“OH BISCHERO, ‘UN FA’ BISCHERAHE”: Tra racconti popolari e origini linguistiche

Una delle parole più caratteristiche del toscano e del fiorentino è il termine ‘bischero’ con il significato, talvolta ironico e bonario, di ‘stupido, fesso’.

 
Sulle origini, si è scervellato perfino Alberto Nocentini che, in un suo articolo (“Bischero: un caso apparentemente irrisolto”), sostiene che “la parola non è che il punto di arrivo di una trafila semantica che passa attraverso i significati di ‘membro virile’, ‘legnetto affusolato’ (per tirare le corde degli strumenti musicali o per tappare l’otre) e, più genericamente, ‘piolo’, ‘cavicchio’, ‘perno’”. A testimonianza di questo, lo associa al lemma iniziale *pipa con il probabile significato di ‘cannuccio, cannello’, da cui potrebbe derivare anche l’aretino pipo o pipi cioè ‘membro virile dei bambini’.
La stessa duplicità c’è anche nel milanese ‘pirla’ (derivato probabilmente dalla stessa radice) che si usa sia al posto di ‘sciocco/stupido’ sia per indicare il membro maschile (se di bambini o adulti, su questo la letteratura non si addentra…). Se le origini sembrano dunque chiarite, qual è allora l’utilizzo corrente?
Il primo significato che riporta il dizionario è quello di ‘chiave per l’accordatura di strumenti a corda’, di evidente forma fallica: il riferimento sessuale sembra essere piuttosto riconoscibile anche qui… Giusto per non avere chiodi fissi.
Ma in Toscana, la saggezza popolare, narra una storia un po’ diversa: quella che riguarda l’antica casata nobiliare dei Bischeri. 
Quando Firenze, nel XIII secolo, diventò un vero e proprio centro economico e culturale, si volle costruire una cattedrale all’altezza, dato che l’antica Santa Reparata cadeva a pezzi. La Repubblica Fiorentina allora provò ad acquistare i terreni e gli edifici per realizzare il nuovo cantiere e, la maggior parte di essi, apparteneva alla famiglia dei Bischeri. Si dice che questi tirarono talmente tanto sul prezzo che alla fine la Repubblica li espropriò per un prezzo irrisorio o, secondo altre fonti, che misteriosamente un incendio notturno li rase al suolo. Insomma, furono dei bischeri. E fecero una gigantesca bischerata.
Ecco, questa storiella spiega molto bene ciò che un fiorentino intende per bischero.
Tracce dell’aneddoto si possono trovare andando a zonzo per la città: basta cercare il Canto dei Bischeri, proprio in Piazza del Duomo, all’angolo con via dell’Oriuolo.

La storia ha però un lieto fine perchè la famiglia Bischeri, in seguito all’esperienza, lasciò la città ed emigrò in Romagna e poi in Francia dove fece fortuna. Al ritorno a Firenze, dopo quasi due secoli, i discendenti cambiarono il proprio cognome in Guadagni e fecero costruire un grande palazzo, tuttora esistente, che chiamarono appunto Palazzo Guadagni.
Da bischeri, alla fin fine si fecero furbi: perchè, si sa che ‘pe’ i’ bischeri un c’è paradiso’. Giustappunto.
Rita Barbieri