ARTIGLIERIA: un nuovo contributo all’offerta socioculturale fiorentina

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Al numero 4 di Via Cittadella, sotto la vecchia insegna Batterie Varta, da poco più di un mese due grandi vetrine catturano lo sguardo di chi passa, lasciando intravedere quella che ha tutto l’aspetto di una nuova galleria d’arte in città.

Tuttavia, chi si prende la briga di farci un giro dentro capisce in effetti che quella di galleria non è una definizione calzante, e questo è oro colato. Alle porte del primo lockdown – con l’effetto sorpresa del periodo che sarebbe seguito – sei giovani artisti (adesso sette) e un’antropologa hanno fondato un’associazione di promozione sociale, l’hanno chiamata Artiglieria e le hanno trovato una collocazione fisica in 150 metri quadri a due passi da Porta al Prato.

Nelle sue vesti inaugurali – e cioè dal 30 ottobre al 7 novembre scorsi – lo spazio ha presentato i lavori degli artisti che costituiscono il nucleo dell’associazione: Exit Enter (1990), Niccolò Vannucchi (1990), Ache77 (1991), Nian (1990), Martina Rotella (1995), Gaia Altucci (1992), Caterina Milli (1994). “Per questa prima mostra abbiamo deciso di non affiancare etichette alle opere perché ciò che vogliamo è far vedere lo spazio, ciò che abbiamo costruito con tanto duro lavoro, prima ancora degli artisti coinvolti; per quello ci sarà tempo”. Artiglieria è ben lontana da essere una mera galleria d’arte e questo le fa scalare rapidamente la classifica delle realtà da tenere d’occhio a Firenze.

Un luogo per gli artisti emergenti sparsi sul territorio, un punto di coesione sociale e uno spazio interdisciplinare. In quello che ci piace chiamare retrobottega, “la parte dove si fa sporco”, i ragazzi hanno allestito uno studio, il che permette loro di far coincidere uno spazio per creare e sperimentare e uno per condividere il proprio lavoro, nella convinzione che sia prezioso avere la possibilità di vedere dove tutto nasce. In occasione della prima inaugurazione, che ha riunito più di un centinaio di persone, lo studio ha preso le sembianze di uno spazio scenografico, nel quale si sono succedute installazioni di video-mapping e un live-painting a cura di Exit Enter.

Sebbene tra alcuni la conoscenza risalga agli anni dell’accademia di Belle Arti a Firenze, il nucleo di Artiglieria si è formato poco prima della pandemia, il che, riconoscono i ragazzi, poteva potenzialmente rendere difficile la collaborazione necessaria a un progetto di questo tipo. Un anno intero di stop obbligato ha permesso loro di conoscersi più a fondo, di comprendersi meglio. Il fatto stesso di aver ristrutturato con le proprie mani lo spazio e averlo reso quello che è oggi ha dato a tutti tempo e modo di sentirsi collettivo, oltre che associazione.

A una settimana dalla prima inaugurazione, Artiglieria ha esposto nel padiglione curato da Fortunato d’Amico nel contesto della XIII edizione della Florence Biennale, in Fortezza da Basso, presentando l’installazione La Grande Madre, realizzata da Martina Rotella e Niccolò Vannucchi con uno sguardo all’Agenda 2030, in collaborazione con l’associazione Change for Planet – Youth in Action. Dopo questo ingresso in pompa magna nella scena cittadina e sulla scia di un feedback assolutamente positivo post inaugurazione, dal 14 novembre al 5 dicembre lo spazio ha accolto la mostra Il Legno e la Carne di Simone Miletta, in arte Mìles, a cura di Street Levels Gallery.

Tornando alle origini della favola di Pinocchio, prima che il nostro immaginario venisse plasmato dalle versioni cinematografiche e dalle rappresentazioni per bambini, l’artista ha interamente sviscerato e ricostruito i personaggi e le atmosfere della storia per farne un libro edito da Contrabbandiera Editrice. Un silent book in cui, fatta eccezione per il celebre incipit di Collodi, il testo è assente per lasciare che le settantaquattro illustrazioni costruiscano la storia con le proprie forze. In occasione della mostra, le tavole originali tappezzavano lo spazio insieme a un paio di sculture lignee, anche queste realizzate da Mìles, in un percorso espositivo impeccabile e trascinante. Di nuovo, la sera dell’inaugurazione lo spazio era gremito di visitatori entusiasti.

Alcuni giorni dopo, nella sala principale tra quelle che costituiscono Artiglieria, Mìles, Street Levels Gallery e Contrabbandiera Editrice hanno presentato il libro e la mostra, in dialogo con il violoncellista Luca Provenzani e il contrabbassista Amerigo Bernardi dell’Orchestra della Toscana, che hanno reinterpretato le musiche originali di Fiorenzo Carpi, in uno di quei momenti che ti fanno pensare che la vita tutto sommato sia bella.

In linea con l’intenzione di non essere soltanto uno spazio espositivo e di servire come terreno fertile per la subcultura, sabato 18 dicembre Artiglieria ospiterà la presentazione di Whatever, libro fotografico di Chiara Fossati (Legnano, 1984) sull’ondata rave tra gli anni ’90 e 2000, pubblicato da Cesura Publish. L’evento sarò presentato con la partnership di Artiglieria dal collettivo DE RIO e da Ninotchka, storico urban shop fiorentino.

Per il 2022, l’associazione si sta attivando nella partecipazione a bandi, nel promuovere una programmazione serrata di mostre sperimentali ed eventi collaterali, nell’avviamento di laboratori all’interno dello spazio. Su questi ultimi in particolare i ragazzi puntano molto, con l’idea di partire dalle proprie competenze per dare il via a laboratori didattici di fotografia, pittura, scultura, serigrafia, oltre a mettere a disposizione i propri spazi per laboratori esterni. In questo senso, dopo l’inaugurazione sono arrivate moltissime richieste da parte di organizzazioni e associazioni attive nel sociale sul territorio fiorentino. Con un esempio per tutti, da gennaio a marzo Nian terrà un ciclo di incontri di arte terapia.

Riconoscendo la passione dei ragazzi e il coraggio che hanno avuto nel buttarsi in un progetto che in una città come Firenze poteva rivelarsi tutto tranne che semplice, scriviamo di loro con la certezza che non sarà l’ultima volta.

Testo di Beatrice Galluzzo

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