PAULO SOUSA vs DI FRANCESCO storie di calcio e tatticismi a confronto.

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Si accendono ancora i riflettori all’Artemio Franchi, questa sera, scatta il “dinner match” delle 19, ed a Firenze arriva Di Francesco con il suo Sassuolo squadra che da qualche anno ormai ci ha abituati ad un calcio brillante e decisamente propositivo.

L’Europa League ha regalato sensazioni opposte alle due squadre, la Viola si è qualificata brillantemente per i sedicesimi di finale, per gli emiliani, invece, è arrivata un’eliminazione con orgoglio, che però è costata molto in termini di acciacchi ed infortuni. 

Dopo lo strepitoso campionato dell’anno scorso ed il grande preliminare d’inizio stagione, che hanno regalato al Sassuolo lo storico accesso alla competizione europea, sono arrivati i problemi per mister Di Francesco: la coperta si è rivelata troppo corta e, quella che lo scorso anno era la mina vagante del campionato, adesso naviga in acque troppo tranquille per soddisfare le ambizioni della società e dell’allenatore.

credit:ANSA/SERENA CAMPANINI

 

Il Sassuolo è un modello perfetto di società “europea”, come si suol dire, con uno stadio di proprietà ed un marketing evoluto, una politica improntata sullo sviluppo dei giovani e la ricerca di talenti all’estero, ma soprattutto in Italia. Questo inizio di stagione però, ha svelato i limiti di una rosa competitiva, ma forse un po’ troppo corta, anche se la sfortuna che ha falcidiato la squadra con decine di infortuni, è un elemento da non trascurare. 

La Fiorentina arriva carica alla sfida con i nero-verdi, forte di una qualificazione europea da dominatrice del girone, reduce dalla vittoria al cardiopalma con il Palermo, nell’ultima gara di campionato, con la sicurezza di un bel gioco indubbiamente ritrovato e con il vantaggio del fattore-campo. 

Ma questa partita rappresenta qualcosa in più di una semplice gara di campionato, c’è una sfida nella sfida, un braccio di ferro d’ideali: l’incrocio di due filosofi del calcio che si affrontano a colpi di tattica. 

I due allenatori a confronto sono indubbiamente tra i migliori interpreti del ruolo in serie A, vere e proprie rivelazioni perché giovani, decisi e con una mentalità offensiva che ha divertito ed appassionato gli sportivi, la scorsa stagione. 

Paulo Sousa e Di Francesco sono due allenatori condottieri, di quelli in grado di fare la differenza, disegnando trame particolari o intervenendo con mosse a partita in corsa. Abili a leggere le partite, studiosi morbosi di calcio, hanno entrambi dogmi che rispettano ed idee fresche, innovative, legate ad un gioco offensivo; in comune hanno anche un passato da centrocampisti di costruzione di gran livello, e rispettano quella leggenda che narra di un passato da centrocampisti, per tutti i migliori allenatori del mondo.

Nello sviluppo di queste idee però, ci sono molte differenze sostanziali che proveremo ad analizzare. 

IL MODULO: la difesa

Innanzitutto lo schema di gioco è la caratteristica più palese del diverso modo di intendere il calcio dei due mister: per Di Francesco il 4-3-3 d’ispirazione Zemaniana è un vero e proprio dogma da cui non si scosta praticamente mai, il portoghese invece ha dimostrato una duttilità tattica più spiccata con la predilezione per la difesa a 3. 

Difesa a 3 ma con una concezione moderna, simile a quella di Conte, per intendersi, ovvero tre difensori che giocano a zona, con il centrale che non si stacca a fare il libero come succedeva in passato, ma agisce e ragiona da primo centrocampista, impostando il gioco dalle retrovie (Gonzalo Rodriguez). 

Classico schieramento a 4 invece, per Di Francesco, con due centrali abili nel gioco aereo e due terzini mobili, di grande corsa e spinta. 

IL MODULO: il centrocampo

Anche nel centro nevralgico del gioco i due allenatori presentano un diverso schieramento, per quanto riguarda il mister del Sassuolo, non manca mai il cosiddetto “vertice basso”, una sorta di playmaker, che si abbassa a prendere il pallone dai difensori, per dare avvio all’azione. Generalmente questo centrocampista deve presentare spiccate doti di palleggio ed una buona visione di gioco in grado di far girare la squadra intera. 

Paulo Sousa, invece, esaspera questo concetto, schierandone addirittura due, di giocatori con questa caratteristica, davanti alla difesa. I suoi due centrocampisti “a protezione”, infatti, non si esimono quasi mai dalla costruzione del gioco e presentano entrambi una grande capacità di palleggiare anche negli spazi stretti.

Il lavoro delle mezze ali di Di Francesco è qualcosa che nell’idea del portoghese non si prefigura, proprio per il diverso modo di interpretare l’attacco della palla, che vedremo tra poco.

IL MODULO: l’attacco

In questo reparto, come per la difesa, per quanto riguarda il mister degli emiliani, lo schieramento cambia difficilmente: una punta strutturata fisicamente e di buona presenza all’interno dell’area di rigore, e due esterni rapidi e forti tecnicamente, ad agire sulle corsie. La particolarità del “piede invertito” è un’altra idea fissa di Di Francesco, che fa partire un mancino dalla fascia destra ed un destro dalla fascia sinistra, cosicché possano accentrarsi ed arrivare facilmente al tiro.

Sotto questo aspetto Paulo Sousa cambia spesso veste, lo abbiamo visto utilizzare due trequartisti in appoggio all’unica punta, oppure, soprattutto in Europa, sperimentare il “doppio centravanti”(Kalinic-Babacar). 

Per quanto riguarda gli esterni offensivi, Sousa, ama farli svariare su tutto il fronte d’attacco, salvo poi chiamarli a ricoprire la zona di competenza, quando gli avversari impostano l’azione.

Football Soccer – Fiorentina REUTERS/Giampiero Sposito 

 

L’ATTACCO DELLA PALLA 

Eccoci forse alla principale differenza tra i due modi d’intendere il calcio dei due allenatori. L’azione del recupero della palla è condotta in maniera opposta dalle due squadre, perché il gioco di Paulo Sousa contempla un possesso palla costante, quello di Di Francesco è fatto di ripartenze veloci e verticalizzazioni immediate. 

Questa differenza porta ad un modo opposto di difendersi e di recuperare la palla: il Sassuolo temporeggia, attende, e riparte con qualità, la Fiorentina deve attaccare altissima gli avversari, con un pressing costante e dispendioso. 

Per il portoghese il riposo avviene con la palla trai piedi, per Di Francesco, invece, tenendo le linee corte e serrate, si matura durante l’attacco avversario, per poi ripartire e portarsi in avanti con molti uomini. 

Il gioco dell’ex centrocampista della Roma presenta dunque grandi manovre offensive, con la sovrapposizione dei terzini e gli inserimenti delle mezze ali, le sponde del centravanti e le infilate degli attaccanti esterni. 

Le trame di Sousa, invece si sviluppano in orizzontale, con decine e decine di passaggi, che portano poi nei pressi della trequarti avversaria, dove si scatenano il talento e la capacità di movimento degli attaccanti.

Due teorie scaturite da studio e passione, ricerca ed applicazione, due figure moderne che rappresentano il futuro d’intendere il calcio, un gioco così bello, da diventare filosofia.

Gianluca Parodi

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