UN ANNO DI BAR ARTEMISIA, IL LUOGO DOVE L’ARTE E LA STORIA COLORANO LA MISCELAZIONE
Quattro signature cocktail ispirati alle tecniche pittoriche, ai pigmenti e ai riferimenti iconografici della grande artista seicentesca Artemisia Gentileschi danno vita a un percorso in cui ogni drink racconta una fase del processo creativo. In parallelo debutta anche la prima pagina Instagram dedicata esclusivamente all’omonimo locale all’interno del Rocco Forte Hotel Savoy di Firenze, segno di un progetto che punta sempre più a costruire una propria identità e camminare solamente con le sue gambe. Per FUL Magazine ne abbiamo parlato col bar manager Federico Galli.

Federico, partiamo dalla novità della pagina Instagram di Bar Artemisia, che finalmente avrà un’identità tutta sua. Quanto è cresciuto il progetto dal restyling a oggi?
“La nascita di una pagina Instagram dedicata rappresenta un passo importante perché ci permette di raccontare Bar Artemisia in modo più autentico e diretto, valorizzando tutto il lavoro del nostro team e le esperienze degli ospiti. Dopo il lancio nell’aprile 2025, abbiamo superato la fase iniziale di curiosità per costruire una community sempre più affezionata. Oggi vediamo tornare molti ospiti che hanno scelto il Bar Artemisia come punto di riferimento per un aperitivo o un dopocena in città . Nonostante le dimensioni raccolte dello spazio, spesso organizziamo piccoli eventi che contribuiscono a rafforzarne l’identità del nostro bar a Firenze e nell’immaginario degli amanti della mixology”.
Ci racconti i nuovi drink e il concept che li ha ispirati?
“La nuova cocktail list nasce dal dialogo tra il viaggio artistico di Artemisia Gentileschi e alcune delle tecniche pittoriche che hanno segnato la storia dell’arte. Ogni drink interpreta un elemento del processo creativo trasformandolo in esperienza sensoriale a tutti gli effetti.

Tra le novità spicca Red Layer, ispirato alla tecnica utilizzata per intensificare i colori e tradotto in un Negroni contemporaneo dai sentori amaricanti con cactus, grappa e rabarbaro.

Mid Tone richiama invece le sfumature intermedie e i contrasti della pittura, con vodka, lampone, acquavite al gelsomino e pompelmo.

Realgar prende il nome dal minerale utilizzato per ottenere tonalità tra il giallo e l’arancione e diventa un cocktail d’ispirazione tiki con falernum e yerba mate.

Chiude la selezione Mythos, omaggio ai racconti della mitologia greca frequentemente rappresentati da Artemisia e Caravaggio, che reinterpreta in chiave contemporanea l’Adonis del 1884 attraverso un raffinato blend di vermouth e liquore Acqua Bianca“.
Che bilancio fai invece della speciale cocktail list dei mesi scorsi, dedicata a Rothko e alla sua mostra a Palazzo Strozzi?
“La cocktail list dedicata a Rothko ha ottenuto un riscontro estremamente positivo. Al di là dell’aspetto artistico, ciò che mi ha colpito di più è stata la reazione degli ospiti: attraverso i cocktail hanno percepito il lavoro di ricerca, di equilibrio e di stratificazione che si cela dietro ogni creazione, proprio come accade davanti a un’opera d’arte. È stata la conferma che la mixology può avvicinare le persone all’arte in modo spontaneo ma allo stesso tempo coinvolgente”.
Un piccolo inevitabile focus, infine, sugli abbinamenti food: come dialoga la vostra proposta gastronomica con quella della miscelazione?
“La proposta gastronomica firmata da Fulvio Pierangelini dialoga naturalmente con la nostra filosofia di miscelazione. Entrambe condividono la stessa attenzione alla qualità della materia prima, alla stagionalità e alla ricerca dell’equilibrio del gusto. I piatti proposti al Bar Artemisia rappresentano una sintesi dell’approccio culinario del ristorante e i cocktail sono pensati per accompagnare questi sapori senza sovrastarli, creando un’esperienza armoniosa e coerente dall’inizio alla fine”.