Intervista a Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento

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Inaugurato lo scorso 21 aprile, il Museo Novecento di Firenze, rinasce sotto la guida del direttore artistico Sergio Risaliti.

Due le linee di intervento previste: da un lato il potenziamento della programmazione espositiva con l’alternanza delle mostre e dei progetti temporanei, dall’altro la riorganizzazione degli allestimenti delle collezioni negli spazi originari.

Novità percepibili fin dall’esterno:

un’installazione sulla cancellata infatti, in dialogo con piazza Santa Maria Novella, riporta la scritta “Museo” per sottolineare la nuova funzione dell’edificio e richiamare l’attenzione dei visitatori.
Varchiamo allora la soglia e scopriamo tutte le novità, accompagnati da una guida d’eccellenza: Sergio Risaliti in persona.

sergio risaliti museo del novecento

Direttore, iniziamo dall’esterno: com’è cambiata la “faccia” del museo?
“La scritta nasce, su progetto di Paolo Parisi, da un’appropriazione di segni già presenti nella collezione: singole lettere “prese in prestito” alle opere di Luciano Ori, Ketty la Rocca, Paolo Scheggi, dai manifesti futuristi e dalle pagine della rivista Lacerba.

La scelta della parola “Museo” sta ad indicare la volontà di “svecchiare” il termine per restituire alla casa delle Muse una vitalità contemporanea ricordando che l’arte è figlia della memoria (Mnemosyne). Inoltre, al centro del chiostro, si erge Araba Fenice, lavoro di Marco Bagnoli: una sorta di ‘mongolfiera’ formata da raggi metallici che si originano da un piedistallo su cui è ritagliato il profilo dell’uccello mitologico che dà il titolo all’opera. I tondi in plexiglass sulle vetrate invece, frutto della sovrapposizione di più strati di pellicola pittorica, sono opera di Paolo Masi e si aggiungono all’installazione Everything might be different di Maurizio Nannucci, già presente fin dal 2014. Questa presentazione esterna vuole dare una configurazione inedita dell’ambiente, una nuova “realtà mentale” a cui lo spettatore è chiamato ad attribuire molteplici connessioni di senso”.

Cambiare l’immagine del museo per cambiarne anche la sostanza?

“Sì: il Museo a cui abbiamo pensato è una realtà fluida, un laboratorio e una palestra; un’istituzione multi-tasking, che genera molteplici esperienze e pratiche, e predilige la dinamicità alla immobilità. È un luogo di narrazione e contemplazione, di formazione e scoperta. In questo senso dobbiamo essere capaci di problematizzare quotidianamente l’identità e la funzione stessa del museo, superare la rigidità dei modelli e dei paradigmi passati sfidando l’inerzia intellettuale con nuove idee e scenari più consoni allo spirito del tempo. Senza mai tralasciare la ricerca e l’approfondimento, il Museo Novecento sarà luogo di meraviglia e scoperta per i bambini, i giovani, le famiglie”.
sergio risaliti museo del novecento

Un museo adatto a tutti dunque?

“Il nostro obiettivo è proprio questo: quello di avvicinare spettatori diversi, non solo appassionati, specialisti o turisti ma anche e soprattutto i fiorentini. Vogliamo che riscoprano questa istituzione e che la sentano “loro”. Mai come adesso i musei sono luoghi di meticciato, di vera e propria “intercultura”: ambienti in cui si forma il gusto estetico personale e collettivo, si riscoprono le origini, nascono gli spunti creativi. I musei moderni non sono “teche da esposizione”, sono veri organismi complessi in cui sperimentare emozioni, suggestioni, narrazioni, con cui entrare in dialogo”.

In che modo è possibile produrre questi effetti nel pubblico?
“Intanto attraverso un allestimento più snello, duttile: lo spazio espositivo al secondo piano è stato profondamente trasformato. Ho deciso di rinunciare all’effetto “camera con vista”, privilegiando l’interno
(i dipinti, le sculture) all’esterno (la vista sulla piazza). Rinunciare al magnetismo del Rinascimento significa fare spazio alla scoperta, opera dopo opera, della “poesia” figurativa novecentesca. Concedere il tempo necessario e quieto alla contemplazione, da cui scaturisce la comprensione. Un percorso semplice, chiaro, per temi e generi, decisamente propedeutico. Lo spettatore è guidato, passo dopo passo, nella scoperta, senza sentirsi “sopraffatto” dalla quantità di opere esposte: della selezione originaria, ne ho scelte 75. Un numero sicuramente più esiguo ma che permette ai visitatori di assaporare a pieno l’esperienza”.

Stanze bianche, luminose, spiegazioni chiare alle pareti, nove sezioni tematiche con opere collocate alla giusta distanza. Fogli di giornale, gratuiti, a ogni piano. Oltre all’allestimento, sembra cambiata anche la filosofia del museo.

“Esatto. Con il nuovo riallestimento saremo in grado di “cambiare” il museo ad ogni esposizione per renderlo sempre inedito ad ogni visita, aumenteremo gli eventi collaterali e le mostre temporanee. Sarà un museo “vivo”, “vivace”, “vivente” e non più solo “vissuto”: un palinsesto il più variegato possibile per offrire ai nostri visitatori un deposito di esperienze da portarsi a casa. Anche sotto forma di giornale, che si può comporre liberamente, prendendo le pagine lasciate in dotazione a ogni piano”.

Per realizzare questo progetto innovativo, quali sono state le maggiori difficoltà?

“A parte quelle di natura prettamente economica (dal momento che non siamo una fondazione privata) e la “sana competizione” con tutti gli altri musei fiorentini e del territorio (si pensi anche al Museo Pecci a Prato), una delle difficoltà maggiori è stata la comunicazione: trovare il canale giusto per raccontarci, per accogliere il nostro pubblico e informarlo. Ma confido che con un lavoro diligente e attento, riusciremo a superare anche questa difficoltà”.

Obiettivi ambiziosi, scelte forti, segnali decisi: il Museo Novecento non è più solo un museo. È un luogo di narrazione, di affabulazione artistica, di incontro tra noi e un passato prossimo sempre lì: un monologo che si fa dialogo e poi ancora monologo. Un racconto della musa della memoria: «Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio. Per ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio», così diceva Novecento, nell’omonimo romanzo di Baricco. Il Novecento è un lungo ponte dei sospiri, per ciò che si è vissuto e che ora si rivive, in una nuova forma, contemplandone le opere.
Fatevi raccontare questa storia: entrate nel museo.

Testo di Rita Barbieri
Foto di Museo Novecento

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