trasformano in “su’”. Per il plurale (nostro/vostro/loro) invece non ci sono modifiche. Quindi la prossima volta che i consorti vi chiederanno “Stasera si va a cena da’ mia o da’ tua?” sappiate che c’è un chiaro riferimento ai rispettivi suoceri e non potrete più fare finta di non avere capito….
Ecco, semplici regole base di sopravvivenza linguistica. Quelle per sopravvivere fino alle prossime ferie potrebbero non essere altrettanto universalmente semplici…

Buon rientro a tutti
Rita Barbieri

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