Quando il pallone diventa arcobaleno: il Revolution Soccer Team

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Chi ha detto che il calcio non è “cosa” da gay? A Firenze, una squadra gay friendly mette fuori gioco i pregiudizi, anche con un torneo internazionale di calcetto a cinque.

“Ma sono tutti gay?!?”, urlava tra le lacrime Joan Cusack, vestita da sposa, nel film cult “In & Out”. In questo caso, è proprio così: pantaloncini corti, scarpe con i tacchetti e una maglia con una bandiera arcobaleno sulla manica. Il Revolution Soccer Team è una squadra amatoriale di calcetto a 5 nata a Firenze perché giovani omosessuali (e amici senza pregiudizi) possano “giocare al pallone” senza fare del proprio orientamento sessuale una questione di Stato.

“Se abbiamo avuto problemi contro squadre ‘etero’? Mai, a parte quando li facciamo perdere, lì qualche imprecazione può scappare”. Sorride Paolo Nieri, presidente dell’associazione sportiva dilettantistica dei “Revolution”, raccontando la storia di questi giocatori in gamba, che vanno dai 20 anni fino ai 50. Dal 2008, nel loro piccolo, durante tornei e partitelle, hanno iniziato a sdoganare il “tabù omosex” in un ambiente tradizionalmente machista. “I principi fondamentali non sono cambiati: giocare a calcio e socializzare”, spiega.
Sì, sono tutti gay (o quasi tutti) e mettono fuori gioco i pregiudizi con una bella dose di ironia. Tanto ironici, da aver battezzato “Finocchiona Cup” i primi tornei di calcetto organizzati con altri team friendly italiani. E il trofeo non poteva essere altro che il salume fiorentino. Oggi quel torneo è cresciuto, ha cambiato nome in Florence International Soccer Tournament e quest’anno si svolgerà a settembre con tanto di “sponsor”: il torneo ha sbaragliato la concorrenza di altri cento progetti sportivi toscani e si è aggiudicato il finanziamento del concorso “Mukki sport” grazie a duemila voti degli utenti.

Il Revolution Soccer Team si incontra ogni settimana sul campo, a Sesto Fiorentino, e viaggia in lungo e largo per partecipare a tornei lgbt. Sulla panchina, negli anni, si sono avvicendate una cinquantina di persone. “Sono nate amicizie, in qualche caso anche amori, abbiamo conosciuto molte persone di tutta Italia”, dice Paolo Nieri. E poi ci sono “i nemici-amatissimi”, scherza. La loro “Juventus” si trova sotto le due torri: i Bugs di Bologna, altra squadra arcobaleno da cui spesso vengono sconfitti nelle finali.
Adesso questo gruppo innamorato del pallone (e della libertà di essere gay) arriverà sul grande e piccolo schermo. Dalla storia del Revolution Team ha preso le mosse “Il calciatore Invisibile”, documentario del filmaker fiorentino Matteo Tortora, che si muove su un terreno di gioco accidentato: l’omosessualità nel calcio, anche nella massima serie. Una domanda sorge spontanea: “Ma sono tutti etero?!?”

Gianni Carpini

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