Alessandro Signorini, canzoni lontane dai riflettori
Musica 24 Luglio 2026 7 min di lettura

Alessandro Signorini, canzoni lontane dai riflettori

Alessandro Signorini, autore, inizia a scrivere dopo i cinquant’anni, un musicista che lavora come se fosse un artigiano. Storia di un incontro che dimostra come la creatività non abbia età e come le parole possano ancora costruire ponti tra le persone.

Alessandro Signorini

Alessandro Signorini, canzoni lontane dai riflettori

Ci sono passioni che rimangono silenziose per anni. Non perché siano meno importanti di altre, ma perché la vita, nel frattempo, chiede spazio. Arrivano il lavoro, la famiglia, le responsabilità, gli impegni quotidiani. Eppure quelle passioni continuano a restare lì, in un angolo discreto della nostra esistenza, aspettando il momento giusto per emergere.

Per Alessandro Signorini quel momento è arrivato dopo i cinquant’anni. Prima delle canzoni c’è stato il calcio. Per anni Alessandro ha indossato la fascia di capitano dell’A.S. Vada e segnato più di cento gol per la squadra del suo paese. Ma se gli chiedi cosa resta davvero di quell’esperienza, probabilmente non parlerà delle reti segnate. Parlerà delle persone. Di un gruppo di ragazzi diventati amici, di legami costruiti nel tempo e rimasti intatti ben oltre il fischio finale.

Ancora oggi, dopo più di vent’anni, quella squadra continua a ritrovarsi per una cena, una risata, un ricordo condiviso. Perché certe vittorie non finiscono in classifica: continuano a vivere nelle relazioni che riescono a resistere al tempo.

È la stessa attitudine che lo ha portato, negli anni successivi, a dedicarsi all’attività di allenatore nei settori giovanili di Fiorentina, Livorno e Pisa. Un percorso in cui il calcio è diventato soprattutto uno strumento educativo, un modo per accompagnare ragazze e ragazzi nella crescita, trasmettendo valori come rispetto, responsabilità e spirito di squadra. Gli stessi valori che oggi ritornano, in modo diverso, nelle parole delle sue canzoni. La musica, invece, è rimasta sullo sfondo. 

O forse sarebbe più corretto dire che le parole sono rimaste sullo sfondo. 

Perché Alessandro ci racconta che il bisogno di scrivere è sempre stato presente.

«Il desiderio di scrivere e raccontare emozioni è sempre stato dentro di me. Per molto tempo sono rimasti soltanto pensieri. Poi, a un certo punto, ho sentito l’esigenza di trasformarli in parole e condividerli con gli altri».

È una frase semplice, ma racchiude qualcosa che appartiene a molte persone. Quante volte ci portiamo dentro pensieri, emozioni o riflessioni senza trovare il modo di esprimerli? E quante volte rinunciamo perché pensiamo che sia troppo tardi per iniziare?

Le canzoni di Alessandro nascono proprio da questo bisogno. Parlano di speranza, di consapevolezza, di futuro. Si rivolgono soprattutto ai giovani, ma in realtà parlano a chiunque abbia attraversato un momento difficile e abbia cercato un luogo dove ritrovare equilibrio. Nei suoi testi tornano spesso parole come responsabilità, comunità, crescita, attenzione verso gli altri. Forse perché sono gli stessi valori che hanno attraversato tutta la sua vita, ben prima della scrittura.

A trasformare quelle parole in musica è stato Luca Bechelli.

Ma una canzone non vive davvero finché qualcuno non le presta la propria voce.

Luca Bechelli

Perché le parole possono emozionare sulla carta e la musica può suggerire atmosfere e sentimenti, ma è nell’interpretazione che una canzone trova la propria identità definitiva. È la voce che le permette di incontrare il pubblico, di uscire dalla dimensione privata di chi l’ha scritta e diventare esperienza condivisa.

Nel percorso artistico nato dall’incontro tra Alessandro Signorini e Luca Bechelli, ogni brano ha trovato il proprio interprete. Il mio posto nel mondo è stata affidata alla sensibilità di Gabriella Ferrara e successivamente tradotta in inglese e interpretata da Barbara Santucci. Bum Bum Bum ha trovato la voce di Elsa Ghelardoni, mentre Un pozzo a colori è stata eseguita dallo stesso Luca Bechelli. Anche Alessandro Turini è diventato parte di questo percorso, prestando la propria voce a brani come L’amico vero, Ladra, La valigia e Più bello del mondo, quest’ultima prossima alla pubblicazione.

Attorno alle canzoni si è sviluppato anche un racconto visivo. I videoclip de Il mio posto nel mondo e Un pozzo a colori, realizzati dal Gruppo NP di Firenze, hanno contribuito a dare forma alle immagini evocate dalle parole e dalla musica, permettendo ai brani di raggiungere un pubblico ancora più ampio.

E forse è proprio questo l’aspetto più affascinante del percorso costruito da Signorini e Bechelli: la consapevolezza che una canzone sia sempre il risultato di un incontro. Tra chi scrive, chi compone, chi interpreta e chi ascolta. Un’opera collettiva che continua a trasformarsi ogni volta che qualcuno decide di farla propria.

Lo dimostrano anche i numeri raggiunti online. I videoclip di Un pozzo a colori e Il mio posto nel mondo hanno superato rispettivamente le 113 mila e le 128 mila visualizzazioni su YouTube, grazie anche all’interpretazione di Francesca Rubino, ballerina di danza classica, e Francesca Conforti. Numeri che raccontano una cosa semplice: quando parole, musica e interpretazione riescono a parlare la stessa lingua, trovano sempre qualcuno disposto ad ascoltare.

Alessandro Signorini

Il loro incontro nasce quasi per caso, attraverso un amico comune. Una telefonata, un primo brano, poi un altro ancora. Fino a costruire una collaborazione che oggi conta oltre dieci canzoni. Ma la parte più interessante di questa storia non è il numero dei brani scritti insieme.

È il modo in cui sono nati.

Bechelli appartiene a una generazione di musicisti che ha attraversato decenni di musica italiana. Ha collaborato con artisti come Ornella Vanoni, Nicola Di Bari, Nada, Marcella Bella, Umberto Tozzi, Pupo e molti altri. Ha scritto, arrangiato, composto, vissuto studi di registrazione, palchi e produzioni discografiche. Eppure, quando gli chiediamo come si definisce, la parola che sceglie non è “professionista”, né “autore” o “compositore”. Sceglie una parola molto più semplice: artigiano.

«Mi piace costruire una canzone partendo dall’istinto, dall’ascolto e dalla sensibilità personale. Una canzone non è un prodotto da realizzare nel modo più rapido possibile. È qualcosa che prende forma poco alla volta, attraverso intuizioni, tentativi e ripensamenti».

In un’epoca dominata dalla velocità, questa è quasi una dichiarazione controcorrente. Perché una canzone non si costruisce in fretta, richiede tempo. Così come richiede tempo scrivere un testo, educare un ragazzo, allenare una squadra o costruire un rapporto umano autentico. Forse è anche per questo che, parlando di Luca, Alessandro finisce inevitabilmente per parlare di qualcun altro: suo padre.

Faceva il falegname, era un uomo che lavorava con le mani e che metteva la propria esperienza al servizio degli altri, senza fare differenze, chiunque avesse davanti. E, in fondo, in quel modo di intendere il lavoro, le relazioni e la cura per le persone, Alessandro riconosce qualcosa che gli appartiene ancora oggi.

Alessandro Signorini e Luca Bechelli
Alessandro Signorini e Luca Bechelli

«In Luca ho ritrovato quella stessa generosità umana, prima ancora che professionale».

È forse il passaggio più bello di questa storia. Perché, a un certo punto, la musica smette di essere soltanto musica, diventa un gesto di cura. Il falegname lavora il legno, lo scrittore le parole, il compositore le emozioni; mestieri diversi, ma accomunati dallo stesso desiderio: dare forma a qualcosa che prima non esisteva.

E per farlo serve sempre la stessa materia prima: il tempo.

Forse è proprio questo che racconta l’incontro tra Alessandro Signorini e Luca Bechelli. L’idea che non esista un’età giusta per iniziare a creare. Che le parole abbiano ancora la capacità di mettere in relazione le persone. E che, in un mondo che corre costantemente verso la tappa successiva, fermarsi ad ascoltare una storia, una canzone o un’emozione possa essere ancora un piccolo gesto rivoluzionario.

La cover e le immagini sono tratte dai videoclip di Un pozzo a colori e Il mio posto nel mondo.