Pablo Bronstein al Museo Marino Marini

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Il progetto di Pablo Bronstein, “Studi di Scomposizione Manierista” in mostra al Museo Marino Marini. Tra metarchitettura e sprezzatura.

Pablo Bronstein, Sepolcro con danzatore, 2012; Courtesy Museo Marino Marini; Foto © Andrea Rossetti

 

Pablo Bronstein, Sepolcro Rucellai con leggere correzioni manieriste I-IV, 2015; Courtesy Museo Marino Marini; Foto © Andrea Rossetti

Fino al 20 Febbraio 2016, presso il museo Marino Marini di Firenze, è possibile visitare la prima mostra personale dell’artista Pablo Bronstein in un’istituzione italiana. Il progetto Studi di Scomposizione Manierista infatti, è stato pensato appositamente per il museo fiorentino dai curatori Leonardo Bigazzi e Alberto Salvadori.
I piani inferiori del museo diventano la cornice per un dialogo tra il Tempietto del Santo Sepolcro di Leon Battista Alberti per la cappella Rucellai completato nel 1467 (ed entrato a far parte del percorso museale dopo il restauro del 2013) e le moderne rappresentazioni e maquettes dell’artista di origini argentine.
Attraverso un uso sofisticato di rendering 3D ed elaborate tecniche di stampa, Bronstein realizza dei modelli che ripropongono in scala ridotta l’architettura del tempietto, modificandola con aggiunte tipiche appunto del periodo manierista: nicchie, aperture, colonne, ecc.
Questo intento appare però più evidente nella cripta del museo, dove si trovano allestite due grandi strutture gemelle dal titolo “Il sepolcro Rucellai come base per una costruzione manierista su larga scala I-II”. Qui la rivisitazione è più radicale: Alberti si rivela come base di supporto per una libera e personale interpretazione che prevede la perfetta fusione tra estetica e proporzioni di gusto classico e avanzate tecniche realizzative contemporanee.
Infatti, l’interesse di Bronstein per l’architettura sembra essere una costante delle sue opere: simbolo di uno spazio civico e sociale in continua trasformazione, l’architettura, in quanto forma di progettazione e costruzione di luoghi aperti e condivisi, diventa specchio di un’epoca, di una storia, di un mondo. Una sorta di

Pablo Bronstein, Studi di scomposizione manierista. Courtesy Museo Marino Marini; Foto © Andrea Rossetti

metarchitettura dunque, come è stata definita dagli stessi curatori.
Al termine del percorso, si possono osservare anche installazioni diverse e più recenti come per esempio il video Origin of Sprezzatura (2010) in cui, prendendo le mosse dall’antico termine cinquecentesco utilizzato per descrivere l’atteggiamento snob dei cortigiani, si nota un intento critico e quasi dissacratorio nei confronti di una morale falsamente perbenista.
L’allestimento espositivo è di forte impatto scenico: il buio e il silenzio della cripta contribuiscono a creare nel visitatore una sorta di estraniamento dall’ambiente esterno e la sensazione di un conseguente isolamento. Il percorso consente di passeggiare liberamente tra le opere, in un contatto quasi diretto.
Una mostra senza dubbio singolare, d’effetto, per certi aspetti fuori dai circuiti consueti, ma allo stesso tempo innovativa e interessante.

Rita Barbieri

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