La gestione dei conflitti domestici ai tempi del Coronavirus

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Intervista a Fabio Carlo Ferrari, criminologo e mediatore, esperto di gestione dei conflitti e riconoscimento delle emozioni.

Fabio Carlo Ferrari da molti anni si occupa di strategia della mediazione e insegna dalla scuola materna all’Università dell’Età libera. Presidente dell’Associazione per la Promozione della Mediazione e delle Tecniche di Comunicazione D’ACCORD, il titolo della sua ultima pubblicazione è: Non mi rompereIn questi giorni resta a casa a Firenze con moglie, figlio adolescente e tartarughe. Ho avuto il piacere di intervistarlo per FUL, sicuro che i suoi consigli si riveleranno utili a molti per disinnescare tensioni domestiche in questo periodo di quarantena forzata.

Come si concilia l’isolamento con l’educazione dei figli e come gestire un adolescente in questa fase delicata di emergenza sanitaria?

La prima difficoltà consiste nel conciliare l’esigenza imprescindibile di stare a casa con il fatto che i figli si sentono bene, quindi a differenza di una malattia subita in prima persona avvertono la dissonanza tra il comportamento corretto da adottare e il proprio stato psicofisico. In generale anche la complessità di comprendere l’apparente paradosso che la cosa migliore che anche un adolescente può fare consiste nel non fare, una sorta di Wu wei di matrice taoista, nel saper attendere.

Per il resto… è un disastro! Quello che viene meno in questa fase è, anzitutto, la routine scolastica. La mancanza di tempi predeterminati costringe a rinegoziare tutto ogni volta. Un altro vuoto assordante è dato dalle interazioni sociali, ancor più importanti in questa fase dell’esistenza. Come fare? Dopo settimane di assestamento, lezioni scolastiche incoraggianti nelle modalità ma quantitativamente insufficienti, redigere ogni sera un patto con gli orari del giorno successivo è un punto di partenza, un paletto nelle sabbie mobili. Per i rapporti sociali, a maggior ragione, non siamo in carcere: resta intatta, fortunatamente, la possibilità di scambi virtuali. Certo le ore da iperconnessi aumentano, la dipendenza è dietro l’angolo, ma qualsiasi supporto che garantisca scambio e condivisione, anche il videogioco online con chat in sovrapposizione per parlare con gli amici, è meglio che niente. Internet è davvero una risorsa, per chi può disporne liberamente.

Questa situazione potrebbe far emergere conflitti latenti nella vita di coppia, quali sono i rischi e che scenari si potrebbero presentare?

Questa situazione ti costringe a confrontarti con le tue scelte di vita, le tue priorità e i tuoi valori, nel bene e nel male. Se vogliamo continuare con il paragone carcerario, non sei in un luogo alieno con persone sconosciute, ma nel posto che ti sei scelto con le persone che ti sei scelto: gli arresti domiciliari possono anche essere piacevoli.

Non oso pensare viceversa alle coppie che, in questo frangente, non condividono le stesse norme igienico-sanitarie, oppure la percezione del rischio pandemico. Non si tratta del litigio per chi non alza (o non abbassa…) la seggetta del water, ma su cosa può mettere a rischio la nostra sopravvivenza. Mi viene in mente Martha Nussbaum, quando osservava come un differente senso del disgusto, l’emozione primaria che ci difende sia da alimenti potenzialmente nocivi sia da possibili contaminazioni, possa aver contribuito a differenziare tra loro le prime società umane. Per le coppie con figli in casa poi, i figli percepiti sono almeno il doppio, quelli che conoscevi e gli altri, gli sconosciuti, solitamente attribuiti all’altro coniuge: tuo figlio non ubbidisce… no è il tuo che non ubbidisce…. guarda che abbiamo un figlio solo… appunto!

Quanta importanza assume la comunicazione? Da mediatore come si disinnescano i conflitti?

La comunicazione è sempre fondamentale, ognuno ha le proprie responsabilità nel mantenerla attiva. In una discussione particolarmente accesa non è al momento una strategia efficace, come suggeriva il negoziatore William Ury, andare a fare due passi! Immagino che quando tutto questo sarà finito, ci saranno diverse porte interne da sostituire. In altre parole, è pressoché impossibile non litigare

L’unico invito che mi sento di fare è di impegnarsi a ridurre i tempi di recupero dopo un conflitto, evitare i bronci e le ripicche, perdonare (e perdonarci) di più. Utilizzando un po’ di empatia, con la consapevolezza che queste circostanze sono nuove e impegnative per chiunque. Perché siamo tutti sulla stessa barca, o siamo onde dello stesso mare, fate voi. Buona sopravvivenza.

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About Author

Francesco Sani

Classe 1979, è giornalista pubblicista. Sopravvissuto agli anni Novanta, a quel decennio resta culturalmente e irrimediabilmente legato. Sono note le sue passioni per la musica rock, il calcio e ha velleità da fotografo.

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