Rifò Firenze

Abbigliamento con fibre rigenerate per una moda più sostenibile a Firenze

Il 29 novembre 2025 è stato inaugurato un nuovo store di moda sostenibile in Manifattura Tabacchi, che vede come protagonisti il brand pratese Rifò e quello spagnolo Ecoalf. I due condividono gli stessi ideali: creare capi più rispettosi dell’ambiente, con materiali riciclati e riciclabili.

La sostenibilità in ambito moda significa creare prodotti e sistemi di produzione che minimizzano l’impatto ambientale e sociale. Ciò può essere raggiunto attraverso l’uso di materiali sostenibili e il riciclo dei tessuti. La produzione locale e l’artigianato possono aiutare a ridurre l’impatto ambientale e a sostenere le comunità locali. I consumatori possono fare la differenza scegliendo prodotti più sostenibili, comprando meno e meglio, e riciclando o riutilizzando vestiti.

L’industria della moda è una delle più inquinanti e sfruttatrici del mondo, è responsabile del 10% delle emissioni globali di gas serra. La produzione di tessuti sintetici, come il poliestere, richiede grandi quantità di petrolio e genera micro plastiche che finiscono negli oceani. La tintura e il trattamento dei tessuti utilizzano sostanze chimiche tossiche che inquinano l’acqua e il suolo. Il fast fashion, con la sua produzione con consumi eccessivi, genera enormi quantità di rifiuti tessili.

Inoltre, l’industria della moda è nota per lo sfruttamento dei lavoratori, soprattutto nei paesi in via di sviluppo; sono spesso sottopagati e lavorano in condizioni di sicurezza precarie, esposti spesso a sostanze chimiche pericolose. 

“Nulla si crea, tutto si rigenera”. Nasce così il brand pratese Rifò, realizzato nel 2017 da Niccolò Cipriani con l’idea di creare una linea di abbigliamento fatta con fibre rigenerate e sostenibili, basata su una produzione senza sprechi

I capi hanno una produzione locale, che avviene nel raggio di 30 km dalla sede; questo permette di garantire una produzione Made in Italy fatta a chilometro zero. Trasparenza, qualità, sostenibilità e responsabilità: sono questi i valori che hanno permesso a Rifò di diventare nel 2020 una B-Corp. 

Proprio con Niccolò Cipriani abbiamo scambiato alcune battute sull’attività di Rifò dopo aver visitato il negozio.

<<Rifò non a caso nasce a Prato, per trasmettere, attraverso l’attività, la tradizione tessile della rigenerazione” – dice il fondatore a FUL – non a caso, la produzione di un capo inizia proprio con lo smistamento delle fibre svolto dai cosiddetti cenciaioli, figura storica dell’artigiano pratese legata al riciclo dei tessuti che seleziona e classifica vecchi indumenti usati per il riutilizzo>>. 

In negozio è presente un’ampia scelta di capi artigianali, naturali e biodegradabili, ma soprattutto rigenerati e rigenerabili, tra i quali accessori, maglieria e tanto altro. 

<<Inoltre, è presente una recycling box che permette alle persone di donare i loro vecchi indumenti, con una composizione minima del 95% di lana, cashmere o jeans, per poterli riutilizzare e ricavare del nuovo filato – spiega Niccolò – vogliamo far sì che le persone possano partecipare direttamente all’economia circolare>>.

Rifò Firenze

I materiali scelti per le collezioni sono: cashmere rigenerato, primo materiale selezionato da Rifò che ha segnato il punto di forza del brand, grazie alla qualità e alla sostenibilità che esso presenta; lana rigenerata, un materiale caldo e naturale, con basso impatto sul pianeta; jeans rigenerato, materiale peculiare della produzione, con il quale è possibile ricreare un filato; cotone e seta rigenerati, materiali ricavati da scarti industriali. 

A questo punto, dato che a Firenze si è appena conclusa la rassegna Pitti uomo, non potevamo non chiedere le novità della prossima stagione.

<<Novità della FW26/27 saranno l’alpaca riciclata e la lana extra fine. La nuova collezione per Rifò è un passo in avanti – conclude Niccolò – in quanto non è facile introdurre nuovi materiali all’interno della moda sostenibile per via della loro limitata presenza, ma grazie alla collaborazione del team, dopo circa 3 anni, ci siamo riusciti!>>.

Articolo di Emma Lo Grande