Città della Cura Festival 2025, il concetto di cura senza romanticismo
Per il secondo anno consecutivo torna a Firenze il festival “Città della Cura”, organizzato dall’associazione di promozione sociale Tocca a Noi, con il patrocinio del Comune di Firenze e il sostegno del Consiglio regionale della Toscana. In questi tre giorni – 9, 10 e 11 maggio – lo spazio delle Murate sarà animato da incontri, talk e dibattiti che avranno al loro centro il tema della cura.
Per questa occasione abbiamo avuto l’opportunità di chiacchierare con Lucrezia Iurlaro – presidente di Tocca a Noi – sia sui vari aspetti del festival che sull’associazione stessa, che in questi quattro anni di vita ha portato avanti lotte molto importanti su temi sociali, andando ben oltre la scala locale della città di Firenze.
Uno degli argomenti centrali del loro operato è quello della cura, che verrà approfondito sotto diversi e numerosi aspetti in questi tre giorni di festival. Iniziamo quindi la nostra intervista da questo punto qui e nello specifico dal nome “Città della Cura”.
Perché “Città della Cura”?
<<Nasce da un’ispirazione: l’estate scorsa abbiamo letto il libro “Manifesto della cura”, scritto da un collettivo di Oxford nel periodo post-Covid. Questo collettivo ha analizzato varie tematiche di vita – ambiente, diritti delle persone, urbanistica, migrazioni e tante altre – e le ha rielaborate attorno al paradigma della cura, abolendo un po’ quella concezione neoliberista improntata sulla produttività e sull’individualismo.
Ci è sembrato che corrispondesse molto bene a quello che è il nostro modo di fare e di attivarci come associazione perché da quando siamo nate nel 2021, e con il Tampon Tax Tour, abbiamo creato, anche se in maniera molto naturale, una rete di cura in tutta Italia.

“Città della cura” perché abbiamo individuato il nucleo più piccolo che possiamo immaginarci e lo abbiamo ricollegato al metodo che noi utilizziamo come associazione, ovvero individuare dei macro-problemi/macro-urgenze/macro-diseguaglianza, portarle nel piccolo individuando delle metodologie locali che possono effettivamente cambiare qualcosa e poi ritornare a livello nazionale, europeo o mondiale. Quindi “Città della Cura” perché vogliamo partire dalle nostre città>>.
In alcuni dei post sui social legati al festival ricorre l’espressione “deromanticizzazione della cura”, un concetto molto coraggioso se si pensa al modo in cui questa è concepita all’interno delle nostre società: qualcosa di automatico e dovuto, solitamente bella e che non ha riscontri sulla vita delle persone che ne portano il peso e la responsabilità.
Come “Tocca a Noi” intende sviluppare questo paradigma della deromanticizzazione?
<<La deromanticizzazione, appunto, nasce dal fatto che c’è questo automatismo di associare la cura a uno specifico genere, questo anche per come si è sviluppato il welfare nel nostro paese. Negli anni ‘70 in cui la donna non aveva diritti intestati a sé come persona e il suo ruolo era associato e vincolato a quello che era il lavoro di cura nell’ambito familiare mentre l’uomo andava a lavorare. E quindi c’era questa romanticizzazione che vedeva il prendersi cura delle persone come la cosa più bella in assoluto e le donne dovevano essere onorate di questo lavoro, non retribuito.
Penso poi al processo che ci è stato nel momento in cui le donne del nostro paese si sono emancipate e hanno iniziato a lavorare fuori casa: il ruolo di cura in automatico è stato affidato alle persone migranti, per esempio, e quindi si è creata un’altra categoria (detto brutalmente perché sono persone umane) indicata come quella che poteva accollarsi l’aspetto di cura all’interno dei nostri nuclei familiari.
La cura però non è di singole persone date per il loro genere di appartenenza o condizione sociale ed economica ma è una responsabilità collettiva, si parla quindi di mutualismo dal basso e welfare di prossimità. E soprattutto deve esserci lo Stato a sostenere laddove il singolo e la famiglia non riesce ad arrivare; qui, invece, si parla del welfare universale, a favore del quale l’associazione si batte.

Quindi sì, l’idea della deromanticizzazione è proprio quella di pensare che dentro la cura c’è anche un po’ di rabbia, intesa come voglia di svincolare tutte le persone che solo per il genere o per il contesto sociale o familiare in cui sono nate sono state in automatico relegate a quel ruolo all’interno della società>>.
All’interno del festival sono stati identificati quattro filoni tematici, ovvero: cura tra generi, cura tra generazioni, cura dell’habitat e cultura della cura. Particolarmente interessante è il secondo filone, quello che riguarda le generazioni, soprattutto in relazione alle numerose attività che l’associazione fa con ragazzi e ragazze, per esempio le iniziative assieme a UISP Firenze oppure alla campagna “Scuola libera tutt3 – Per un’educazione affettiva e sessuale”.
Come si introducono i temi che trattate all’interno dei contesti frequentati dai più giovani?
<<Da quando abbiamo attivati alcuni progetti come le Tampon Box e rapporti di collaborazione come quelli con UISP Firenze abbiamo iniziato a essere presenti anche negli spazi più giovani come le scuole medie, le scuole superiori e le società sportive.
I progetti che abbiamo attivato sono principalmente due. Il primo concerne l’educazione mestruale, quindi più legato alla sfera di cura dei corpi, assieme a realtà come Croce Rossa che porta la componente più scientifica. Il secondo progetto invece era della Regione Toscana in collaborazione con UISP Toscana e vari comitati provinciali all’interno delle scuole medie per parlare di salute ed equità nel mondo dello sport. Nello specifico come Tocca a Noi ci siamo occupati di come cambiano i corpi, e delle emozioni connesse, durante la fase adolescenziale, che è quella più critica della crescita.
Diversamente, nelle scuole superiori andiamo invitati in assemblea oppure da professori e professoresse a parlare di Tocca a Noi, dal punto di vista dell’attivismo per far capire a questi ragazzi che sono loro stessi protagonisti della propria storia e spazi.
Come? Attraverso dinamiche attive spieghiamo cos’è il welfare, la storia dello Stato sociale, da dove deriva quello che stiamo vivendo, quali sono stati i cambiamenti ma quali sono ancora oggi le mancanze e le criticità. Da qui poi ci ricolleghiamo le nostre battaglie perché bisogna far capire a questi ragazzi l’effetto domino che deriva dall’attuare una protesta nel proprio contesto scolastico, che può smuovere qualcosa, passando dalla città e arrivando a parlare con le istituzioni. Il protagonismo va imboccato!>>.

E come vengono accolte le tematiche trattate? Soprattutto rispetto a qualche anno fa, i ragazzi e le ragazze di oggi, che oggettivamente hanno maggiori mezzi attraverso cui informarsi, hanno maggiore consapevolezza di temi quali la sessualità e la conoscenza dei corpi?
<<Ci rendiamo conto che c’è lavoro da fare. Quando ne parli gli occhi si attivano perché i ragazzi sono interessati ma non hanno consapevolezza sulla sessualità – soprattutto le ragazze – anche se al contempo hanno già attivi rapporti sessuali e relazioni sentimentali.
La non conoscenza del proprio corpo crea paura, disagio e la predisposizione a delle violenze fisiche e sessuali, poiché non consapevoli neanche dei proprio diritti. Questo è drammatico perché non abbiamo un programma sessuale e affettivo nel nostro paese, e siamo tra i pochi in Europa. I programmi che esistono sono sporadici e per illuminazione personale di qualche professore. Non ti nego che c’è la preoccupazione che ad oggi, visto anche il panorama politico italiano, l’idea sia quella di cancellare questo tipo di programma dalle scuole, cosa che in parte sta già avvenendo. Per questo motivo a settembre (2024) siamo scese in piazza con “Scuole libere tutt3” perché ci sono dei movimenti all’interno del Governo che vorrebbero eliminare l’educazione sessuale e affettiva nelle aule, escludendo e cancellando le vite di alcune persone, basta pensare alla risoluzione del deputato Rossano Sasso, in Commissione cultura all’interno della Camera dei deputati, che prevedeva il divieto di parlare di identità di genere e orientamento sessuale all’interno dei programmi scolastici>>.
Dalla tua esperienza, quali sono le conseguenze che possono derivare da questo silenzio?
Spiegare come funziona e cosa succede al corpo di questi ragazzi è importante. Per esempio negli uomini: se crescono non sapendo cosa gli succede, magari anche con la vergogna e magari non riuscendo a controllare i propri impulsi sessuali, il rischio è che si trovino in situazioni di violenza e anche in situazioni di salute in pericolo. È molto meglio accompagnarli nella consapevolezza del proprio corpo per evitare tutto ciò.
Per non parlare poi di tutta la fase dell’adolescenza in cui non capiamo cosa sta succedendo al nostro corpo e come gestire i nostri impulsi sessuali. Manca il rispetto reciproco dell’altra persona partendo dal fatto che non si è capaci di rispettare l’intimità e comprendere il concetto di consenso. E i dati sui femminicidi oggi, che sono l’apice della violenza, fanno capire che ancora tutti questi temi non sono stati affrontati nel modo giusto>>.
Nel corso della chiacchierata con Lucrezia, parlando dell’esperienza all’interno delle scuole, una frase in particolare ha fatto breccia e ci ha permesso di affrontare l’aspetto della cura tra i generi:
«Per “cura tra generi” l’immagine che mi viene in mente è l’installazione di una Tampon Box in una scuola media e sapere che anche i maschi portano gli assorbenti e riempiono la scatola. Perché vuol dire rendersi conto che una questione che biologicamente appartiene a una donna è una questione di tutti perché tratta il diritto alla salute e quindi tutte le persone dovrebbero curarsi di tutte, indipendentemente se la cosa ti tocca o meno».
La Tampon Box nasce come naturale proseguimento del Tampon Tax Tour, una delle prime iniziative dall’associazione. Ne abbiamo parlato insieme.
<<Nel 2021 la prima battaglia identificata è stata quella sulla Tampon Tax, ovvero l’iva sui prodotti mestruali, che al tempo era al 22%, nonostante esistesse una direttiva europea del 2006 che invitava i paesi dell’Unione ad abbatterla sino al 5%. Laura Sparavigna, assieme a un gruppo di persone, tra cui Francesca Bertini ora vice-presidente di Tocca a Noi, scrisse una mozione con la logica di calare nel locale un’istanza nazionale, perché l’iva può essere riformulata solo nel Parlamento nazionale. Questa mozione, semplicemente, prevedeva un accordo con le farmacie comunali di Firenze che avrebbero venduto i prodotti mestruali con una scontistica del 18%, simulando così l’abbassamento dell’iva dal 22% al 4% e quel gap lo avrebbe pagato il Comune.

La mozione è stata resa esecutiva nel Comune di Firenze e come prima città italiana a fare questo passo ha creato notizia su tutti i media. Da quel momento in poi Laura venne contattata da tanti amministratori e amministratrici che volevano portare questa iniziativa nel proprio Comune. Quindi abbiamo ideato una Tampon Tax tour per mappare tutti i Comuni che avevano fatto qualcosa di concreto per portare questa mozione nel loro territorio con strategie differenti, perché non tutti disponevano di farmacie comunali, ma tutte legate all’idea di rendere accessibili questi prodotti, oltre all’idea di fare pressione sul nazionale facendo vedere quanti Comuni si stavano muovendo su questo tema.
Puntualizzazione: sin da subito abbiamo compreso anche tutti gli altri prodotti assorbenti, come pannolini e pannoloni, per unire generazioni e generi differenti.
Quindi con questo tour abbiamo ripercorso l’Italia dal sud al nord per un mesetto e mezzo, mappando più di 200 Comuni che erano scesi in campo per questa battaglia e 10 regioni. Nel settembre del 2021 siamo andati in conferenza stampa per dire: bene, abbiamo raccolto queste adesioni, rese visive dalle firme degli amministratori e delle amministratrici su una bandiera. Semplicemente è stato detto: sino ad ora è toccato a noi, ora tocca a voi rimodulando in legge di bilancio l’iva su questi prodotti.
Nel novembre del 2021 siamo state convocate al Ministero dell’Economia e delle Finanze, allora Governo Draghi, che decide di abbassare l’iva dal 22% al 10%. Un piccolo passo avanti.
Portato a casa questo primo risultato, le Tampon Box sono la prosecuzione di questa prima battaglia, l’iva era un punto di partenza ma trattandosi delle mestruazioni di una condizione fisiologica e biologica involontaria non ci sembrava giusto che una parte delle persone dovesse pagare per questo prodotto. Tra l’altro nel 2022 c’è stata una nuova direttiva europea che permette l’azzeramento totale sui prodotti mestruali; mentre noi abbiamo iniziato a studiare esempi come la Spagna, la Scozia, la Francia che hanno cominciato a distribuire gratuitamente i prodotti mestruali negli spazi pubblici.,
La Tampon Box è il prodotto più accessibile in termini di costi e organizzazione da far avere agli spazi pubblici e privati che lo richiedono e si basa sul principio solidaristico del libero scambio: chi può lascia, chi non può prende. Ogni volta che installiamo una Tampon Box cerchiamo di trovare un momento per raccontare e coinvolgere la comunità che frequenta dello spazio, affinché tutti siano in qualche modo responsabili di quell’oggetto lì, che ha un significato ben preciso. Ѐ uno strumento di lotta e consapevolezza importante: c’è il racconto dell’idea del diritto alla salute per tutte le persone>>.
Nel 2025 l’associazione festeggia i suoi primi 4 anni di attività. Cosa vi ha spinti a dire: ora “Tocca a Noi?”
<<Siamo partite dall’idea di ritrovarsi e di creare una realtà che unisse e che rendesse le persone protagoniste perché ognuno di noi ha quel potere per essere incisivo nel funzionamento delle cose nello spazio in cui viviamo. L’idea di non delegare sempre a qualcun altro ma individuare l’organo competente che può modificare quella situazione, ma nel frattempo trovare una soluzione piccola, vicino a noi, che a catena può instaurare un effetto domino del cambiamento. E quindi il “Tocca a Noi” è questo: sia lato che ci tocca e non solo personalmente ma come collettività e comunità (quindi anche a me maschio tocca il tema delle mestruazioni perché vivo in un contesto collettivo e mi voglio occupare del benessere di questo); e come tocchi ognuno di noi, ossia nessuno si deve sentire escluso dalla responsabilità di cambiare le cose, anche se sei uno studente o studentessa di una scuola superiore puoi fare qualcosa>>.

Ed ora, cosa bolle in pentola? Quali saranno le prossime battaglie che intendete sostenere e promuovere?
<<Come associazione le tematiche sulle quali ci stiamo continuando a focalizzare è la campagna sulla giustizia mestruale, sulla quale vogliamo continuare a stare sino a quando le cose non saranno veramente realizzate. Quindi abbiamo riattivato con We World, che è un’organizzazione umanitaria, la campagna “Giustizia mestruale in comune”, giocando sul gioco di parole comune: inteso sia come luogo istituzionale ma anche perché le mestruazioni sono un tema comune.
Parallelamente nel 2022 avevamo lanciato dei piccoli obiettivi sul piccolo Tour dal nome “perché Tocca a Noi Tour”. Il primo è legato al mondo del lavoro, che vorremmo fosse al passo con i tempi e comprendesse le nuove forme contrattuali; un welfare universale in cui i diritti sociali sono intestati alla persona, a prescindere dal suo lavoro e dalla forma contrattuale.
Il secondo obiettivo è rendere i congedi paritari: 5 mesi per la madre e 5 per il padre, 100% retribuiti e obbligatori per entrambi. I motivi che stanno dietro la campagna sono due: uno perché il lavoro di cura non può essere relegato solamente alle donne; due perché anche gli uomini hanno il diritto di prendersi cura dei propri figli.
Vogliamo continuare a creare relazioni all’interno di tutto quanto il paese con le varie realtà associative, come la recente adesione alla campagna “Ma quale casa?” che prevede di inserire il diritto all’abitare in Costituzione, perché anche la casa è cura.
E poi ci piacerebbe continuare a stare dentro al mondo della scuola, soprattutto per essere da pungolo e stimolo, per far capire alle nuove generazioni che possono cambiare le cose nel loro piccolo, proprio come alle origini di Tocca a Noi>>.
Scopri il programma del festival a questo link
Intervista a cura di Rachele Nuti