Il Dalai Lama a Firenze: “io sono, la libertà dentro la regola”

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In programma dal 19 al 23 Settembre, il Festival delle Religioni sarà aperto quest’anno da una personalità illustre: sua santità il Dalai Lama, la più importante autorità buddhista tibetana.

 

La cerimonia di apertura, prevista per le ore 9 al Nelson Mandela Forum, sarà incentrata sul suo intervento dal titolo “La libertà dentro la regola”: un discorso in cui non si daranno insegnamenti dottrinali, ma si parlerà dell’importanza del dialogo interculturale e interreligioso.
Al festival parteciperanno i rappresentanti di diverse confessioni: il fondatore della Comunità ecumenica di Bose, Padre Enzo Bianchi, l’Imam di Firenze e presidente dell’Unione delle Comunità islamiche d’Italia Izzedin Elzir e il giurista Joseph Weiler, già rettore dell’Istituto universitario europeo, di origine ebraica.
Il titolo del festival per quest’anno sarà “Io sono”: un modo per stabilire e affermare la propria identità religiosa e il proprio credo, nel pieno rispetto di quello altrui.
Un lavoro organizzativo, in collaborazione con il Comune di Firenze, la regione Toscana, durato ben 5 anni per cercare, sotto la supervisione dell’organizzatrice del festival Francesca Campana Comparini, dell’assessore regionale a Istruzione, formazione e lavoro Cristina Grieco e del direttore del Lama Tzong Khapa Filippo Scianna, di riportare Tenzin Gyatso, a 18 anni di distanza dall’ultima visita del 1999, a Firenze.


A proposito di questo abbiamo intervistato in anteprima Filippo Scianna, direttore del centro internazionale di studi buddhisti tibetani Lama Tzong Khapa di Pomaia, per approfondire il tema.

Direttore, si tratta di un’occasione importante per Firenze. Immagino che il lavoro organizzativo sia stato intenso. Come sarà strutturato l’ evento?
“È un lavoro lungo, sono almeno 7/8 mesi che siamo su questo progetto. Il Dalai Lama a Firenze insieme ad altri relatori si soffermerà sul tema “ la libertà dentro la regola” (titolo della manifestazione) affrontando il delicato argomento della libertà individuale, compreso quella religiosa, all’interno della società civile. All’incontro mattutino di Firenze, seguirà alle 13.30 un public talk dal titolo “La pace attraverso l’educazione” organizzato dall’Istituto. In apertura il sindaco Dario Nardella, consegnerà il sigillo della Pace come simbolo del legame tra il premio Nobel e la città di Firenze. A Pisa è previsto un discorso pubblico in Piazza dei Cavalieri il 20 settembre al mattino e un simposio scientifico organizzato in collaborazione con l’Università di Pisa”.

Si tratta senza dubbio, come da lei sottolineato, di un tema sensibile soprattutto negli ultimi tempi in cui la religione sembra essere tutto fuori che questo. La cronaca infatti rimanda continuamente alla questione…
“Infatti, ma credo che il problema non sia la religione in sé, quanto l’interpretazione umana che ne viene data. Se si vede la religione come uno strumento di controllo, dominio e oppressione sociale questo non è un problema della religione in sé, in “potenza”, ma di applicazione “in atto”. E la colpa è dell’ uomo, non di questa o quella tradizione. Le religioni hanno come obbiettivo il miglioramento individuale e civile, non il contrario”.
Sicuramente è vero che le varie religioni, in epoche lontane e vicine, sono state usate come strumento di controllo, anche in forma violenta. Il buddhismo però, a parte alcuni episodi significativi, sembra essere stato meno strumentalizzato in tal senso…perché?

“Effettivamente è così. Il buddhismo ha storicamente evitato forme di proselitismo e di forzate conversioni e questo si deve principalmente alla sua natura non dogmatica. Si tratta di una tradizione che enfatizza lo sviluppo di un senso critico rispetto alla natura della realtà piuttosto che in una fede cieca”.
In Estremo Oriente (zona in cui nasce originariamente), linguisticamente non esiste il termine “buddhismo”così come lo intendiamo noi attualmente e si preferisce piuttosto parlare di “filosofia” o “culto/tradizione”‘. Lei cosa ne pensa?

“Sono d’accordo. Il buddhismo indiano e cinese, successivamente quello tibetano, partono tutti dall’analisi della sofferenza umana e cercano di fornire una via di salvezza alla natura insoddisfacente dell’esistenza. E’ un lavoro proiettato nel futuro e che si sviluppa nel presente”.

A questo riguardo, potrebbe parlarmi un po’ del centro di Pomaia? Come nasce e che tipo di attività propone?
Il Centro nasce per la preservazione e lo studio della cultura buddhista tibetana in Italia. Inizialmente la prima sede era a Milano poi, dal ‘77, si è spostata a Pomaia, in territorio toscano. Il centro è aperto a tutti e ha come scopo la tutela e la diffusione di questa tradizione, in maniera non proselitistica. Vi sono corsi di introduzione e di approfondimento del buddhismo e anche corsi più legati allo sviluppo di un’etica secolare secondo uno dei desideri del Dalai Lama. All’interno della struttura proponiamo quindi corsi, seminari e attività comunque incentrate sullo sviluppo delle qualità interiori che sono le autentiche cause della nostra felicità. Vorremmo inoltre fare conoscere il più possibile la realtà tibetana e la condizione problematica in cui vive. C’è una comunità monastica che vive all’interno, unitamente a corsisti, studenti, staff e volontari e naturalmente insegnanti qualificati”.
Tornando all’argomento del festival, è interessante che proprio il Dalai Lama sia chiamato a parlare su un argomento che vede la parola “libertà” associata a “regola”.Tutti sappiamo che di fatto, in alcune zone del mondo, tale libertà religiosa non esiste. Anzi oltre a essere osteggiata, ci sono anche persecuzioni sistematiche.

“Sì, quella del Dalai Lama è senza dubbio una voce importante e autorevole, con un’esperienza sensibile. Vorremmo passasse il messaggio che l’unica soluzione ai conflitti è quella di promuovere e garantire le libertà individuali nel rispetto di regole sociali collettive, stabilite attraverso il dialogo sia esso interculturale che interreligioso”.
Quindi il dialogo rappresenta, ancora, una soluzione possibile allo scontro e alla violenza?
Sicuramente la violenza non è la risposta. Direi che, fondamentalmente, il dialogo contribuisce all’educazione e alla comprensione reciproca. Le basi essenziali su cui costruire una convivenza, piuttosto che uno scontro. Per questo “libertà” e “regola” non sono estremi opposti ma due aspetti che si devono, necessariamente, conciliare e negoziare. E proprio su questo tema che Sua Santità esprimerà il suo parere.
Un tema sensibile quello della tolleranza e della libertà religiosa, che non vedremmo l’ora di vedere risolto, a partire dalla nostra città.

Rita Barbieri

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