Federico Grazzini, dal teatro di strada all’opera

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La storia di Federico Grazzini, poliedrico regista fiorentino che, nonostante i numerosi successi, si sente ancora “in prestito” all’opera.

© Foto di Marco Borrelli

Vestito completamente di nero, con un mantello svolazzante, mi sembrava uno stregone! Dopo
averlo visto, qualcosa dentro di me deve aver deciso che sarei diventato un regista anche io».
Così Federico Grazzini ricorda l’incontro con Giorgio Strehler. Aveva nove anni ed era stato scelto come comparsa per uno spettacolo che si teneva alla Pergola, uno degli ultimi diretti dal grande regista italiano.
E così fu! Da allora Federico non si è più allontano dal palco. Durante gli anni delle scuole partecipa a numerosi laboratori e inizia a fare le prime esperienze con alcune compagnie: a Firenze con Nicola Zavagli e con il Living Theater di New York, partecipando alla tournée italiana dello spettacolo Siddharta. In questo periodo si interessa al teatro di strada e fonda N.A.S.O. – Novità Artistiche Sparse Ovunque – collettivo, costola delle rivista Il Mostro, che propone azioni di disturbo mascherate da spettacoli in diversi luoghi della città, dalle piazze ai centri commerciali.
Si iscrive al DAMS a Firenze, ma dopo solo un anno si rende conto che non è la strada giusta per fare teatro. In questo breve periodo riesce comunque a realizzare, insieme all’amico Matteo Salimbeni, il suo primo vero spettacolo teatrale. Ottiene inspiegabilmente un finanziamento dalla Facoltà di Ingegneria, organizza le prove tra i banchi delle aule della Facoltà di Psicologia e, alla fine, La casa di Asterione, un collage di diversi autori sulla figura del minotauro, va in scena al Teatro Puccini.
Preso dall’entusiasmo parte per New York con un VHS dello spettacolo privo di sottotitoli inglesi, convinto di riuscire a rappresentarlo in un teatro di Broadway. Incredibilmente trova un Off-Broadway Theather disposto a metterlo in scena, ma senza pagare il viaggio alla compagnia, quindi niente da fare. Racimola qualche soldo suonando il basso a Central Park per restare ancora nella grande mela ma, dopo essersi reso conto che le scuole del posto sono troppo care ed essere comunque voglioso di fare teatro in italiano, decide di preparare l’esame d’ammissione per la Scuola di Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano e lo supera.
Durante i suoi anni milanesi frequenta anche, come uditore, un corso in Direzione d’Orchestra, la Scuola di Cinema e una scuola di luci per il teatro. Una preparazione multidisciplinare che rispecchia i suoi diversi interessi e crea una base perfetta per divenire regista d’opera. Già al secondo anno di scuola mette in scena i Carmina Burana allo storico Teatro dal Verme. Allo spettacolo è presente il direttore del Teatro Sociale di Como che gli chiede di fare un Rigoletto per l’anno successivo. Da allora ogni spettacolo ha chiamato il successivo, in un susseguirsi senza sosta che lo ha portato su palchi sempre più prestigiosi in tutta Italia, ma anche in Francia, Irlanda, Belgio, Germania e perfino a Seoul in Corea del Sud!
«Insomma» ci confessa ridendo «io che mi ero sempre immaginato come un regista di teatro, sono stato scelto dall’opera!». I diversi registri dell’opera gli consentono però di realizzare la sua idea di un teatro nel quale tutte le potenzialità vengano sfruttate al massimo. Per quanto le opere da lui rappresentate siano molto diverse tra loro – si va da Rossini a Wagner – è possibile riconoscere sempre il suo sforzo nel creare un dialogo aperto col pubblico. L’opera – e purtroppo spesso anche il suo ambiente, soprattutto in Italia – appare come una forma d’arte lontana e avulsa dalla realtà contemporanea, a partire banalmente dalla sua forma: il cantato spesso non del tutto decifrabile per lo spettatore medio. Per Federico è fondamentale superare queste barriere, rendendola maggiormente comprensibile e quindi capace di lanciare messaggi e sollevare domande sulle nostre vite e sulla società che ci circonda. Questo fine viene da lui perseguito non solo da un punto di vista scenografico, inserendo elementi legati alla contemporaneità, ma anche e soprattutto da un punto di vista drammaturgico, come nel suo Rigoletto nel quale i cortigiani ricordano i gangster dei film pulp e il protagonista non si limita a rappresentare il dramma classico della figura giullaresca, ma il conflitto dell’uomo contemporaneo tra sfera pubblica e sfera privata.
Federico vive da due anni a Londra, che ritiene uno dei luoghi più vivi in Europa da un punto di vista artistico e culturale, sicuramente lontanissimo dal nostro paese. «In Italia purtroppo l’opera sembra rappresentare solo un’occasione mondana per damerini col toupet e signore impellicciate. È gestita da persone vecchie e ricche che non hanno quell’apertura mentale tale da innescare un rinnovamento e attirare nuove potenziali fasce di pubblico».
Si sente chiaramente ancora molto legato a Firenze, ma non nasconde però di essersi sentito tradito: «A Firenze si cresce circondati dalla bellezza e dalla cultura del rinascimento, una volta grandi però è evidente che non ci siano spazi per espressioni artistiche più contemporanee. Resta purtroppo una città per turisti, che vive di rendita sul suo passato e non vuole, al contempo, aprirsi veramente al futuro».
Nonostante gli abbia dato tanto, sia in termini di crescita artistica che di successo, Federico si pensa ancora solo “in prestito” all’opera e vuole lasciare aperto il suo futuro a diverse
forme di espressione teatrali e artistiche. Sicuramente non avrà problemi a farlo a Londra, ma ci auguriamo vivamente di vedere molto presto un suo spettacolo anche a Firenze! •

www.cargocollective.com/federicograzziniportfolio

ENGLISH VERSION>>>>
Federico Grazzini was 9-year-old when he met Giorgio Strehler. He was only a walk-on actor in a play held at Pergola Theatre, but as it happens from that moment he never left the stage.
During the school years he attends many courses and begins to work with some acting companies: with Nicola Zavagli in Florence and with Living Theater in New York, taking part in the Italian tournée of the show Siddharta. Interested in street theatre, he creates N.A.S.O. – Novità Artistiche Sparse Ovunque – a collective affiliated to the magazine Il Mostro.
He enrols to DAMS in Florence but soon understands that it’s not the right way to make theatre. However, in this short period he puts together his first play together with Matteo Salimbeni. It’s called La casa di Asterione.
Enthusiast for this first achievement he sets off to New York with a VHS of the play but no English subtitles. Incredibly he finds an Off-Broadway Theather that is willing to do it, but they wouldn’t pay the trip to the rest of the company, so it’s not feasible. The American schools are too expensive and the money he gets playing the bass in Central Park is not enough, so he moves back to Italy where he’s accepted at the Scuola di Arte Drammatica Paolo Grassi in Milan.
In these years he attends, as auditor, courses in Orchestra Conduction, the School of Cinema and a lighting school for theatre. A multidisciplinary formation that was perfect to become opera director. In fact, during the second year he puts on stage Carmina Burana at historic Teatro dal Verme and he’s commissioned a Rigoletto for the next year. This is how his career started and since then he has been on the stages on France, Ireland, Belgium, Germany, South Corea!
«So» confess Federico with a smile «I have always seen myself as a theatre director, but I was chosen by opera!». He wants to exploit all the potentiality of theatre and in his operas he attempts to create an open dialogue with the audience. Both from a scenographic and dramaturgic point of view he includes contemporary elements, many of the characters are actualized so that the opera represents the modern conflict between personal and public image.
Federico has been living in London for two years now: «In Italy the opera is only a mundane event run by old and rich people that are not able to entice new public» he says. «In Florence I grew up surrounded by the beauty and culture of Renaissance, but now I can see that there are no spaces for more contemporary artistic expressions».
Although opera has given him a lot, Federico feels like his future will be open to various other forms of artistic and theatrical expression. Good luck! •

Testo di Jacopo Visani

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