Vittoria! Gli Amarcord raccontano il loro primo album.

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Cinque ragazzi fiorentini, Francesco (voce), Gabriele (basso), Riccardo (batteria), Marco (chitarra e cori) e Giovanni (chitarra), cinque vite, cinque storie, cinque generi diversi che si sono incontrati, meglio scontrati, negli Amarcord ma soprattutto cinque anni raccontati nel loro primo disco Vittoria, che proprio a marzo spegne la sua prima candelina.

A un anno dal loro release party, gli Amarcord tornano sul palco del Combo (il 25 marzo) con alle spalle mille avventure in più, mille storie da raccontare, e un progetto tutto nuovo da ultimare.

Foto di Linda Gramignan

Gli Amarcord sono nati ufficialmente nel 2006 a Firenze in una sorta di collisione finalizzata a fare musica, insieme, per passione. Lo stile un po’ eclettico rispecchia le loro diversità intrinseche, dai diversi gusti e generi alle differenti provenienze musicali, alle quali si uniscono i testi molto personali scritti da Francesco e Marco. Un mix che funziona, tanto che gli Amarcord arrivano alle fasi finali della selezione per il Sanremo Giovani per due edizioni consecutive (2013 e 2014) senza però essere scelti.
Il loro lavoro di gavetta, fatto tutto sui palchi fiorentini e toscani, piace: nel 2013 ricevono il Premio De André (riconoscimento annuale per i migliori interpreti emergenti della canzone italiana) con il brano Lucifero o Beatrice. Nel 2015, partecipano al Controradio Rock Contest e vincono il Premio Ernesto De Pascale con Psicosi. Nel 2016 rientrano nel progetto Toscana 100band promosso e finanziato dalla Regione per far crescere la musica indipendente.

Il 2015 è anche l’anno di “Vittoria”, primo album pubblicato con l’etichetta indipendente La Clinica Dischi, registrato a Follonica grazie al sostegno e l’aiuto di Alex Marton. Per la promozione di Vittoria, gli Amarcord lasciano la propria comfort zone per affrontare il primo tour italiano: un trentina di date, ovvero, una trentina di pubblici tutti diversi e tutti nuovi da conquistare e sedurre.
Quest’anno grazie alla vittoria del Rock Contest, hanno avuto la possibilità di passare una settimana negli studi di Luciano Ligabue per registrare il prossimo album, attualmente in fase di ultimazione, del quale ancora rivelano molto poco.

Foto di Linda Gramignan

In questa fase di transizione, ma non per questo meno creativa, abbiamo deciso di incontrarli per raccontare la loro storia. Parlando poco di musica ma molto della loro esperienza di giovani musicisti fiorentini ed abbiamo fatto il punto sul loro ultimo anno di avventure.

Partiamo da Vittoria, com’è nata l’idea di portare nello studio di registrazione ciò che avete costruito sul palco?

Francesco: “Il disco è un racconto dei cinque anni che lo precedono, un insieme delle canzoni scritte e cantate in maniera progressiva non pensate per essere un disco. Noi pensavamo, in realtà, a scrivere un brano che potesse farci accedere a Sanremo, ma quando siamo stati eliminati dalle selezioni, ci siamo guardati e abbiamo deciso di fare un disco. Alcune cose le abbiamo scartate mentre altre le abbiamo incanalate in un album che potesse avere una sua forma completa.
Vittoria, poi, è anche il risultato di molte visioni. Quando Riccardo è subentrato ad Andrea [batterista dal 2006 al 2014]ha ri-arrangiato ritmicamente i brani secondo la sua visione, in virtù delle competenze che aveva per aver studiato musica. Ha rispettato il lavoro precedente, ma non era il suo. Le canzoni, inoltre, sono state scritte sia da me che da Marco. Anche se non si distinguono, rispecchiano comunque una duplicità nelle visioni.
Tutto questo ovviamente nel prossimo album [di cui non si rivela ancora il nome, n.d.r]non ci sarà. Le ritmiche e gli arrangiamenti musicali saranno molto diversi perché scritti unicamente da Riccardo. Tutti i brani poi saranno miei, scritti da un punto di vista solo. Con questo non intendo dire che parleranno di me, ma sarà comunque molto diverso rispetto a prima.
In generale, quando abbiamo scritto Vittoria eravamo più giovani, i temi erano quelli della fase adolescenziale, comunque precedente all’età che avevamo quando abbiamo pubblicato il disco. Parlavamo al pubblico che ci seguiva dall’inizio e per questo l’album può essere considerato immaturo dalla critica (ancorché ci riconoscono di scrivere bene). Oggi, invece, siamo cresciuti, siamo più maturi musicalmente e anche le tematiche sono diverse. Ci sentiamo un progetto capace di crescere di disco in disco abbracciando via via pubblici diversi.

Leggendo in giro le varie recensioni di Vittoria, la critica vi accomuna a Ligabue (a più riprese), ai Negramaro, ai Negrita (alcuni), e ai Baustelle. Vi ci ritrovate?

Gabriele: “C’è di tutto insomma! [ride]. Però sì, perché sono i nostri ascolti”.
Francesco: “Sì, diciamo che non mi sembra di scrivere come Giuliano dei Negramaro, anzi mi sembra di esserne abbastanza lontano. Però, anche noi puntiamo allo stesso pubblico. L’intenzione non è quella di continuare a cantare nei locali facendo rock, vorremmo fare musica pop. Quindi se dicono che assomigliamo a Ligabue vuol dire che siamo andati vicini.
Vorremmo diventare più trasversali, riuscire ad andare oltre la sola definizione di gruppo rock e abbracciare più generi musicali insieme, molto più pop riuscendo in questo modo ad uscire dalla musica di nicchia.
In Italia non esiste la fetta di mercato, che invece esiste all’estero, che ti permette di essere più più generi allo stesso tempo, di avere un’identità particolare senza un’idea mirata dietro o un pubblico definito. I gruppi si dividono in due, da un lato quelli che vogliono fare musica indie, rock, suonare dal vivo nel locale anche molto affollato permettendosi anche di sfanculare un po’ tutto il resto e quindi crearsi un seguito di nicchia. Gli altri invece no, non hanno questa vocazione interiore, e noi siamo così, siamo molto pop e gli diamo poi il vestito che ci piace di più”.

Voi avete pubblicato Vittoria con La Clinica Dischi. Il fatto di avere un’etichetta, anche se indipendente e piccola, vi ha aiutato nel gestire questo tour, in termini di organizzazione?

Riccardo: “Avere un’etichetta serve quando scavalli la soglia di povertà [ride]”.

Gabriele: “La Clinica è una realtà piccola e giovane, sono dei ragazzi anche bravi che hanno deciso di fare produzione musicale. Per questo motivo hanno delle risorse limitate, non si può gravare in modo esagerato sul loro bilancio, soprattutto perché non siamo nessuno ancora.
Comunque oggi le etichette, anche le major, non fanno molto. Prendono in carico la distribuzione dei dischi, si prendono la metà della proprietà de brani ma finisce lì. Una volta avrebbero messo gli artisti sotto contratto, finanziando magari dei lavori interessanti. Questa realtà esiste per gli artisti già affermati, non per le piccole realtà in costruzione.
Soprattutto se sei una realtà di Firenze, una città che offre molti meno ascoltatori di Roma e ha anche molti meno abitanti di Milano, che poi sono le due città dove tutto accade”.

Però voi, per cercare di dare nuova vita alla scena musicale fiorentina, avete creato Fiore sul Vulcano, un collettivo che riunisce i gruppi musicali indie e pop-rock nell’idea non solo di promuovervi a vicenda ma anche di aiutarvi.

Francesco: Vogliamo cercare di essere un polo. La scena si crea da sola con la presenza di gruppi tra di loro indipendenti, con una propria storia, un proprio seguito. Fiore sul Vulcano cerca di fare da legame tra gruppi giovani per condividere in prima istanza il pubblico, e poi per permettere di far conoscere quelle realtà che stanno dentro il collettivo al pubblico interessato dallo stesso genere. Così richiamiamo artisti non legati a Firenze, come è successo per i Canova, costruiamo una serata, un evento all’interno del quale diamo spazio e importanza ai gruppi locali. Un rimedio alla prassi, sempre più in disuso, del “gruppo di apertura”.

Gabriele: Tanti gruppi nella scena indie non vogliono gruppi di apertura, perché è un costo in un momento in cui i soldi a disposizione sono pochi. Anche nel caso in cui il gruppo di apertura non fosse da pagare, alcuni gruppi rifiutano perché, dal punto di vista tecnico, due gruppi sullo stesso palco significa fare il doppio del lavoro e spesso non hanno né la capacità né la voglia.

Francesco: Fiore sul Vulcano permette l’interazione e gli scambi tra gruppi in prospettiva di crescita. Per fare un esempio, il disco degli Zeronauta lo ha registrato Giovanni [chitarrista degli Amarcord n.d.r], mentre La Canaglia ha registrato insieme a Marco Carnesecchi di Silenzio è Sexy.
L’idea è di riprodurre in piccolo quello che è successo a Roma durante il periodo fertile che ha permesso l’ascesa di Niccolò Fabi e Max Gazzè. Un modo per dare vita ad una competizione creativa che permetta di far emergere nuova musica nel vuoto fiorentino. È inutile essere fenomeni nel deserto.
Oggi, poi, va tutto in pacchetti, come dimostra il filone I Cani, Calcutta, Pop-X, quindi speriamo che uno di noi imbrocchi la via giusta e tiri dietro con sé, di riflesso, tutti gli altri.

Adesso loro vi aspettano al Combo, sabato 25 marzo, dalle 22 in poi.

Barbara Palla

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