Gli omini

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Gli Omini: la loro storia, i loro progetti, i loro palcoscenici. Intervista al gruppo teatrale del momento.

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© Gabriele Acerboni

Ci siamo spesso chiesti sulle pagine di FUL quale sia il ruolo dell’artista contemporaneo e che cosa possa fare per avvicinare il pubblico all’arte, per portarlo alle mostre, a teatro. Gli Omini sono una compagnia teatrale nata ormai nove anni fa che si è proposta come scopo proprio di «avvicinare le persone al teatro e di far nascere il teatro dalle persone». Intervistiamo uno dei membri stabili della compagnia, Francesca Sarteanesi, a poche settimane dal debutto del loro nuovo spettacolo Ci scusiamo per il disagio, al Teatro Cantiere Florida di Firenze.
Francesca raccontaci come nasce la vostra compagnia…
Gli Omini sono una compagnia teatrale nata nel 2006 dalle ceneri di un progetto dal nome Distilleria Teatrale Cecafumo. Nel 2004, infatti, Francesco aveva riunito una decina di giovanissimi artisti toscani con lo scopo di condividere le proprie esperienze e provare a fare teatro. Costruimmo insieme un solo spettacolo, nel quale abbiamo avuto la fortuna di poter fare quasi tutti gli errori possibili. Nel riconoscere e discutere di quegli errori sono nati gli Omini. Di una decina rimanemmo in quattro: omini-3Luca Zacchini, Francesco Rotelli, Riccardo Goretti e me. Ci siamo chiesti insistentemente perché facevamo teatro, per chi lo volevamo fare e come ci sarebbe piaciuto farlo. Le risposte a queste domande stanno tutte nel nostro metodo di lavoro. Gli anni sono passati e il gruppo adesso è cambiato, Riccardo è uscito ed è subentrata Giulia Zacchini. Adesso che abbiamo a bordo anche una coppia di fratelli veri e propri è sempre più evidente la «conduzione familiare» della nostra compagnia. Una condizione dalla quale non possiamo prescindere, che fa lavorare con un altro ed alto trasporto. E poi ci piacciono le cose fatte in casa.
Ci potresti raccontare in breve la genesi dei vostri progetti e qual è quello che vi ha dato più soddisfazioni?
Il progetto Memoria del tempo presente è stato il nostro inizio. Già il titolo sottolinea la necessità di indagare il preciso momento in cui stiamo vivendo. L’importanza dell’adesso. Le nostre settimane d’indagine sono come un’istantanea e gli spettacoli che nascono non hanno repliche perché sono fatti per quel luogo e per le persone che lo abitano. Tappa nasce da questo progetto, uno spettacolo senza canovaccio che si nutre delle idee e delle parole che incontriamo.
Il progetto Casamatta è nato dall’esigenza di allargare i confini del nostro percorso artistico e dalla voglia di sviluppare e arricchire le nostre individualità. Migliorare singolarmente con uno scopo comune. Diffondere il miglioramento. All’interno e all’esterno del gruppo. La casamatta ha un tetto per non far scappare le idee campate in aria. È un fortino, ma non ha porte per accogliere visite e vento. È un non luogo e di conseguenza entra in ogni spazio. Dalla testa di uno nasce l’idea, l’idea rimbalza e se trova complici s’ingrandisce. Da questo progetto sono nate tre produzioni: L’asta del santo, L’uovo e il pelo, Io non sono lei.
Capolino invece è stato un progetto molto articolato che ha portato alla nascita dello spettacolo La famiglia Campione. La griglia iniziale prevedeva già molti dei personaggi e parallelamente abbiamoomini-2 iniziato un lavoro di indagine e interviste in otto comuni nei dintorni di Firenze. Il nostro intervento in questo caso mirava ai giovani che passano le giornate nei bar, nelle piazze e in giro. Considerata la difficoltà di interloquire con loro abbiamo cercato un altro tipo di approccio. Per farli sentire parte integrante del lavoro li abbiamo portati in scena con noi. Una volta finito questo progetto abbiamo rielaborato tutto il materiale ed è nata la nostra Famiglia Campione.
Infine il Progetto T, che è stato commissionato dall’Associazione Teatrale Pistoiese con il fine di valorizzare la tratta ferroviaria che collega Pistoia a Porretta. Un progetto triennale che prevede una complessa rete di attività: il primo anno ci siamo concentrati sulla stazione di Pistoia. È stata allestita una mostra fotografica di Gabriele Acerboni dentro la stazione, sono state fatte delle performance sui binari ed è nato un breve documentario firmato John Snellinberg. Il secondo anno ci concentreremo sulla tratta e partiremo col treno per interviste a bordo. A luglio 2016 sarà realizzato un nuovo spettacolo, forse alla stazione del Castagno, o sul treno stesso. Ad oggi viste le complicazioni della macchina burocratica non abbiamo ancora la certezza del luogo preciso. Il terzo anno è quello più complesso e più fantasioso. L’obbiettivo è quello di far viaggiare un vagone treno sulla linea ferroviaria e usarlo come «teatro» itinerante per spettacoli, concerti ed eventi culturali. Per questa idea ci siamo ispirati al Vagón del Saber realizzato da un gruppo di architetti in Equador. Treno e Teatro. Proprio come da Progetto T.
Noi saprei dire quale di questi progetti ci ha dato più soddisfazione. Ognuno è nato con un perché preciso e sentito e ci ha fatto conoscere tante persone. Entrare un po’ più a fondo nelle vite della gente, e questa non è assolutamente una cosa da poco. Mi sembra un ottimo regalo da chiedere al proprio lavoro.
omini-1Ci scusiamo per il disagio è il vostro ultimo spettacolo, che cosa lo distingue e che cosa lo accomuna alle precedenti produzioni?
Ci scusiamo per il disagio è sempre nato da interviste, ma questa volta l’indagine è durata più di un mese ed è stata fatta nello stesso luogo. Un non luogo per meglio dire. Una stazione. Questa è la prima grande differenza. Non eravamo mai stati più di una settimana nello stesso posto. Invece nella stazione di Pistoia abbiamo vissuto per molti giorni dalla mattina alla sera. Questo ci ha permesso di osservare a lungo e con uno sguardo più attento quello che ci si presentava davanti. Il debutto è stato fatto dentro il deposito dei Rotabili Storici di Pistoia, un grande museo a cielo aperto di vecchie locomotive e vagoni. Ed è lì, proprio in mezzo a una carrozza Centoporte, un vagone Corbellini e una locomotiva a vapore che abbiamo dato vita ai personaggi di Ci scusiamo per il disagio. La versione da palco è stata ripulita totalmente, non ci sono più treni ma solo una panchina e un altoparlante. È un continuo passaggio di viaggiatori e di habitué che girano a vuoto e che aspettano un treno. Che probabilmente è passato già su di un altro binario.
In pochi anni avete ideato e sviluppato molti progetti e spettacoli, vinto premi (l’ultimo il premio Rete Critica 2015), pubblicato persino un libro. Quanto è stato difficile e come ci siete riusciti?
Non è stato difficile. È difficile. Diciamo che non smettiamo mai. Che questo lavoro è costante e continuo. Che liti, discussioni, riunioni infinite, idee da trovare e idee da buttare sono la linfa per poter rimanere in piedi. Siamo quattro e quattro diversi. Ogni parola, o frase, o pensiero, prima di diventare un fatto, deve essere discusso e sviscerato. Ogni cosa detta, prima di essere scritta viene sempre passata al vaglio di tutti. Spesso questa cosa è snervante, stancante, ma oggi posso dire che è quello che ci è servito, è quello che ci ha permesso di continuare, di trovare nuovi stimoli e che ci dà la sensazione di migliorare, di crescere. Nel frattempo ci è arrivato questo premio. È stato inaspettato e quindi ancor più bello da ricevere.
Sogni nel cassetto, buoni propositi, impegni futuri?
Non so se definirli sogni nel cassetto. In questo momento si sta per realizzare un fatto. Un fatto importante. È iniziata da poco una collaborazione con Armando Pirozzi che sta lavorando con noi alla stesura di un nuovo spettacolo che vedrà la luce a luglio. Siamo curiosi di vedere che cosa salterà fuori. L’idea ci piace e la voglia c’ è. Ripeto la voglia c’ è. Quindi posso dire che con questi due ingredienti possiamo ritenerci molto molto contenti. E poi proseguirà il progetto T, anche quello a luglio tra l’altro. Mese caldissimo. Cercheremo di arrivare infondo a questa bizzarra e stravagante missione ancora vivi. Questo è il sogno forse. Viva.
Se potessi esprimere un desiderio riguardo alla tua professione e alla situazione dei teatri in Italia, che cosa chiederesti?
Non mi piace esprimere desideri. Mi piace realizzarli i desideri. O meglio… mi piace avere qualcosa da raggiungere, qualcosa che si vede in lontananza come un bagliore. E poi mi piace la tratta. La tratta che si percorre per raggiungere quel qualcosa.

Se siete curiosi di vederli, nel sito www.gliomini.it troverete il calendario con le date di tutti i loro spettacoli. •

 

Testo di Annalisa Lottini
Foto di Gabriele Acerboni e Omini

 

ENGLISH VERSION>>>>
Acting company Gli Omini was born nine years ago. We’re interviewing one of its members, Francesca Sarteanesi.
Hello Francesca, tell us how the Omini were born…
We are a theatre company since 2006 but we became the Omini only when we admitted every mistake we had made during the first show and started discussing about them. That’s how Omini was born: through acknowledgement and discussion of mistakes. We used to be ten, then we became a four people company. We’re still four, though someone has been replaced over the years: Luca and Giulia Zacchini, Francesco Rotelli and I.
What are your projects and which one is the most satisfying for you?
Memoria del tempo presente was our first project, focused on the importance of here and now, that’s why its shows have no replica: they are created for specific places and people. Casamatta project came from the need of widening our artistic path and enriching ourselves. We firmly believe that improving the singles improves the group as a whole. Capolino is a very complex project which gave birth to La famiglia Campione show. At the beginning we tried to interview young people who spend their days hanging around in bars and squares, but it was hard to approach them so we decided to take them on stage with us. Last but not least is Progetto T, created to enhance the railway route between Pistoia and Porretta. It’s a three-year-project and Ci scusiamo per il disagio was born inside this residency. Each one of these projects was satisfying in its own way because they’re all very different.
Ci scusiamo per il disagio is your last show, what is his peculiarity?
It was organized after gathering interviews for over a month in Pistoia railway station, before we had never stayed in the same place longer than a week. It was our chance to accurately observe what was there and take it back to the stage. A never-ending flow of travellers and habitué that wander around and wait for the train – which probably has already passed on another platform.
You managed to create many projects and shows in a few years, you even published a book and won some awards. Was it hard?
It wasn’t hard. It is hard. We never stop. We managed because we never give up discussing and examining, which is often draining but it’s what makes us strong and cohesive.
If you could make a wish, what would it be?
I don’t like making wishes, I like realizing them. I like having a goal, and I like the path towards it. •

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