Tutto e niente lo stencil artist che ha colorato Ballarò

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Sapete che noi di FUL abbiamo sempre un occhio di riguardo per la Street Art, quella legata alla nostra città e per tutto il movimento che via via si sta sempre più affermando e radicando nel tessuto urbano nazionale.  Con queste premesse vi portiamo da Firenze verso Palermo in un viaggio alla scoperta dell’impatto artistico di TUTTO E NIENTE nei quartieri popolari di Ballarò e della Vucciria.

tutto e niente ballarò

Camminando tra i vicoli più famosi della città, non c’è angolo che non parli di lui, TUTTO E NIENTE. Stencil veri, immediati, su sfondi verdi-azzurri, che attirano il tuo sguardo ed invitano a soffermarti. Soggetti che fluidificano in un tutt’uno sacro e profano, icone rivoluzionarie a vite umili, ma non per questo meno degne di essere raccontate. Storie che si portano spesso dietro messaggi molto forti, che cercano di spolverare memoria e animi. Minimo comune denominatore di tutti questi volti e figure, il cuore, con il quale hanno difeso la propria vita, i propri ideali. Ed è così che Maria perde i connotati religiosi per divenire Madre, nel senso di Mamma, che ha lottato con cuore per suo figlio e si unisce sui muri ad altre donne che hanno vissuto lasciando un segno, anche solo nella vita dell’artista, al volto puerile di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia, che ‘Tutto e Niente’ ha voluto sui muri per ricordare la sua lotta, i suoi sogni di ragazzo, la sua fame di onestà e libertà. Gesù è semplicemente Nazzareno, non un dispensatore di miracoli, ma un rivoluzionario estremamente e straordinariamente umano. E poi ancora i volti dei ‘fratelli’ incontrati per strada nei quartieri palermitani, l’amico della Costa D’Avorio Birba, i volti delle ragazze della comunità Rom locale, a sottolineare la sua famiglia allargata ‘underground’ come lui stesso afferma: ‘Io sto nell’underground con Tom che ascolta Kusturica, gli zingari agli ottoni col volume a stecca…’.
Abbiamo intervistato l’artista palermitano ‘Tutto e Niente – Temet Nosce’ per capire meglio la storia che ci sta raccontando sui muri…

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La tua voglia di comunicarci il tuo punto di vista sul mondo non ha limiti, la si legge sulla tua pelle coperta di simboli e disegni, la si legge nelle strade della tua città, Palermo, e nei quartieri che ti hanno visto diventare uomo, stracolmi dei tuoi stencil. Senza niente togliere alla bellezza delle tue opere, la cosa che le rende veramente uniche è la sua immediatezza, il suo irrompere dal grigio per farci soffermare su questioni e tematiche di attualità, dall’ambiente all’accoglienza. Chi è Diogene uomo e cosa sta cercando di comunicarci attraverso la propria arte?

Diogene è semplicemente un uomo che, più che comunicare, puntualizza; puntualizza i suoi punti di vista, le sue posizioni, ma anche archetipi che ci legano tutti, figure che rappresentano legami non religiosi ma spirituali, naturali, primordiali… Come l’essere figlio, madre, uomo, donna, martire, eroe, eroina, vincente e perdente. Gli opposti che compongono l’unità, l’altruismo e l’individualismo.

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Stencil immediati senza tanti ‘fronzoli’, un po’ ‘old school’ come i tuoi tatuaggi, che applichi su sfondi colorati che li fanno ancora più spiccare nei vicoli dei quartieri palermitani. Una volta ricordo che mi confidasti che realizzavi le matrici dei tuoi stencil da semplici cartoni di recupero che intagliavi anche con il coltello all’occorrenza. Raccontaci il perché hai scelto la strada per raccontarci la tua storia e la storia degli altri su di un muro…

Ho scelto la strada perché, anche se oggi un po’ meno, è l’unico luogo ancora spontaneo, meno prevedibile, indefinibile, in cui il caso ancora domina e varia sempre in attimi; è un luogo impermanente, ruvido, crudo; è così come lo vedi, quindi, in fondo è l’unico posto rimasto spontaneo e spesso non è una vetrina, ma una fucina dove l’instabilità ti permette di confrontarti con te stesso e con chi ci vive, con chi passa in quel momento, con il sole e con la pioggia. È il luogo più naturale in un tessuto urbano. Sono cresciuto con la frase che ciò che nasceva in strada moriva lì, e, anche se da gli anni 80 in poi è diventato un mezzo per pubblicizzarsi, farsi conoscere e fare il salto di qualità, per me rimane il posto dove puoi ritornare, per disgrazia o per scelta, che ti dà meno aspetti materiali e più aspetti immateriali, e dove ti viene spesso tolto molto ma anche dato tanto. È simbolo di libertà, luogo dove ho sempre amato giocare e stare ed imparato a “galleggiare”, dove ho amato e dove ho pianto, dove ho imparato e disimparato… Dove ci nasce ‘tutto’ ed anche ‘niente’, in breve per me è il “luogo”!

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Anche le location che scegli sono sempre contestualizzate. Dalla porta di una ‘madre’ che hai riempito di poster e stencil agli angoli di Ballarò dove ogni tuo intervento ha sempre un significato nel luogo in cui sorge. Quanto è importante il luogo? Quanto è importante per te che l’arte e la street art si facciano portatrici di un messaggio ulteriore più profondo? Può la strada riuscire dove i musei e le gallerie non arrivano?

Il luogo importa ed ancora di più se ci hai vissuto prima di dipingerci, se hai vissuto chi ci vive e chi ci viveva. L’arte di strada è importante, però bisogna vedere e capire perché viene fatta e il vero scopo. I musei e le gallerie vendono e tutelano un bene quasi sempre per il valore economico e non per quello indefinibile, cioè per il valore artistico. La strada può proporre o vendere l’arte e potrebbe essere anche un’ottima vetrina per l’artista, ma quando incontri un amico, una persona o da bambino giocavi in strada non lo facevi perché dopo aver giocato o parlato o vissuto avevi la tasca più gonfia di soldi, ma semplicemente perché amavi farlo! Per il resto si può ‘spacciare’ dovunque, ma l’obiettivo è il denaro, non comunicare

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Che potere ha la street art nel porre alcune tematiche all’ordine del giorno e come collante sociale tra persone di diversa estrazione, cultura, nazionalità? Tu hai sempre creduto in questo basta vedere i progetti artistici che hai portato avanti negli anni nel quartiere Ballarò e nelle scuole, che si trasformavano spesso in vere e proprie feste. Che cosa hanno significato per te come uomo e come artista queste esperienze?

Sicuramente il potere che ha l’arte di strada è tanto, ma lo completa chi la fa, chi si relaziona e non solo crea, instaurando in certe situazioni un legame di amicizia, di conoscenza, di confronto e spiegando a modo proprio ciò che vuole fare. Queste esperienze che citi hanno significato per me ‘vendere’ il mio tempo agli altri ed ai luoghi gratis, diventando ricco di ricordi, amicizie, sorrisi, incazzature, sfide, tesori sommersi, realtà visibili ed invisibili. Di conseguenza è benzina per continuare, per consumarsi senza vederci un doppio fine, cercare di darsi per spiegare indirettamente che, anche se sembra pazzia, tutti si possono innamorare di ciò e trovare il tempo per darsi…

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Di fianco alle tue opere, sui social, abbini frasi o punti di vista collegati (spesso in dialetto) che attirano sempre la mia attenzione… Chi vince tra parola ed immagine? O l’una ha necessità dell’altra per raccontarci la tua storia?

Possono vincere insieme o solo una alla volta. Le parole possono aiutare a volte a leggere l’immagine e certe volte l’immagine a leggere la parola… Nella realtà, quando chiunque di noi parla di fronte a qualcuno, ha un’immagine e delle parole, ognuno sceglie di attingere o solo da una delle due, oppure da ambedue… Diventano spesso strutture che si sostengono l’un l’altra.

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Casa e Famiglia per te sono…
Casa e famiglia sono dove hai vissuto, dove sei cresciuto, dove vivi con i tuoi genitori o con i tuoi figli, ma la casa non è solo dove sei nato, è anche dove ti puoi muovere, dove puoi amare, dove puoi addirittura odiare la casa… è il mondo intero. E la famiglia è la vita…

Che cosa frulla nella testa di Tutto e Niente? Progetti in vista?

Nella testa di ‘Tutto e Niente’ spesso frulla tutto e niente e non è un gioco di parole spesso… In base a ciò che accade nel quotidiano e nella vita ‘Tutto e Niente’ cerca nuovi archetipi, immagini, parole per dire e comunicare. I progetti futuri, quindi, sono molto legati al fato e al situazionismo, ma sicuramente ‘Tutto e Niente’ ritorna sempre nei luoghi dove ha agito e, come un randagio, cercherà anfratti dove sperimentare e lasciare qualcosa!

Articolo a cura di Francesca Nieri 

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