La mappa dell’abbandono

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dito.jpgAbbandonare vuol dire perdere oppure anche ritrovare? La domanda può sembrare scriteriata, ma è un interrogazione a cui la nostra società contemporanea dovrebbe riflettere. L’abbandono implica una momentanea o duratura giacenza di una cosa per una sua non più utilità. Ma una cosa può essere abbandonata per essere riconvertita ad altro? Certo che si, per di più se la domanda in questione riguarda i luoghi. Spesso ci imbattiamo in spazi che avevano una funzione ed essendo venuta a mancare la possibilità di utilizzo di quel dato luogo questo viene abbandonato. Come riconvertire questi luoghi? La questione è di complicata gestazione spesso, ma delineare una mappa dei luoghi abbandonati ci sembra un’occasione interessante per mettere in azione una possibilità di riscatto di questi luoghi. Ci ha pensato :Esibisco. – laboratorio di idee, che ha realizzato la mappa dellabbandono. Il progetto è nato circa un anno fa, come un vero e proprio censimento degli edifici abbandonati della città di Firenze, che si è rapidamente esteso alla Toscana e che si sta tuttora espandendo a raggio sul territorio della Liguria e della Emilia Romagna. L’ideatore, Giacomo Zaganelli, insieme ad altri dell’equipe creativa ci spiega da dove è nata l’idea di questo progetto. «Far comprendere quanto l’enorme mole di edifici abbandonati possa rappresentare un interessante risorsa per progetti di vario tipo, ma soprattutto a matrice socio-culturale, e un’efficace alternativa all’estremo consumo di territorio che sta colpendo l’Italia negli ultimi anni. Basti pensare che per ogni nuovo bambino nato ci sono quarantaquattro vani vuoti. – continua Giacomo – Inoltre sensibilizzare la comunità a una memoria storica scomparente più legata all’industria che all’arte cosìcome alla qualità architettonica di questi spazi in disuso ci è parsa un elemento molto interessante su cui basare il nostro progetto». La mappa dellabbandono vuole essere un vero e proprio database territoriale che ha l’interesse di evidenziare location che in un futuro prossimo potrebbero essere riconvertiti in altri luoghi fruibili dalla società. Giacomo, originario di Firenze, ma che attualmente vive nella capitale della riconversione per eccellenza di luoghi in disuso, Berlino, ha avuto, inoltre, la brillante idea di presentare il progetto al comune fiorentino che ha accolto fin da subito positivamente il progetto, soprattutto nella persona dell’Assessore Cristina Giachi. L’iniziativa, fin dalla sua creazione, è in homepage del Portale Giovani e, sempre con il patrocinio del Comune, è stato organizzato un incontro sul tema degli spazi improduttivi come risorsa per progetti artistici culturali e sociali. La capitale tedesca è stata sicuramente uno degli input ideativi più determinante per la mappa dellabbandono. La Stadtbad berlinese, la piscina comunale di Wedding – quartiere emergente della scena berlinese-  è stata riconvertita in un importante centro per l’arte; il vecchio scalo merci di Gleisdreieck verrà ultimato a giugno di quest’anno in un bellissimo parco di circa 30 ettari in centro. Il vecchio aeroporto nazista di Tempelhof, è stato convertito nel 2010 a parco cittadino. Nonostante il rinomato ecologismo d’oltralpe le difficoltà si sono fatte sentire anche lì: andando contro i costruttori di immobili, l’idea di riconversione a un parco ha avuto però la meglio. Il Künstlerhaus Bethanien si trova all’interno di un vecchio ospedale a Kreuzberg da più di 30 anni e rappresenta uno dei centri di ricerca sull’arte più importante della città; ancora una delle più antiche stazioni ferroviarie della Germania lHamburger Bahnhof,  è adibita a museo per l’arte contemporaneo dal 1987,  ed è una vera e propria calamita di eventi e rassegne di fervido interesse per il pubblico. Il museo, oltre a raccogliere opere di arte contemporanea, ospita anche il Joseph Beuys Medien Archiv. Tutte testimonianze queste a provare il fatto che investire sulla riconversione dei luoghi porta benessere. Generare interessi, dunque, per un’esplorazione urbana che nasce prima di tutto da un attaccamento ai luoghi nati. Conoscenza del proprio territorio allora, alla base di tutto, unito a un riavvicinamento urbano che ora più che mai sembra necessario per progredire intelligentemente. Il laboratorio di idee :Esibisco. è ovviamente aperto alle segnalazioni da parte delle persone per espandere sempre di più la sua mappatura. Per ogni segnalazione si prega dunque di contattare direttamente gli interessati al progetto sul sito http://www.esibisco.com.

CRISTINA BATTAGLINI

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