Quando un profugo siriano salvò l’Europa

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Roba da Medioevo lascia la Toscana per condurci nel luogo dove il destino d’Europa e di tutta la Cristianità fu deciso dalle invenzioni di un profugo della guerra in Siria.

greek-fireNel 673 d.C. il Mediterraneo era diviso tra due grandi potenze, una millenaria, l’altra appena nata. Nell’odierna Turchia, all’epoca cuore del mondo cristiano, resisteva (e lo avrebbe fatto per altri ottocento anni) l’Impero Romano, e la sua capitale, Costantinopoli, rappresentava la più grande città e la più imprendibile fortezza della cristianità. I domini romani includevano anche l’Italia e l’Africa Occidentale, e uscivano da una guerra sanguinosa durata anni contro l’Impero Persiano. Le principali vittime di questa guerra erano stati gli Arabi, usati come carne da macello dalle due potenze, fino a quando un mercante di cammelli di nome Maometto, divenuto profeta, aveva ribaltato la situazione. Riunendo attorno a sé tutti i popoli d’Arabia, Maometto aveva fondato un impero che avrebbe dominato il Medio Oriente per i successivi mille anni, nel momento esatto in cui le due potenze che da sempre se lo spartivano cedevano sotto i colpi l’una dell’altra. L’esplosione mussulmana in Medio Oriente cancellò dalla storia l’Impero Persiano, che non rinacque mai più, e mutilò l’Impero Romano della Siria e dell’Egitto. Da allora, e per secoli, il confronto e scontro tra le due potenze della Roma d’Oriente e del Califfato dominò la politica mediterranea e medievale.

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Impero Romano e Impero Persiano alla nascita di Maometto (570 circa)

Dopo trent’anni dalla morte di Maometto salì al potere il grande Califfo Mu’awiya, fondatore della dinastia Omayyade, la prima del mondo mussulmano dopo il periodo dei califfi elettivi. Mu’awiya dominava tutte le terre dall’Hindu Kush alla Libia, allora parte dell’Impero Romano d’Oriente, ed era probabilmente l’uomo più potente del pianeta. Prima di divenire Califfo Mu’awiya era stato governatore della Siria, e come tale aveva assaggiato la strenua resistenza dei cristiani in Asia Minore (l’odierna Turchia), e aveva capito che per continuare l’avanzata dell’Islam verso occidente, Costantinopoli, la grande capitale sul Bosforo, doveva cadere. Perché cadesse, gli Arabi dovevano conquistare prima il mare. Con una lunga serie di attacchi prodigiosi e abilissimi, il Califfo prese Cipro, Rodi, le Isole Egee e, raggiunti i Dardanelli, stabilì un forte di appoggio a Cizico, sulle sponde del Mar di Marmara.

Quell’avanzata fu come una marcia trionfale per l’Islam, il mondo occidentale era debole e il Califfato in continua ascesa. Le truppe mussulmane cinsero d’assedio la duplice cerchia di mura di Costantinopoli, mentre l’Imperatore Costantino IV resisteva con pochi uomini affamati al suo interno. Nessun rinforzo poteva giungere da oriente, tantomeno dal barbarico occidente, dove l’Impero si era dissolto e il dominio dei Franchi ancora stentava ad affermarsi. Per cinque anni arabi e romani si scontrarono ogni giorno, sulla terra e sul mare, tra grandi gesta poi divenute leggenda e atti sanguinari che inflissero ferite profonde a entrambi i popoli.

L'Espansione Mussulmana tra VII e VIII secolo

L’Espansione Mussulmana tra VII e VIII secolo

Sembrava che, alla fine, la potenza islamica avrebbe vinto. L’Europa intera tratteneva il fiato, senza poter fare niente più che assistere attonita alle cruenti battaglie che cingevano il suo più importante bastione orientale.

E, come spesso avviene nella storia, l’aiuto giunse non dai potenti signori della guerra e della politica, ma dalla mente e dall’ingegno dei deboli, degli ultimi. Tra i profughi della Siria giunti a Costantinopoli in quegli anni c’era infatti un architetto chiamato Callinico, che aveva avuto un’idea geniale per trasformare le navi da guerra in potenti lanciafiamme sull’acqua: aveva scoperto il napalm, o fuoco greco, mescolando pece, salnitro, zolfo, nafta e calce viva. Calllinico si era unito ai tanti siriani in fuga dalla guerra, prima persiana e poi araba, che aveva distrutto la loro terra ed era venuto a Occidente in cerca di fortuna.

Nel frattempo Costantino IV aveva capito che, per come stavano le cose, il califfato avrebbe vinto la guerra. Caduta Costantinopoli, tutta l’Europa sarebbe finita nelle mani di un unico grande impero mussulmano, tollerante, certo, e tecnologicamente avanzato, ma comunque orientale, un dominatore lontano ed estraneo alla sensibilità e agli interessi dei popoli d’Occidente.

Il Fuoco Greco nelle raffigurazione bizantine

Il Fuoco Greco nelle raffigurazioni bizantine

L’Imperatore fece chiamare Callinico perché con la sua invenzione salvasse la cristianità e con essa l’Europa. L’ingegnere approntò numerose navi con sifoni sulla prua e, forte di questa nuova arma, Costantino IV decise di giocarsi il tutto per tutto sul mare. Nel 678 la flotta romana si lanciò contro quella araba e il fuoco greco sparato dalle sue navi consumò le imbarcazioni del Califfo continuando a bruciare persino sull’acqua. Il Bosforo e il Mar di Marmara erano un vasto lago in fiamme dominato da urla, dove gli uomini compivano atrocità indicibili e atti eroici senza pari, dall’una come dall’altra parte. L’ammiraglio Yazid ibn Shajara, grande generale del Califfo e guida dell’assedio, cadde in quei giorni di fuoco e di sangue, mentre, nell’Asia Minore, tre generali romani respingevano un’armata immensa di arabi, lasciando sul campo quasi 30.000 caduti.

Ciò che restava della flotta mussulmana fuggì a sud e poi a oriente, tornando ai porti della Siria oramai decimata, e tra le due potenze fu siglata una pace trentennale con la quale il Califfo si impegnava a versare 3.000 nomismata d’oro, 50 cavalli, 50 schiavi e a restituire Rodi e le Isole Egee. Naturalmente le battaglie tra le due potenze continuarono, con intervalli regolari, fino all’estinzione di entrambe e l’emersione della potenza turca e di quella europea, ma l’avanzata dell’Islam era stata fermata, e nonostante la conquista della Spagna e la famosa Battaglia di Poitiers contro i Franchi, il Califfato aveva perduto molto del suo slancio. La storia iniziava allora un’inversione di rotta epocale, che avrebbe portato alla formazione dell’Europa nella quale siamo nati. Tutto questo grazie alla genialità di un uomo, povero e in fuga, giunto senza invito alla corte dell’Imperatore Romano d’Oriente avendo con sé solo un’idea e il desiderio di riscatto che accumuna gli esuli e i profughi di ogni epoca.

NICCOLÒ BRIGHELLA

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