Michelangelo Pistoletto: il Terzo Paradiso al Mercato Centrale

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Al Mercato Centrale di Firenze la nuova installazione di Michelangelo Pistoletto: il Terzo Paradiso.

pistole

Se l’arte non cambia la società, allora succede che la società cambia l’arte.
Mi è sembrata questa una frase bellissima, un sillogismo monco portatore di una verità chiara, sintetica, sconvolgente. Come a dire che se l’arte non si pone di fronte a una questione etica in forma attiva, allora non può che subire le logiche di mercato che la trasformano in un bene di consumo muto: l’arte invece deve avere qualcosa da dire e, di solito, più che mandare un messaggio, lanciare uno slogan, essa deve raccontare una storia. La potenza di queste parole sta anche nella prospettiva in cui si lancia una definizione: attraverso una negazione, chiedendosi non tanto cosa l’arte debba fare, ma cosa non possa assolutamente rinunciare a fare.
pistolettoQuesta frase è uscita dalla bocca di Michelangelo Pistoletto, lunedì 11 gennaio, intorno a mezzogiorno, al primo piano del Mercato Centrale. Curioso. Curioso come un uomo che ha difeso attraverso le sue opere la figura dell’artista indipendente, che ha mosso i suoi passi più importanti nella cornice dell’Arte Povera e che ha sempre fatto della riflessione sul rapporto fra arte e politica un punto ineludibile della sua arte, presenti oggi un lavoro al Mercato Centrale. Proprio lui, che rifiutò l’invito di Leo Castelli a entrare nella grande famiglia della Pop Art americana per non piegarsi a logiche commerciali, oggi produce un’opera site specific in una cornice super-commerciale. Ascoltando le sue parole durante la conferenza stampa, tutto è apparso chiaro. Con voce pacata e parole raffinate, il Maestro Pistoletto parla di come l’artista debba occuparsi del mercato, proprio per non esserne schiavo, per non diventare puro marchio, ma per cambiarlo, agire su di esso attraverso una logica nuova, non solo economica ma creatrice. Entrare nel sistema dalla porta di servizio, per manometterlo attraverso la bellezza.
La maggior parte dei guadagni che derivano dalle opere di Pistoletto vanno ad alimentare il progetto Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, un luogo creato nel corso degli anni Novanta che si occupa di mettere l’arte in relazione attiva con i diversi ambiti del tessuto sociale al fine di ispirare e produrre una trasformazione responsabile della società, ospitando giovani artisti da tutto il mondo.
A Firenze, Pistoletto ha realizzato un’opera per il Mercato Centrale, appunto, con la curatela di Nicolas Ballario e di Domenico Montano: le maestose vetrate della più grande struttura ottocentesca fiorentina si sono trasformate in un’installazione del Terzo Paradiso. Si tratta di un percorso di riflessione iniziato nel 2003, quando Michelangelo Pistoletto inventa un simbolo a partire dalla riconfigurazione del segno matematico dell’infinito: tra i due cerchi opposti, assunti a significato di natura e artificio, viene inserito un cerchio centrale, a rappresentare il grembo generativo di una nuova umanità, ideale superamento del conflitto distruttivo in cui natura e artificio si ritrovano nell’attuale società. Dunque la splendida struttura architettonica del Mercato Centrale, si trasforma nell’impianto scenico di un’opera site specific tra le più grandi realizzate dall’artista.
In questo senso il corto circuito tra arte e mercato (e Mercato) sembra generare una fortunata possibilità: potremmo chiamarla mecenatismo o forse restituzione di un luogo alla sua forma di bene comune attraverso l’arte contemporanea. Non ci si reca più al Mercato Centrale solo per consumare, per comperare, ma anche per vedere, ammirare.
Chiaramente rimangono alcune domande aperte: quale è il ruolo dell’Amministrazione Pubblica? Quale è il rapporto tra artista e committente? Di chi è ora quell’opera? Lasciamo che le risposte emergano proprio dalle parole del Maestro, dalla sua definizione dell’opera prodotta.

«Che cos’ è il Terzo Paradiso? È la fusione tra il primo e il secondo paradiso. Il primo è il paradiso in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana attraverso un processo che ha raggiunto oggi proporzioni globalizzanti. Questo paradiso è fatto di bisogni artificiali, di prodotti artificiali, di comodità artificiali, di piaceri artificiali e di ogni altra forma di artificio. Si è formato un vero e proprio mondo artificiale che, con progressione esponenziale, ingenera, parallelamente agli effetti benefici, processi irreversibili di degrado a dimensione planetaria. Il progetto del Terzo Paradiso consiste nel condurre l’artificio, cioè la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica a restituire vita alla Terra, congiuntamente all’impegno di rifondare i comuni principi e comportamenti etici, in quanto da questi dipende l’effettiva riuscita di tale obiettivo. Terzo Paradiso significa il passaggio a un nuovo livello di civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. Il Terzo Paradiso è il nuovo mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità in questo frangente epocale. Il Terzo Paradiso ha come simbolo una riconfigurazione del segno matematico dell’infinito ed è formato da una linea che, intersecandosi due volte, disegna tre cerchi allineati. I due cerchi opposti significano natura e artificio, quello centrale è la congiunzione dei due e rappresenta il grembo generativo di una nuova umanità.»
Michelangelo Pistoletto, 2003 – 2015

Testo di Unotrezerocinqueuno
Foto di Federica Di Giovanni

 

ENGLISH VERSION>>>>
If art doesn’t change society, then society changes art. I think this is a great quote, and a syllogism that bears some evident truth. Art needs to have something to say, a story to tell; it shouldn’t be a slogan. The power of these words is in the perspective of its definition: a negation – it’s not about what art should do, but about what it shouldn’t give up doing.
This sentence is by Michelangelo Pistoletto, he pronounced it last 11th of January on the first floor of the Mercato Centrale. This is quite curious, considering that Pistoletto refused Leo Castelli’s invitation to join American Pop Art because he didn’t want to submit to a commercial logic. But now he has produced a site specific artwork in a very commercial context, the Mercato Centrale, and in his speech he explained that an artist should deal with the market, not to become its slave, but to be able to change it and operate through it.
Most part of Pistoletto’s earnings are used to finance his project Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, which tries to connect the world of art with the various realities of the social fabric, aiming at producing a responsible transformation of society, hosting artists from all over the world.
In Florence, Pistoletto created the Terzo Paradiso installation in the biggest XIXth century’s building of Florence: the Mercato Centrale.
Terzo Paradiso is born out of the rielaboration of the infinity symbol done by Pistoletto: he inserted a third circle representing a new humankind between the original two, to which he attributed the meanings of nature and artifice. So now we go to Mercato Centrale not only to buy and eat, but also to admire. Here is Maestro Pistoletto definition of his artwork:

«What’s Terzo Paradiso? It’s a fusion between the first and the second paradise. The first one is where humankind was fully integrated with nature. The second one was developed by the human mind and is made of artificial needs and products; an artificial world. The danger of a tragic collision between these two has been announced. The goal of Terzo Paradiso is to lead artifice, that is science, technology, art, culture and politics to give back life to the earth through a change of common values and ethics. Terzo Paradiso means a new stage of global civilization that aims to ensure the survival of humankind, and in which everyone assumes the personal responsibility of the moment we’re living». Michelangelo Pistoletto, 2003 – 2015

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