Adesso siamo “spose” anche qui. In Italia.

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Hanno detto sì in Svezia, quando ancora in Italia si dibatteva sulle unioni omosessuali, diventando protagoniste di un documentario. Ora la loro unione è stata trascritta: la storia di Lorenza e Ingrid.

 

Le spose in fuga sono “spose” anche in patria: la loro unione, celebrata in Svezia quasi tre anni e mezzo fa, è stata trascritta dagli uffici del Comune di Firenze. Una cosa in meno rispetto a un matrimonio convenzionale c’è: l’album di nozze. “Quello non ce l’abbiamo”. Ridono Lorenza e Ingrid, fiorentina la prima, origini svedesi ma cresciuta in città la seconda. Per ricordare il loro matrimonio all’estero non hanno bisogno di foto.

Ad immortalare l’unione ci ha pensato il documentario “Lei disse sì”, dell’amica Maria Pecchioli, uscito nel 2014. Nato quasi per caso e cresciuto grazie al crowdfunding, il documentario nel giro di due anni è diventato un vero e proprio fenomeno e continua ancora oggi il suo viaggio: ha attraversato l’Italia, è entrato in cinema, circoli e scuole, ha emozionato adulti e giovanissimi con la storia di due donne che per veder riconosciuto il loro amore sono arrivate fino in Scandinavia, quando ancora qui si discuteva di unioni gay. “È riuscito a coinvolgere persone che non si sarebbero mai sognate di parlare dell’argomento, probabilmente abbiamo contribuito nel nostro piccolo ad accorciare le distanze per una legislazione in materia  – spiegano le protagoniste – non è un film sull’omosessualità né sul matrimonio omosessuale, ma sulla vita di due persone”.

Negli ultimi tempi le cose sono cambiate in Italia. Dopo aver ripresentato la richiesta di trascrizione in Palazzo Vecchio (la prima era stata rifiutata nel 2013 perché non esisteva una legge), Lorenza e Ingrid dal 12 gennaio scorso sono una coppia anche qua, nonostante la loro unione non possa essere equiparata a un matrimonio, come invece succede in Svezia. “Ho provato un grande sollievo, mi sono tolta un macigno dalle spalle”: Ingrid non è stata sostenuta in questa scelta dalla famiglia di origine. “Il pensiero di essere una donna single per lo Stato italiano e di non poter avere accanto la mia compagna nei momenti del bisogno mi metteva in agitazione”, dice.
E ora? Basta riflettori. “Presentare il documentario è stato gratificante, siamo cresciute tanto – osserva Lorenza – ma è stato impegnativo: durante il primo anno partecipavamo anche a quattro proiezioni alla settimana, che si aggiungevano agli impegni di lavoro, però rifarei tutto”. Ingrid è della stessa idea: “Non saprei immaginare un matrimonio diverso”.
Niente album fotografico quindi, ma la loro storia rimarrà custodita nel cuore di molti.

guarda il trailer del documentario

Gianni Carpini.

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