INSOLITE SHOES, QUANDO LA “VAN LIFE” INCONTRA LA MODA
In un settore come quello della moda, spesso dominato da logiche consolidate e percorsi già tracciati, scegliere una strada alternativa richiede coraggio, visione e una forte identità. Alessia Campai, giovane imprenditrice toscana, ha fatto proprio questo: ha trasformato un’idea non convenzionale in un progetto concreto, dando vita a Insolite Shoes, un brand locale capace di superare i confini geografici e concettuali del negozio tradizionale.
Formata allo IED e con alle spalle esperienze nel mondo del fashion retail, Alessia ha deciso di creare qualcosa che la rappresentasse davvero. Non un semplice negozio di scarpe, ma una boutique itinerante: un van trasformato in shop, che viaggia tra mercati ed eventi portando con sé una selezione curata di calzature dal carattere deciso, pensate per donne che vogliono esprimere la propria personalità anche attraverso ciò che indossano.
Questa visione è stata al centro dell’evento del 9 gennaio 2026, quando lo showroom di Alessia Campai, a Scandicci, ha aperto le sue porte per una presentazione esclusiva del brand. L’incontro è nato con l’obiettivo di raccontare Insolite Shoes in modo autentico, attraverso un’esperienza diretta capace di unire moda, relazione e comunicazione digitale.
Ospite speciale dell’evento è stata l’influencer Laura Masi, alias Ruberry, selezionata per la naturale affinità con i valori del brand e per il suo approccio spontaneo e genuino sui social. Durante la giornata, Ruberry ha provato una selezione di modelli Insolite Shoes, condividendo impressioni e sensazioni, fino a scegliere il suo paio preferito, poi regalato come simbolo di questa collaborazione. Un momento semplice ma significativo, che ha messo al centro l’esperienza, il dialogo e la possibilità di raccontare il brand a una community più ampia.

Insolite Shoes si distingue per uno stile riconoscibile, audace e contemporaneo. Le scarpe sono selezionate con attenzione, privilegiando brand artigianali, in particolare toscani, e coprendo diverse fasce di prezzo, per offrire qualità, originalità e accessibilità. Ogni modello è pensato come un elemento di identità, capace di unire estetica, comfort e carattere.
Il van, cuore pulsante del progetto, non è solo uno spazio di vendita, ma un vero e proprio luogo di incontro. Ogni tappa diventa un momento di scambio diretto, lontano dalle dinamiche impersonali dello shopping tradizionale, dove il rapporto umano e l’ascolto sono parte integrante dell’esperienza.
È da qui che nasce Insolite Shoes: da una scelta coraggiosa, da una visione in movimento e da un modo diverso di vivere e raccontare la moda. Per approfondire questo progetto e conoscere più da vicino la sua ideatrice, abbiamo intervistato Alessia Campai.
Abbiamo avuto il piacere di intervistare Alessia Campai, fondatrice di Insolite Shoes, per scoprire da dove nasce l’idea originale di unire moda e Van Life, trasformando un furgone in un vero e proprio negozio itinerante.
Insolite Shoes nasce dall’unione tra Van Life e moda. C’è stato un momento preciso o un viaggio particolare in cui hai capito che un furgone sarebbe stato il negozio perfetto per le tue scarpe?
«Sì, c’è stato un momento molto preciso. Due anni fa, durante l’estate, ho avuto l’occasione di fare un viaggio on the road: ero in macchina, con una tenda sul tettuccio, e stavo vivendo quell’esperienza di libertà e movimento che ti cambia il modo di vedere le cose. Durante quel viaggio ho conosciuto un ragazzo che vive tuttora facendo lo youtuber: racconta la sua Van Life, viaggia per il mondo con la sua cagnolina e condivide una vita completamente on the road.
Il suo spirito, il suo modo di vivere e soprattutto la sua felicità nello scoprire sempre posti nuovi mi hanno profondamente colpita. L’idea di avere una casa ambulante, di essere sempre in movimento, mi affascinava tantissimo. Io avevo già il sogno di aprire un negozio di scarpe, ma allo stesso tempo sentivo forte il desiderio di non essere legata a un solo posto.
Così, quasi per gioco, gli dissi quanto sarebbe stato bello creare una Van Life… ma con un negozio di scarpe. Lui mi guardò e mi disse semplicemente: “Lo devi fare”. Da lì ho iniziato a pensarci seriamente, e piano piano quell’idea è diventata Insolite Shoes.»

“Quando la Van Life incontra la moda: il viaggio che ha dato vita a Insolite Shoes”. Il nome del brand è molto forte. Cosa deve avere una scarpa per essere definita “insolita” secondo i tuoi canoni e come selezioni i brand artigianali con cui collabori?
«Il concetto di “insolito” per me riguarda sia le scarpe sia la modalità di vendita. Seleziono modelli che seguono le tendenze del momento, ma che abbiano sempre qualcosa di diverso rispetto ai grandi classici: colori più ricercati, forme particolari o dettagli fuori dagli schemi. Non volevo proporre brand famosi o facilmente reperibili online o nei negozi tradizionali, ma realtà di nicchia, che rendessero l’offerta davvero unica.
La selezione nasce da molta ricerca e confronto. Le fiere di settore, come il MICAM di Milano, sono per me fondamentali: mi permettono di scoprire nuovi brand, vedere in anteprima le collezioni e restare aggiornata sulle novità. A questo si aggiunge il contatto diretto con piccoli artigiani, spesso del territorio, che ho conosciuto nel tempo.
Scelgo i brand non solo per lo stile, ma anche per la qualità dei materiali e per il rapporto qualità-prezzo. Cerco di offrire diverse fasce: da modelli più accessibili a quelli in pelle e fatti a mano, così che ogni cliente possa trovare la scarpa giusta, senza rinunciare all’identità di Insolite Shoes».
Vendere su un van itinerante rompe le barriere del negozio tradizionale. Qual è la reazione più curiosa che hai ricevuto dalle persone che vedono il tuo shop per la prima volta lungo le strade toscane?
«Ogni volta è un’emozione bellissima. Già solo osservare lo stupore delle persone che passano, che si fermano a guardare il van, a fare foto o a farmi i complimenti, è qualcosa che mi riempie di gioia. All’inizio una delle mie paure più grandi era proprio che questa novità potesse spaventare invece di incuriosire, ma fortunatamente è successo l’opposto.
Le persone sono estremamente curiose: vogliono sapere come funziona, com’è nata l’idea, mi fanno tantissime domande. Molti mi definiscono “geniale” o mi dicono che vedono in questo progetto una grande creatività. Essendo una persona molto legata all’arte, sono complimenti che mi porto davvero nel cuore, anche se forse un po’ esagerati, ma che danno una grande soddisfazione.»
L’incertezza del tempo è uno dei punti critici di un progetto itinerante. Come utilizzi i social, in particolare Instagram e Facebook, per trasformare un imprevisto come la pioggia in un’opportunità e dirottare le clienti verso lo shop online o lo showroom?
«Il meteo è sicuramente uno degli aspetti più delicati del lavoro itinerante, perché fino all’ultimo non si sa mai davvero cosa aspettarsi. Quando possibile cerco comunque di essere presente agli eventi: se piove leggermente, mi fermo temporaneamente e aspetto le clienti. Solo in caso di condizioni davvero estreme l’evento viene annullato.
In queste situazioni i social sono fondamentali. Utilizzo soprattutto le storie, perché sono immediate e molto seguite. Nel calendario mensile degli eventi segnalo sempre che eventuali aggiornamenti verranno comunicati proprio lì, così chi mi segue sa dove trovare le informazioni in tempo reale. Inoltre invito sempre le clienti a contattarmi direttamente su WhatsApp: sono sempre reperibile e questo crea un rapporto diretto e di fiducia, permettendo anche di indirizzare verso lo shop online o lo showroom.»

Hai espresso il desiderio di parlare a un target più giovane. Oltre al prodotto, quali pensi siano i valori di Insolite Shoes che potrebbero far innamorare una ragazza di 20 anni?
«Più che di valori in senso stretto, credo si tratti di approccio. I valori di Insolite Shoes sono gli stessi da sempre e rimarranno tali: disponibilità, flessibilità e soprattutto gentilezza, che per me viene prima di tutto, indipendentemente dall’età del pubblico.
Per avvicinarmi a un target più giovane so però che dovrò lavorare ancora di più sulla comunicazione, in particolare sui social. È importante che una ragazza possa farsi un’idea di me, del brand e di ciò che può trovare, prima ancora di arrivare al van o in showroom. Per questo voglio mostrare di più: abbinamenti, consigli di stile, ispirazioni. Credo che oggi, soprattutto per un pubblico giovane, una comunicazione aperta, continua e autentica sia fondamentale.»
Gestisci tutto da sola, dalla guida del van alla selezione dei prodotti fino alla comunicazione sui social. Qual è la parte del tuo lavoro che ti dà più energia e quale invece vorresti delegare per far crescere il brand?
«La parte che mi dà più energia in assoluto è la vendita diretta e il rapporto con le clienti. È qualcosa che mi fa sentire viva ogni volta: per me è una sfida continua riuscire a capire le loro esigenze e trovare la scarpa giusta. Quando ci riesco, è una soddisfazione enorme. Subito dopo viene la ricerca e la selezione delle scarpe, perché sceglierle personalmente mi permette di sentirle davvero mie e di raccontarle e venderle in modo più autentico.
Se penso invece a cosa vorrei delegare, direi la gestione dei social e della vendita online. Gestire tutto da sola è complesso, soprattutto quando si affianca alla vendita fisica. Mi piacerebbe avere una persona al mio fianco che mi supporti nella comunicazione digitale e nell’e-commerce, qualcuno che mi aiuti a far crescere il brand anche online.»
Hai accennato alla possibilità di espanderti nel mercato-uomo. Pensi che l’approccio “street shop” e itinerante funzionerebbe allo stesso modo o servirebbe una strategia di comunicazione completamente diversa?
«Il mercato uomo è sicuramente più complesso e rappresenterebbe una grande sfida. Allo stesso tempo, però, credo che l’approccio street e itinerante potrebbe funzionare molto bene, forse persino più che nel mercato femminile. L’uomo tende a essere un cliente più deciso: ha meno varietà di modelli tra cui scegliere e, una volta trovata una scarpa che gli piace e con cui si sente comodo, la scelta è spesso più immediata.
La difficoltà maggiore sarebbe proprio nella selezione dei prodotti, perché trovare modelli davvero “insoliti” per l’uomo è più complicato rispetto al mondo femminile. Per quanto riguarda la comunicazione, invece, qualcosa andrebbe sicuramente adattato. Oggi nella vendita mi baso molto sull’empatia e sul mettermi nei panni della cliente; con un pubblico maschile l’approccio sarebbe più orientato al consiglio pratico e funzionale. Detto questo, credo che lo spirito street e itinerante rimarrebbe efficace anche in questo contesto.»
Se dovessi descrivere Insolite Shoes con tre parole che non siano “scarpe” o “van”, quali sceglieresti?
«Colori, perché raccontano la personalità del brand; disponibilità, per il rapporto diretto con le persone; e innovazione, per il modo in cui Insolite Shoes si muove e si racconta.»
C’è una cliente o un incontro particolare che ti è rimasto nel cuore e che riassume il senso del tuo progetto?
«In realtà non c’è un solo incontro, ed è forse questa la cosa più bella. Se dovessi fare due esempi, penso a una cliente che è tornata più volte dicendomi che continuerà a scegliere sempre Insolite Shoes perché con le mie scarpe si sente unica, comoda e soprattutto se stessa, e perché il rapporto con me la fa stare bene.
Un’altra cliente mi ha detto che venire a comprare da me è quasi terapeutico, un momento che fa con il cuore quando ha bisogno di sentirsi meglio. È qualcosa che accomuna molte delle mie clienti: mi dicono di sentirsi accolte, a proprio agio, coccolate. Per me questo è fondamentale.
Ovviamente sono felice che le scarpe piacciano, ma ciò che mi rende più orgogliosa è che le persone tornino soprattutto per l’approccio umano. Mi affeziono molto alle mie clienti e credo che creare un legame vero sia più importante che acquisirne sempre di nuove. Il loro riscontro positivo è la mia soddisfazione più grande.»
Cosa cerchi in una scarpa quando decidi di portarla a bordo del tuo van?
«Cerco sempre modelli che abbiano qualcosa di diverso rispetto a quelli che si trovano nei negozi tradizionali, dettagli o forme che li rendano riconoscibili. Allo stesso tempo, per me è fondamentale mantenere un buon equilibrio tra qualità e prezzo, così da rendere le mie scarpe accessibili al maggior numero di persone possibile.»

Perché, secondo te, le scarpe sono un accessorio così importante per una donna?
«Per me le scarpe sono un accessorio fondamentale, perché hanno il potere di trasformare completamente un look. Anche un outfit semplice, come un jeans e una T-shirt bianca o una camicia, può cambiare radicalmente in base alle scarpe che si scelgono: una sneaker, un décolleté, un mocassino in pelle o uno stivale raccontano storie diverse.
La scarpa definisce lo stile, l’occasione e spesso anche ciò che una donna vuole esprimere in quel momento. È un dettaglio che accentua la personalità e completa davvero l’insieme.»
Come ti immagini tra cinque anni? Dove sarà parcheggiato il tuo van (o i tuoi van)?
«Tra cinque anni mi immagino con almeno un altro furgone, magari dedicato anche alla vendita uomo, e con una presenza online sempre più stabile e strutturata. Spero di vedere lo showroom ancora più vivo, con sempre più persone che vengono a trovarmi, e di partecipare a eventi fissi e ricorrenti, appuntamenti che le clienti conoscano e aspettino.
Mi piacerebbe creare una rete di luoghi e momenti riconoscibili, dove incontrare una clientela affezionata che torna nel tempo. Un progetto in movimento, ma con basi sempre più solide.»
L’intervista ad Alessia Campai restituisce il ritratto di un progetto che va oltre il concetto di vendita, trasformandosi in un’esperienza fatta di relazione, ascolto e identità. Insolite Shoes è il risultato di una visione autentica, costruita passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, dove la moda incontra il viaggio e il contatto umano diventa parte integrante del brand.
Tra innovazione, artigianalità e un approccio profondamente personale, Alessia dimostra come sia possibile creare un’impresa capace di muoversi fuori dagli schemi, mantenendo saldi i propri valori. Un progetto in continua evoluzione, che guarda al futuro senza perdere il legame con le persone che lo rendono vivo ogni giorno.
Articolo a cura degli studenti del corso di Multimedia Communication di IED Firenze A.A. 2025/26