ExFila, architettura della comunità
Rigenerazione, memoria industriale e nuova scenografia urbana nel cuore di Firenze
Nel tessuto urbano di Firenze, dove la memoria architettonica convive con una vitalità culturale in costante trasformazione, ExFila rappresenta da quasi vent’anni un presidio imprescindibile della vita socio-culturale cittadina. Oggi, linee nette d’acciaio e luci LED ne ridisegnano l’identità spaziale, restituendo energia a uno dei luoghi della comunità e della storia fiorentina.
Il progetto di restyling, firmato dal gruppo 23.quarantaquattro, nasce dalla volontà di ARCI Firenze di consolidare la propria presenza all’interno degli spazi dell’ex fabbrica “Lapis&Affini”, con un programma socio-culturale pieno e un’atmosfera rinnovata.
La storica Fabbrica Italiana Lapis ed Affini
Per comprendere ExFila occorre tornare indietro di oltre un secolo, alla storia industriale che ha plasmato questo frammento di città.
È il 1920. Il mercato dei lapis è saldamente nelle mani di produttori stranieri. Un gruppo di notabili fiorentini registra una società anonima per azioni chiamata Fabbrica Italiana Lapis ed Affini, decisa a ribaltare quel dominio con una produzione tutta italiana. In pochi anni, dalle officine del capoluogo toscano escono milioni di pezzi: matite in grafite con legno di cedro californiano e nomi evocativi come Fiorenza, Orion e Tosca, destinate a conquistare quaderni, banchi di scuola e laboratori artistici.

Nel 1925 arrivano i colori: i pastelli Giotto, nome e marchio che negli anni diventano sinonimo di creatività per intere generazioni di giovani italiani. Sono poi gli anni della guerra, a cui la fabbrica sopravvive con forza e si innova introducendo per esempio i famosi pennarelli e il Tratto Pen, fino a celebrare nel 2020 il suo centenario. Quando, alla fine del secolo scorso, la produzione viene spostata a Rufina e gli spazi fiorentini vengono donati alla città, un capitolo industriale si chiude e un nuovo capitolo, civico e culturale, prende avvio.

Dal 2008 con la nascita di ExFila ad oggi
L’avventura culturale dell’ExFila prende forma nel 2008 grazie alla sinergia tra ARCI Firenze, il Consorzio Metropoli e il Comune di Firenze; gli spazi sono quelli di una villa rurale del Cinquecento che nel Novecento aveva ospitato gli uffici della fabbrica.
Auditorium, sala concerti, teatro, bar e radio riattivano l’organismo architettonico. In diciotto anni, ExFila si è consolidata come centro fondamentale per la città: uno spazio permanente di relazioni, arti performative e cittadinanza attiva. Per consolidare questa presenza e rispondere a nuove esigenze, ARCI Firenze ha recentemente promosso un programma di restyling volto a chiarire e valorizzare gli spazi. L’architettura torna a farsi dispositivo percettivo: luci e riflessi dissolvono i confini tra individuo e collettività, trasformando lo spazio in un campo relazionale.

Il progetto, firmato dal gruppo 23.quarantaquattro – Rocco Lopardo, Stefano Moscini e Giovanni Marino – nasce proprio dalla volontà di rimuovere il superfluo per ritrovare l’essenza: la comunità. L’intervento si è concentrato sui due centri nevralgici: il chiostro al piano terra e il bar del primo piano. Quest’ultimo si trasforma in elemento fulcro. Una boiserie in policarbonato opalino retroilluminato e acciaio avvolge il locale e il bancone, che diventa spazio di relazione e permanenza. La lamiera forata del controsoffitto rivela il soffitto ligneo originario, ricomponendo il dialogo tra memoria e contemporaneità. La luce è materia: strip LED colorate definiscono perimetri, tubi luminosi sopra il controsoffitto aumentano la percezione spaziale, creando un ambiente arioso e dinamico. Il risultato è una scenografia architettonica che non impone, ma riflette la vitalità della comunità.

Ph credit ©Sofia Lalli
Al piano terra, il linguaggio si fa più disteso. Dal bar si accede al chiostro con il suo loggiato rinascimentale e il grande spazio aperto. Qui l’intervento assume toni mediterranei: pouf a strisce e panche dai colori accesi dialogano con la terracotta dei tetti fiorentini, evocando un’estetica conviviale, quasi estiva. Gli spazi esterni sono pensati come salotti urbani: luoghi per l’interazione sociale ma anche per la riflessione individuale. Sullo sfondo, la grafica murale del collettivo Calimaia sintetizza visivamente l’animo libero e leggero del fare comunità.


Ph credit ©Sofia Lalli

Ph credit ©Sofia Lalli
Architettura come infrastruttura sociale
Per 23.quarantaquattro, il progetto è anche ricerca: indagare l’impatto degli spazi ricreativi di comunità sul tessuto urbano contemporaneo, specialmente nelle aree più sensibili alle fragilità sociali. ExFila diventa così caso emblematico di rigenerazione che è insieme spaziale e civica.
Dalla sfida industriale del 1920 alla conquista globale della Fila, fino alla riconversione culturale del 2008, questo luogo ha attraversato un secolo di trasformazioni. Oggi, attraverso acciaio, policarbonato e luce, riafferma la propria vocazione: essere infrastruttura della comunità, specchio e motore della vita culturale di Firenze.