Giambaccio e la sua Firenze su tela

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Giambaccio e il suo affresco della Firenze di oggi attraverso i ritratti di centinaia di fiorentini.

24apr2014_0328 copiaPazza idea: fare un affresco della Firenze di oggi attraverso i ritratti di centinaia di fiorentini. È quella che ha avuto Giambaccio, pittore fiorentino che ha trasformato la sua casa-studio in un punto di osservazione privilegiato della città. E il risultato sarà presto in mostra…

«Droga è tutto ciò che a un certo punto altera il tuo stato mentale e ti dà dipendenza da quello stato mentale. Io sono dipendente dal dimostrare qualche cosa al mondo e a me stesso. E soprattutto cerco un antidoto alla malinconia, alla noia, al pensiero che ti abbatte. E cerco qualcosa che sia fatta tutta d’istinto, di cuore, di entusiasmo e luce».
Inizia così Giambaccio – occhi accesi e toni che evocano un suo vecchio Maestro – a parlare della sua ultima fatica, nella sua casa-studio dove per mesi ha accolto, in ragione di un personalissimo delirio estetico e mentale, centinaia di persone per ritrarle.
24apr2014_0395 copiaAccade ancora una volta nel girone San Fredianino: è lì infatti che il pittore fiorentino, all’anagrafe incredibilmente GiovanBattista Giannangeli, vive il quartiere in quel grande porto che è la sua casa, dove qualunque cosa approda e qualcosa, irrimediabilmente, se ne va: come in una giostra, un capogiro, al centro del mondo e dell’azione, tra arredi che evocano ogni tipo di energie e angeli ispiratori, fiori che mescolano i loro vaghi profumi, specchi, riflessi, tele volumetriche raffiguranti fantasiose epopee di cavalieri, dame e voluttà, e tutto l’approdo di un’umanità con le sue dietrologie, il suo carico e scarico. Un universo sta racchiuso lì, in quella casa che gli somiglia tanto, sostanzialmente curativa dello spleen, antidoto naturale alla depressione. «Questa casa è il mio parco giochi! E ogni notte è frequentata da amici…».
Giambaccio ha voluto giocare con loro, e giocare essenzialmente con l’espressione, nella predisposizione mentale che lui stesso definisce di “una favolosa assenza di pensiero”, piuttosto dell’irruenza di creare – masticare – vivere: «Il mio lavoro è stato esprimere: non più accademia, gessetti… ma occhi, luci, forze, lotte con figure!».
Saranno così ben 400 i volti esposti al Museo Bellini, il 13 giugno 2014 per la nuova mostra dell’artista fiorentino che rimarrà aperta per almeno un mese ed avrà come titolo I ritrattati

Leggi l’articolo completo a pagina 18 sul numero 12 di FUL.

MARTINA SCAPIGLIATI
Foto a cura di Paolo Lo Debole

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