Indro Montanelli Le Stanze Fucecchio

Le stanze di Indro Montanelli

Visita alla Fondazione Montanelli-Bassi di Fucecchio che custodisce “le stanze di Indro Montanelli”, la ricostruzione degli studi di Milano e Roma del famoso giornalista con il suo archivio personale di documenti e opere d’arte.

A quaranta chilometri da Firenze, tra il Valdarno e la pianura pisana, Fucecchio custodisce una storia che profuma di carta, di inchiostro e di memoria. Nell’antico Palazzo Della Volta, ogni oggetto racconta un frammento della vita e del mestiere di uno dei più grandi giornalisti italiani del secolo scorso: Indro Montanelli.

Sono arrivata a Fucecchio per FUL, con la curiosità di scoprire da vicino un luogo che da anni custodisce la memoria di un giornalista che ha lasciato un’impronta profonda nel giornalismo italiano. La Fondazione Montanelli-Bassi ha sede nel palazzo della nobile consorteria dei Della Volta e, oltre al giornalista, deve parte del suo nome a Emilio Bassi, storico sindaco di Fucecchio e figura affettuosamente legata a Indro.

Palazzo Della Volta Fucecchio

Ad accogliermi è Giovanni Malvolti, consigliere e conservatore della Fondazione. Il suo è un entusiasmo pacato, di chi conosce ogni dettaglio ma continua a stupirsi nel raccontarlo. Mi accompagna al piano superiore e, prima di mostrarmi “le stanze di Montanelli”, mi invita a visitare gli altri spazi della Fondazione. Partiamo dalla biblioteca, nata dalle donazioni del giornalista fucecchiese e ampliata nel tempo con nuovi volumi e contributi privati.

Passiamo poi alla sala di lettura, dove è possibile consultare le collezioni de Il Giornale, La Voce (entrambi da lui fondati, il secondo uscito dal 1994 al 1995) e Le Stanze, gli editoriali scritti per Il Corriere della Sera.

La visita prosegue nella presidenza, una sala che raccoglie cimeli e riconoscimenti personali: le armi della Campagna d’Etiopia, il Leone d’Oro per aver scritto la sceneggiatura del film Il generale Della Rovere, le due lauree honoris causa, fotografie, medaglie e l’albero genealogico della famiglia. Tutto parla di Montanelli, ma anche del tempo che ha attraversato.

Subito dopo entriamo in una sala che ospita una piccola mostra dedicata a Colette Rosselli, la celebre Donna Letizia, visitabile in Fondazione fino al 31 dicembre.

Indro Montanelli Fucecchio
Milano, 1994. Indro Montanelli nella sede de La Voce (autore sconosciuto)

È da qui che si accede alle due stanze che custodiscono gli studi di Montanelli: da una parte c’è quello di Roma, dall’altra quello di Milano. Gli ambienti originali sono stati trasferiti nel palazzo e allestiti con rigorosa precisione: ogni oggetto, ogni carta, occupa ancora il posto che aveva lasciato Montanelli al momento della morte, avvenuta nel 2001.

Due città, due stanze, due sguardi sul giornalismo: la prima più intima, legata agli affetti e alla memoria; la seconda segnata dal ritmo del lavoro e dalla disciplina della scrittura. Lontane ma vicine, raccontano due modi di essere lo stesso uomo.

Nello studio di Roma, sulla parete ovest spicca il ritratto di Ida Bassi, la tata che accudì Indro negli anni dell’infanzia. Sulla scrivania, le fotografie dei genitori Maddalena Doddoli e Sestilio Montanelli, la Olivetti modello Lettera 32, un portapenne, una lampada, un piatto dedicato a Donna Letizia e una minuscola statuetta da Oscar scherzosamente consegnata “al miglior amico”. La tripolina, i tappeti rossi e le piccole sculture danno alla stanza un tono caldo, personale, quasi domestico.

Oltre alle fotografie e agli oggetti, nello studio romano sono conservate preziose raccolte di libri antiquari, edizioni rare e una nutrita serie di volumi di autori del ventesimo secolo. Tra le opere di rilievo, una ristampa anastatica della nota Encyclopédie di Diderot e D’Alembert e un dipinto di Fabrizio Clerici. 

Lo studio di Milano ha un’altra energia: asciutta e operosa. Sulle pareti sono appese diverse fotografie legate agli affetti di Montanelli come il ritratto della giovanissima moglie eritrea Fatima Destà e la foto del giornalista Leo Longanesi, da lui ampiamente stimato e considerato personale maestro di giornalismo.

Indro Montanelli Fucecchio
Indro Montanelli con la sua celebre macchina da scrivere Olivetti modello Lettera 32 (autore anonimo)

Il grande mobile sulla parete, costruito da Emilio Bassi, custodisce oggetti e ricordi come penne, tra cui una Cartier e una Nettuno Superba, piccoli trofei, un busto di Lenin e una statuetta di Stalin, soldatini del ventesimo battaglione eritreo, dischi, dossier, bozze, rassegne stampa, spille e medaglie. Su una lamina d’argento è incisa la prima pagina de Il Giornale del 2 giugno 1977, in ricordo del grave attentato subìto da Montanelli a opera delle Brigate Rosse; accanto, fotografie di Fucecchio, amici e parenti.

Ogni angolo di queste stanze racconta qualcosa e quel qualcosa non smette mai di parlare: come due scrigni magici, gli studi di Montanelli nascondono storie e realtà tutte da scoprire. Prima di lasciare la Fondazione, saluto Giovanni, che richiude le porte con la stessa cura con cui le aveva aperte.

Scendendo le scale del Palazzo della Volta, ho la sensazione che quegli studi non parlino solo di Montanelli, ma del mestiere stesso del raccontare: della curiosità, del rigore e della libertà che fanno ancora di questo lavoro una forma d’arte e di vita.

Per informazioni e visite: www.fondazionemontanelli.it

Foto Cover: lo studio di Indro Montanelli a Milano. Fondazione Montanelli Bassi.