la nuova drink list di Giacosa riscrive il Negroni (e non solo)
C’è chi ordina un drink. E chi entra da Giacosa per farsi raccontare una storia. Ma non una di quelle che iniziano con “C’era una volta…”.
Qui la narrazione si mescola con bitter, vermouth, gin e un talento tutto fiorentino per fare le cose per bene, senza prendersi troppo sul serio. La nuova drink list appena lanciata non è un aggiornamento stagionale: è un manifesto. Un modo per dire che si può essere contemporanei senza tagliare le radici, che la mixology non è solo tecnica ma anche memoria, gioco, sorpresa.
E che il Negroni, anche dopo cent’anni, ha ancora voglia di cambiare pelle. Chi conosce un minimo la storia dei cocktail sa che il Negroni non è nato a New York o Londra, ma proprio qui, tra le pareti di quello che un tempo era il Caffè Casoni. Lo stesso spazio che oggi ospita Giacosa in via della Spada, rinato grazie al lavoro visionario del Gruppo Valenza.
Il team guidato da Luca Manni, formato da Antonino Sciortino, Mirko Maurello e William Franci, ha deciso di guardare indietro solo per lanciarsi più lontano. Il risultato? Una drink list che ruota attorno al Negroni, ma lo fa esplodere in mille sfumature. Letteralmente.

Negroni in tutte le salse (alcune imprevedibili)
Partiamo dal classico, che resta una certezza. Ma non fermatevi lì. Il Negroni Giacosa, per esempio, nasce da una degustazione alla cieca ed è più scuro, più profondo, quasi filosofico. Poi ci sono le versioni che giocano con tecniche e ingredienti: lo Shakerato, il Throwing, il Nitro con servizio teatrale, e perfino un Negroni Seltz che sembra uscito da un laboratorio botanico. Ma la vera genialità arriva quando il Negroni si mette a fare il cosplay di altri cocktail. Il Negroni Mojito? Sì, con avocado e pigne (non è uno scherzo). Il Ramos Negroni con tequila, cacao e panna? C’è. Il Negroni Old Fashioned con rum Zacapa e oro? Pure. E se vi sembra troppo, aspettate il Cosmo Negroni con vodka, cachaça e lampone alla tonka. Inutile provare a etichettarli: sono cocktail che parlano un linguaggio tutto loro.
E se il Negroni non vi entusiasma c’è la sezione “Giacosa Creations”, fatta apposta per chi cerca qualcosa di mai sentito. Tipo lo Spumina, con pisco, curry verde e spuma fiorentina. O lo Champagnino, cocktail che sa di spezie, frutta esotica e ambizione. O ancora la Brasilera, che porta il caffè in un contesto da after dinner intelligente. Ogni drink è costruito con precisione sartoriale, ma senza diventare mai pretenzioso.

Giacosa non fa solo cocktail. Offre anche degustazioni guidate per chi vuole capirci qualcosa in più (o semplicemente bere bene in tre tempi). E per chi vuole restare lucido, c’è anche un Negroni analcolico con un’identità propria, non una semplice versione diluita. Chi ha fame trova una selezione di dolci e snack. Pensati per accompagnare i drink, fanno parte di un’idea di ospitalità. Dietro tutto questo, c’è un progetto che ha deciso di non trattare la tradizione come un santino da venerare, ma come una base da cui partire.
Il Gruppo Valenza, già protagonista del rilancio di Gilli e Paszkowski, ha riaperto Giacosa con un chiaro obiettivo: restituire a Firenze un luogo che fosse rilevante oggi, non solo nostalgico. Gli architetti Paolo Becagli e Alessandro Interlando hanno firmato uno spazio che guarda al passato senza rimanerne prigioniero. Le fotografie d’epoca ci sono, ma vivono in un ambiente fluido, internazionale, contemporaneo.