Orti Dipinti, l’orto urbano di Borgo Pinti

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Orti Dipinti, il primo community garden di Firenze nell’intervista al suo fondatore Giacomo Salizzoni.

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orti-3Giacomo Salizzoni: fiorentino con una passione per il verde, che è riuscito a trasformare in professione: da urban farmer a conduttore della trasmissione televisiva Pazzo per le
erbe, in onda sul canale La Effe. Fondatore responsabile di Orti Dipinti, il primo community garden di Firenze: «un luogo dove la terra è di nessuno, ma il lavoro per coltivarla è di tutti, così come il suo raccolto».
Nel numero 3 di FUL parlavamo con lui di guerrilla gardening. Adesso sono passati quattro anni e siamo tornati a trovarlo per farci raccontare cosa è successo in questo tempo.
Era l’inizio del 2012 e allora avevi in progetto di dar nuovo valore e vita al grande spazio cementato, abbandonato e luminoso in uso all’Istituto Barberi in Borgo Pinti. Oggi il tuo progetto ha un nome: Orti Dipinti. «Your dream job doesn’t exist… you must create it!»: raccontaci perché hai scelto una vita green, in cosa consiste Orti Dipinti e come è stato realizzato.
La vita green oggi rappresenta un nuovo valore che tutti dovremmo perseguire. Sostenibilità, sana alimentazione, riduzione degli sprechi, riciclo e riuso fanno parte di questo termine che ha sempre più declinazioni. Personalmente adoro vedere i semi germogliare e prendermi cura delle piante che crescono. L’idea di poterle mangiare, controllando tutti gli elementi che contribuiscono alla loro crescita sana e rigogliosa, continua ad affascinarmi e trovo molte correlazioni metaforiche con la vita in generale. Non riesco a immaginare il mio futuro senza, continuo la ricerca incessantemente,
sia nelle tecniche più produttive di coltivazione, che nella scoperta di nuovi ortaggi da coltivare. Questi ultimi sono spesso varietà antiche o dimenticate per via dello sviluppo agricolo “moderno”, che ha sempre privilegiato cultivar più idonei alla produzione industriale, quindi più resistenti, “belli” e produttivi ma anche meno sani e gustosi.orti-2
Da architetto ho sempre ammirato chi è in grado di progettare gli spazi trasformando luoghi abbandonati o trascurati in qualcosa di attraente e adatto alle nuove funzioni che dovevano svolgere. Orti Dipinti è un esperimento felicemente riuscito che ha tramutato una vecchia pista di atletica abbandonata in un orto urbano che io amo definire 2.0, cioè uno spazio dove oltre agli ortaggi e ai frutti, si coltivano anche relazioni sociali e scambi di conoscenze. Mi piace considerarlo come un laboratorio a cielo aperto, ispirato ai famosi laboratori fiorentini del Rinascimento, dove la contaminazione tra le varie arti espressive era parte integrante.
Per realizzare questi orti c’ è voluto molto tempo e denaro. Una volta scovata la pista grazie a Google Maps, convinti i fruitori (la cooperativa Barberi, che si occupa di attività ricreative per ragazzi con difficoltà) e l’amministrazione comunale che ne è proprietaria, ho creato un progetto architettonico che è ancora in evoluzione e con esso ho iniziato a bussare a porte di privati, enti, aziende, associazioni e di chiunque altro potesse contribuire in un modo o nell’altro alla sua nascita e al suo sviluppo. Ci sono voluti tre anni, dal 2010 al 2013, per inaugurarlo alla presenza dell’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Oggi la ricerca di fondi continua, per potere dotare lo spazio di nuove strutture e strumenti in grado di migliorare i servizi educativi che vogliamo offrire a cittadini e studenti.
orti-7Quali sono le parole-chiave che vigono agli Orti Dipinti? 
Crescita, scambio, qualità. Ma anche sostenibilità, relazioni umane e apprendimento.
Quali attività/eventi si svolgono agli Orti Dipinti? Sono molto partecipate? Da chi? 
Negli scorsi due anni abbiamo sperimentato diverse attività che hanno in comune le parole chiave sopra citate. Finora ci sono state feste di compleanno per bambini, lezioni di orticultura a studenti americani, brunch, pranzi, merende e aperitivi che accompagnavano altri piccoli eventi collaterali come presentazioni di libri o piccole conferenze. Abbiamo ospitato diversi laboratori per creare infusi, sali aromatici, degustazioni di olio o vino. Altre volte sono venuti gruppi di bikers, di yoga, di Tai Chi, di massaggi orientali. Là dove si parla o sperimenta l’alimentazione sana, il benessere in generale, la “convivialità di paese” o la salute in generale… Orti Dipinti può essere un luogo perfetto. In cambio chiediamo un’offerta che ci permette di rendere più sostenibile lo sviluppo del progetto, che ha l’ambizione di crescere ancora molto e diventare un punto di riferimento non più solo nazionale, ma anche mondiale. La partecipazione ci ha stupito per la qualità delle persone coinvolte, per il loro entusiasmo e la loro eterogeneità: è difficile definire quali sono i principali partecipanti perché variano in età, classe sociale e nazionalità. Tutti possono partecipare, e intendo proprio tutti! Dipende chiaramente solo dal tipo di attività che vengono svolte.orti-5
Il giardinaggio è un’arte capace di trasmettere valori a coloro che la coltivano. Di ciò che ricevono dalla natura cosa restituiscono al mondo i giardinieri? 
Credo che ogni giardiniere abbia la propria visione del giardinaggio e dei valori a esso connessi. Questo è sicuramente un bene, perché ognuno di loro offre sempre spunti nuovi a cui ispirarsi. Tuttavia ci sono dei valori comuni che li portano ad amare le piante e la natura e a volere ritagliare, soprattutto nei centri urbani, piccole oasi di pace e armonia naturale. Viviamo in un’epoca che ha visto la città strappare terra alla natura, cementificando spazi che un tempo ospitavano prati, alberi e ambienti incontaminati. In un certo senso la missione dei giardinieri è quella di riportare, a volte anche solo simbolicamente, la vita lì dove è stata sottratta da un urbanesimo cieco e insensibile.
Come descriveresti la comunità che sei riuscito a creare? 
Eterogenea e in continua evoluzione. Ogni partecipante dà un proprio contributo che dipende dalla sua personale aspettativa, sempre unica. Il mio compito è riuscire a incrociare queste aspettative con le necessità degli orti, seguendo un disegno che li vuole vedere crescere e sviluppare, proprio come un albero. Non è possibile descrivere l’arricchimento che tutte le persone incontrate finora sono state in grado di offrire… sono molto fiducioso che questo scambio continuerà e sono pronto ad assorbire questa ricchezza per poterla restituire alla comunità nelle più svariate forme.
orti-6Qual è stata la scoperta più toccante che hai fatto lavorando in una community green? 
Probabilmente quella di aver realizzato quanto è importante un progetto di questo tipo, non solo per la città, ma anche per potere ispirare altre realtà a seguire l’esempio e riscattare la natura in contesti urbani.
Qual è la tua più grande soddisfazione? 
Il fatto di aver potuto conoscere persone e personalità splendide, con un intervento tutto sommato semplice, mi ha sorpreso. Non credevo davvero di ottenere così tanta attenzione con questo progetto. È stato tuttavia anche molto complesso e questo mi porta a pensare che si possa davvero fare qualunque cosa nelle nostre città. Sembra una banalità, ma basta volerlo intensamente. Collaborare con le istituzioni, fare politica, trovare fondi, coinvolgere tante persone… tutto ciò, visto a posteriori, dà e continua a dare grandi soddisfazioni.
Completa queste frasi: 
«i community gardeners sono bravi a… creare oasi verdi e sociali in deserti di cemento»;
«i community gardeners si chiedono se… le istituzioni pubbliche capiranno il loro valore e li aiuteranno, per davvero»;
«i community gardeners sperano di… continuare a creare nuovi modelli di socialità, informazione e formazione, sia personale che professionale».

Per maggiori informazioni: www.ortidipinti.it.

 

Testo di Martina Scapigliati
foto di Orti Dipinti

 

ENGLISH VERSION>>>> 

Giacomo Salizzoni definitely has got the green thumb. He is the founder and manager of Orti Dipinti, the first community garden in Florence and the host of a tv show on LaEffe channel called Pazzo per le erbe (Crazy for the herbs, ndt). 
Tell us why you chose a green lifestyle, what Orti Dipinti is and howorti-4 it was realized.
I love taking care of seeds and see them growing. I can’t imagine my future without plants and I keep doing research on new plantation techniques and vegetable species. As an architect I’ve always admired those who manage to turn abandoned and shabby places into something new and attractive. Orti Dipinti is a successful experiment which turned an abandoned racetrack into a urban vegetable garden. It took time and money to realize all this. I found the place on Google Maps, convinced the end-users (Cooperativa Barberi) and municipal administration who owns it, created an architectural project (still in progress) and started to involve private citizens, associations, institutions and whoever else could contribute to this project. It took me three years to inaugurate Orti Dipinti with Matteo Renzi, who at the time was still the mayor of Florence. 

Which are the key-words for Orti Dipinti? Growth, exchange, quality. And also sustainability, human relationships and learning. 
What kind of activities take place at Orti Dipinti? Who gets involved the most?
Up until now we’ve had children birthday parties, horticulture classes for American students, brunches, lunches, happy hours and events like book launches or small conferences. We host laboratories as well as yoga, tai chi, oriental massage classes. Everyone may come and take part. It depends on what kind of activity is taking place. 

Gardeners receive something from nature but what do they give back to the world?
There are some common values among gardeners: they aim to create small oasis of peace and harmony, especially in urban centers. I’d say the mission of gardeners is to bring back (even just in a symbolic way) life into the blind and numb urbanization. 

How would you describe the community you managed to create?
Heterogeneous and in constant evolution. Everyone involved contributes to its change. My task is to coordinate the people’s expectations with the gardens’ needs. 

What is your biggest satisfaction?
Having had the chance to meet extraordinary people. It was quite a complex project but now I think that we can actually do everything in our cities. It may sound banal, but it is just a matter of will. Cooperating with institutions, make politics, finding funds, involving people… • 

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