Collodi oltre Pinocchio: a Firenze una mostra racconta l’uomo dietro il burattino più famoso del mondo
Mostre a Firenze e dintorni 20 Ottobre 2026 7 min di lettura

Collodi oltre Pinocchio: a Firenze una mostra racconta l’uomo dietro il burattino più famoso del mondo

Fino al 15 giugno 2027 il Gabinetto Vieusseux racconta Carlo Lorenzini prima di Pinocchio: prime edizioni, giornali satirici e libri salvati dall'alluvione.

Vetrina della mostra su Collodi con libri su Pinocchio, tra cui «Il fratello di Pinocchio» e «Il segreto di Pinocchio»

Collodi oltre Pinocchio: a Firenze una mostra racconta l’uomo dietro il burattino più famoso del mondo

Tutti conoscono Pinocchio. Le sue bugie, il naso che si allunga, il Gatto e la Volpe, il Grillo Parlante e quel desiderio di diventare finalmente un bambino vero. Molto meno conosciuta, invece, è la storia dell’uomo che lo ha inventato: Carlo Lorenzini, giornalista, scrittore satirico e osservatore delle contraddizioni politiche e sociali della Firenze ottocentesca.

A duecento anni dalla sua nascita, il Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux gli dedica la mostra “C’era una volta… Un Re! Carlo Lorenzini detto ‘Collodi’ tra satira, giornalismo e letteratura per l’infanzia”, ospitata all’Archivio Contemporaneo Alessandro Bonsanti, a Palazzo Corsini Suarez, in via Maggio 42 a Firenze.

Visitabile dal 16 ottobre 2026 al 15 giugno 2027, l’esposizione, curata da Elisa Martini e Benedetta Gallerini, riunisce documenti originali, giornali d’epoca, prime edizioni e opere d’arte per ricostruire il percorso che portò Lorenzini a creare uno dei personaggi più celebri della letteratura mondiale.

E soprattutto invita a scoprire quanto della Firenze del suo tempo si nasconda dietro le avventure del burattino.

Prima di Pinocchio c’era Carlo Lorenzini, giornalista e scrittore satirico

Prima di dedicarsi alla letteratura per l’infanzia, Carlo Lorenzini era conosciuto per la sua attività giornalistica e per una scrittura capace di osservare con ironia la politica e i costumi della società.

Collaborò con giornali come Il Lampione, Lo Scaramuccia e Il Fanfulla, raccontando le tensioni e le trasformazioni dell’Italia risorgimentale.

La mostra permette di riscoprire proprio questa parte della sua vita, fondamentale per comprendere anche la nascita di Pinocchio.

Dietro le avventure del burattino, infatti, si possono riconoscere molti dei temi che attraversavano gli articoli di Lorenzini: la diffidenza verso gli imbroglioni, la critica alle false promesse, il rapporto con l’autorità, il valore dell’istruzione e le contraddizioni di una società attraversata da grandi cambiamenti.

Tra i documenti esposti figura anche una testimonianza particolarmente significativa del rapporto tra lo scrittore e Firenze: la firma autografa di Carlo Lorenzini sul Libro dei Soci del Gabinetto Vieusseux, datata 30 giugno 1865.

In quell’anno Firenze era appena diventata capitale del Regno d’Italia. Il Vieusseux rappresentava uno dei principali luoghi di lettura, confronto e incontro della vita intellettuale cittadina.

Quel nome scritto su un registro racconta dunque un legame diretto tra Collodi e uno degli ambienti culturali più importanti della Firenze ottocentesca.

La prima edizione di Pinocchio del 1883, custodita in una scuola di Sesto Fiorentino

Tra i pezzi più preziosi dell’esposizione spicca la prima edizione delle Avventure di Pinocchio, pubblicata a Firenze dall’editore Paggi nel 1883.

A renderla ancora più interessante è la sua provenienza: il volume arriva in prestito dalla biblioteca della scuola media Cavalcanti di Sesto Fiorentino, dove è custodito un autentico tesoro della storia editoriale italiana.

Accanto alla prima edizione sarà possibile vedere anche il Giornale per i bambini del 1881, concesso dalla Fondazione Spadolini.

Fu proprio sulle pagine di questa pubblicazione che Pinocchio comparve per la prima volta, il 7 luglio 1881.

Le sue avventure vennero inizialmente pubblicate a puntate, con interruzioni e successive riprese, fino al gennaio 1883. Soltanto in seguito la storia fu raccolta in un volume destinato a conquistare generazioni di lettori.

Un percorso editoriale che oggi può sembrare sorprendente, considerando quanto il personaggio sia diventato familiare nell’immaginario collettivo.

I libri sopravvissuti all’alluvione di Firenze del 1966

La mostra offre anche l’occasione per raccontare una pagina importante della storia del patrimonio culturale fiorentino.

Durante l’alluvione del 1966, il Gabinetto Vieusseux subì gravi danni alle proprie raccolte librarie. Numerosi volumi vennero investiti dall’acqua e successivamente sottoposti a lunghi interventi di recupero.

Tra i libri legati a Collodi sopravvissuti alla tragedia figura la prima edizione inglese di Pinocchio, pubblicata nel 1892, testimonianza della rapida diffusione internazionale dell’opera.

Particolarmente significativo è anche un esemplare de I racconti delle fate di Charles Perrault, tradotti da Carlo Lorenzini.

Il volume, danneggiato dall’alluvione e successivamente recuperato, conserva ancora le tracce dell’acqua.

La sua presenza permette di osservare da vicino le conseguenze dell’alluvione sui libri e il lavoro svolto per salvare una parte fondamentale della memoria culturale della città.

Pinocchio nell’arte: Vinicio Berti e Venturino Venturi

La fortuna di Pinocchio ha superato rapidamente i confini della letteratura, conquistando il cinema, il teatro e le arti visive.

Una parte dell’esposizione è dedicata proprio alle interpretazioni artistiche del personaggio.

Di particolare interesse è il nucleo di opere provenienti dall’Archivio Vinicio Berti, con litografie, dipinti a olio e commenti realizzati dall’artista per un’edizione di Pinocchio del 1981 e presentati per la prima volta all’interno di una mostra.

Un’occasione per scoprire come uno dei protagonisti dell’arte italiana del Novecento abbia interpretato il celebre burattino attraverso il proprio linguaggio espressivo.

Il percorso comprende inoltre una scultura in ferro di Venturino Venturi raffigurante Pinocchio, concepita come studio preparatorio per la statua successivamente realizzata per il Parco di Collodi.

Due testimonianze della capacità del personaggio di continuare a ispirare artisti e nuove letture, ben oltre le pagine del romanzo.

Quando Pinocchio aveva già i suoi sequel

Un altro capitolo curioso della mostra riguarda le cosiddette Pinocchiate.

Già nei decenni successivi alla pubblicazione del romanzo, il successo del burattino spinse numerosi scrittori a inventare nuove avventure, continuazioni e storie parallele.

Un fenomeno che oggi definiremmo attraverso termini come sequel e spin-off, ma che affonda le proprie radici nella letteratura di fine Ottocento.

Tra i titoli ricordati figurano Il segreto di Pinocchio di Gemma Mongiardini Rembaldi, Il cugino di Pinocchio di Momus, pseudonimo di Augusto Piccioni, e Pinocchio in Affrica di Eugenio Cherubini.

In occasione del bicentenario, il Gabinetto Vieusseux ha annunciato la ripubblicazione anastatica di queste tre opere, oggi poco conosciute.

Una scelta che restituisce visibilità a un fenomeno editoriale capace di anticipare, per certi aspetti, il modo in cui ancora oggi i personaggi più popolari continuano a vivere attraverso nuove storie e reinterpretazioni.

Perché vale la pena riscoprire Collodi oggi

La mostra del Vieusseux ha un merito particolare: ricordarci che Pinocchio è nato dalla sensibilità di un autore profondamente immerso nel proprio tempo.

Le sue avventure parlano di bugie, inganni, desideri, povertà, istruzione e responsabilità. Temi che appartenevano all’Italia dell’Ottocento, ma che continuano a essere riconoscibili anche nella società contemporanea.

Il Gatto e la Volpe, con le loro promesse di facili guadagni, sono personaggi che difficilmente risultano estranei a chi vive nell’epoca delle truffe online e delle false promesse di ricchezza immediata.

Ma la mostra racconta anche qualcosa di Firenze: la sua stagione da capitale, la vivacità dei giornali satirici, il ruolo dei circoli intellettuali e il rapporto tra letteratura e vita cittadina.

Visitare questa esposizione significa quindi tornare alle origini di una storia che tutti pensiamo di conoscere e scoprire che, dietro quel burattino di legno, c’era uno scrittore molto più complesso, ironico e sorprendente di quanto ricordiamo.

Mostra Collodi a Firenze: date, luogo e prenotazioni

Titolo: “C’era una volta… Un Re! Carlo Lorenzini detto ‘Collodi’ tra satira, giornalismo e letteratura per l’infanzia”

Quando: dal 16 ottobre 2026 al 15 giugno 2027.

Dove: Archivio Contemporaneo Alessandro Bonsanti – Gabinetto Vieusseux, Palazzo Corsini Suarez, via Maggio 42, Firenze.

Curatrici: Elisa Martini e Benedetta Gallerini.

Visite: giovedì pomeriggio alle ore 15:00, esclusivamente tramite visita guidata.

Prenotazione obbligatoria: prenotazioni@vieusseux.it.

Informazioni: Gabinetto Vieusseux.

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