Santo Spirito Livingroom: il teatro come atto politico e sociale
Intervista a iNuovi: nel cuore di Santo Spirito nasce uno spazio culturale tra teatro, salute mentale, diritto alla disconnessione e nuove forme di socialità urbana
Nel cuore di una delle piazze più simboliche, vissute e controverse di Firenze, nasce un progetto che sfida le logiche della movida tradizionale e del consumo rapido. Si chiama Santo Spirito Livingroom ed è molto più di uno spazio comunale: è un progetto culturale e sociale che mette insieme teatro, salute mentale, relazione, ascolto e diritto alla disconnessione.
Dietro al progetto c’è iNuovi, collettivo teatrale nato nel 2018 all’interno della Fondazione Teatro della Toscana e cresciuto attraverso anni di lavoro tra scuole, quartieri, laboratori e teatro partecipato. Un percorso che li ha portati fuori dai palcoscenici tradizionali per approdare dentro la città.
Oggi quello stesso percorso fa tappa in Piazza Santo Spirito, trasformando uno spazio inutilizzato in un presidio culturale aperto alla cittadinanza, dove l’arte diventa strumento di incontro, ascolto e rigenerazione urbana.

Dalla Pergola alla Piazza: la nascita di Santo Spirito Livingroom
«Tutto è nato quando ci siamo ritrovati grazie a un bando del Teatro della Toscana», racconta Nadia Saragoni. «Eravamo una ventina di attori e abbiamo iniziato a gestire il Teatro Niccolini. Lì ci siamo resi conto che il pubblico giovane frequentava poco il teatro tradizionale. Così abbiamo iniziato ad andare noi verso le persone: nelle scuole, nei quartieri, nelle piazze. Santo Spirito Livingroom è la naturale evoluzione di questo percorso: uno spazio che diventa “casa nostra” e al contempo un luogo aperto a tutti, dove la rigenerazione della socialità passa attraverso l’arte.»
Fabio Facchini sottolinea quanto fosse importante per il collettivo avere finalmente uno spazio fisico stabile: «Oggi puoi comunicare tutto sui social, ma avere un luogo reale è fondamentale. Le persone devono sapere che quella compagnia lavora lì, che possono entrare, fermarsi, parlare. Per noi fare teatro è già un’operazione sociale».
E non è casuale che questo progetto nasca proprio in Santo Spirito.
«Il fatto che sia nel centro storico cambia completamente il senso del progetto», continua Fabio. «Santo Spirito è ancora un quartiere vissuto da residenti, artigiani, persone che hanno combattuto per mantenere vivi alcuni spazi della piazza. Qui si sente molto il bisogno di un presidio culturale che sia pensato anche per chi il quartiere lo vive davvero. Ci hanno tutti accolto con calore, dalla parte ecclesiastica ai locali storici, perché c’è voglia di vivere la piazza in modo diverso.»
In una Firenze sempre più attraversata dal turismo veloce e dagli Airbnb, Santo Spirito Livingroom prova infatti a costruire uno spazio di prossimità dentro uno dei luoghi più esposti alla trasformazione della città.

Raccontare Santo Spirito attraverso le storie di chi lo vive
Non solo: uno dei progetti futuri a cui iNuovi stanno già lavorando riguarda proprio la memoria viva del quartiere di Santo Spirito. L’idea è costruire un percorso teatrale capace di raccontare le storie degli artigiani, dei residenti e delle persone che abitano quotidianamente la piazza, andando oltre la classica narrazione turistica del centro storico.
«Vorremmo raccontare le storie del quartiere, non fare semplicemente una visita turistica. Santo Spirito è ancora un luogo pieno di artigiani, persone e racconti. Il teatro può diventare un modo per avvicinare persone che magari vivono nella stessa piazza ma non si conoscono nemmeno» spiega Francesco Grossi.
Prima ancora di attivare tutte le attività previste dal progetto, il collettivo ha iniziato a organizzare incontri aperti con i residenti e le realtà del quartiere, con l’obiettivo di costruire il programma insieme alla cittadinanza.
«L’idea è che Santo Spirito Livingroom rimanga uno spazio flessibile, capace di modificarsi e adattarsi anche a partire dalle richieste, dalle esigenze e dalle proposte di chi vive quotidianamente la piazza. Molte persone entrano anche solo per dirci: “Io ci sono. Vivo qui da cinquant’anni”. Oppure ci chiedono semplicemente di fare qualcosa per chi il quartiere lo vive davvero» aggiunge Nadia.
Più che imporre un modello culturale dall’alto, iNuovi immaginano Santo Spirito Livingroom come uno spazio in continua trasformazione, costruito attraverso il dialogo con chi abita il quartiere.

Non solo spettacoli: una nuova idea di socialità urbana
La programmazione di Santo Spirito Livingroom alterna momenti performativi, attività culturali e spazi di decompressione collettiva. Tra i format previsti ci sono:
- Eventi che uniscono musica elettronica e testi recitati
- i Tiny Desk Concerts, mini concerti acustici e immersivi;
- il Microteatro, performance brevi e ravvicinate per pochi spettatori;
- gli Speed Date Letterari, incontri costruiti attraverso il racconto di libri;
- il progetto fotografico Storie in due scatti, dedicato ai racconti personali dei residenti.
Molte attività nascono proprio dall’idea di rallentare e creare occasioni di incontro autentico in uno spazio pubblico spesso dominato dal consumo rapido.
«Oggi sembra quasi rivoluzionario creare uno spazio offline», racconta Francesco. «un posto dove si possa semplicemente stare, senza dover per forza consumare qualcosa. Nella nostra Chill out zone offriamo il “diritto alla disconnessione”: all’ingresso è possibile lasciare volontariamente il telefono in una cassetta di sicurezza per riscoprire la qualità delle relazioni presenti. Questo favorisce quella che chiamiamo “noia creativa”: momenti di inattività necessari per far nascere nuove idee e immaginazione.»
Il progetto prevede anche:
- uno spazio studio estivo;
- un book club condiviso;
- proiezioni di film
- momenti dedicati ai giochi da tavolo
- laboratori teatrali;
- una palestra dell’attore per artisti under 35;
- corsi di teatro interculturale per conoscere culture diverse attraverso il linguaggio teatrale

Il teatro come atto politico e sociale
Nel racconto di iNuovi, il teatro non è mai separato dalla dimensione politica e collettiva. «Mi sono reso conto ancora di più di quanto quello che facciamo sia un atto politico. Parlare di umanità, relazioni, immigrazione o marginalità oggi significa inevitabilmente prendere posizione» spiega Lorenzo Volpe. «Il teatro si basa sull’ascolto e sulla relazione. A differenza dei social network, dove puoi dire qualsiasi cosa senza responsabilità, a teatro sei presente con il tuo corpo. Si crea una piccola polis, una comunità temporanea.»
È questa idea di comunità che attraversa anche il progetto Adotta un nonno, dedicato allo scambio intergenerazionale tra under 35 e over 65: i più giovani aiutano gli anziani con la tecnologia, mentre gli anziani trasmettono competenze pratiche, manuali e racconti di vita.
«Le persone anziane oggi vengono spesso nascoste», raccontano i ragazzi del collettivo. «Eppure una volta erano il centro della comunità, quelle che raccontavano le storie attorno al fuoco. Vorremmo che questo spazio tornasse anche a essere un luogo di racconto e ascolto reciproco».

Benessere, ascolto e diritto alla disconnessione
Un altro dei temi centrali del progetto è quello del benessere psicologico, affrontato però fuori dai contesti clinici tradizionali. La collaborazione con CAT garantisce la presenza della Chill Out Zone e delle attività di riduzione del danno legate al consumo di sostanze. Parallelamente, i percorsi dedicati al benessere psicologico e all’ascolto sono sviluppati attraverso progetti specifici con professionisti esterni, tra cui Claudia Pugi, con l’obiettivo di offrire spazi di confronto, consapevolezza e cura di sé.
«Non siamo educatori», spiega Nadia, «ma crediamo che creare spazi sani di incontro possa avere un impatto reale sul benessere delle persone. Abbiamo integrato laboratori sulla gestione dello stress, dell’ansia e della rabbia tenuti dalla psicologa Claudia Pugi. Usiamo il teatro come strumento informale per favorire l’ascolto di sé e degli altri, offrendo uno sportello di orientamento che aiuti a prevenire le dipendenze e a promuovere stili di vita equilibrati.»

La Firenze che sognano iNuovi
Nonostante le difficoltà del settore teatrale e i tagli alla cultura, iNuovi continuano a vedere nel teatro uno strumento necessario proprio perché fondato sulla presenza fisica e sulla relazione umana.
«Basta un attore che dice “C’era una volta” e il teatro esiste già», conclude Lorenzo. «Siamo convinti che il teatro sopravviverà a qualsiasi tecnologia, inclusa l’AI, proprio perché si basa sul corpo e sull’incontro umano. Per questo crediamo che ci sarà sempre bisogno di luoghi come questo, e speriamo che Santo Spirito Livingroom diventi un modello virtuoso di socialità e accoglienza per tutto il paese.»
Informazioni utili
Santo Spirito Living Room nasce all’interno di un Avviso pubblico del Comune di Firenze sostenuto da ANCI per l’assegnazione di spazi pubblici inutilizzati a giovani under 35. Lo spazio è attivo sia nelle ore diurne, con almeno 10 ore settimanali dedicate a laboratori, attività formative e iniziative aperte alla cittadinanza, sia nelle ore serali. Ogni venerdì e sabato, dalle 20:00 all’1:00, ospita attività culturali, eventi performativi, momenti di socialità e una Chill Out Zone dedicata all’accoglienza, al benessere e alle pratiche di riduzione del danno. Per informazioni e programmazione aggiornata è possibile consultare le pagine social del progetto.