Florence Music Week: la realtà di un sogno
Intervista a Andrea Decuzzi che ha realizzato la Florence Music Week in meno di una settimana, senza budget, senza ufficio, senza sponsor. Otto venue, ingresso libero, oltre settanta artisti.
Occhi azzurri, outfit garantito – stilosamente creativo – sorriso contagioso. Se hai frequentato le notti fiorentine, lo hai incontrato: Andrea Decuzzi sostiene la comunità della vita notturna, i djs e l’idea che la cultura del club porta con sé, con tutta l’umanità, la potenza degli incontri, la condivisione del rituale sostenuto al ritmo dei beat in progressione.
Andrea, di solito, non è uno aspetta il momento giusto. Il momento giusto, nella sua visione delle cose, non esiste – o meglio: coincide esattamente con adesso. È così che è nata la Florence Music Week: da un’urgenza, da un’idea che non poteva attendere, da una manciata di giorni in cui questo ragazzo ha deciso che Firenze meritava qualcosa che ancora non aveva.
La prima edizione si è tenuta dal 1 al 19 aprile 2026. Otto venue disseminate per la città – Avamposto, Dogana, Terrana Studio, Log Out Records, Zoe, Dove, Radio Amblè, Mani Tese – e ingresso libero ovunque. Non un festival compatto in uno spazio, ma un evento diffuso: la città come palcoscenico, i quartieri come ritrovo. Chi vuole capire cosa è la Florence Music Week deve prima capire chi è Decuzzi.

Artista, produttore creativo, fondatore del marchio (nato da una provocazione) Sorry I’m Not A Deejay – un progetto che porta avanti da anni, con t-shirt e felpe indossate da DJ di fama internazionale, una serie YouTube dedicata alla scena elettronica, un archivio vivente di vent’anni passati a girare il mondo dietro i grandi festival. Decuzzi non è un personaggio costruito a tavolino: è qualcuno che ha accumulato esperienza sul campo, che ha imparato osservando, che ha poi deciso di portare tutto questo a Firenze. Andrea ha la carica, una carica che supera, travolgendo.
È un viaggiatore – anche da fermo – persona motivata e ambiziosa, che dal piccolo paese di Casellina ha creato, nella bottega di arrotino del padre, un universo di oggetti di design colorati e unici (tra cui il progetto SpoonMy). Andrea è, più di tutto, persona che tiene alta l’energia, che spinge il suo discorso in maniera seria, affettiva e credendo fermamente nel valore di comunità che solo la musica sa regalare.

«Tutto questo è stato fatto senza budget, senza sponsor, senza staff, senza ufficio. Ci si può chiedere cosa potrebbe diventare con il giusto supporto – oppure ci si può fermare ad ammirare quello che è già.»
La domanda ovvia – quella che prima o poi bisogna fare – è: perché Firenze? La città non è certo la prima nella mappa mentale di chi lavora nella musica elettronica italiana. Milano ha i club, Bologna ha la storia, Roma ha la scena. Firenze ha i turisti e gli Uffizi. Eppure Decuzzi insiste: Firenze ha un’anima musicale sommersa, fatta di label indipendenti, collettivi, spazi ibridi che mescolano vinile e socialità. Log Out Records, Electronic Take Away, New Interplanetary Melodies, Materia Vibrante: tutti partner della prima edizione, tutti parte di un ecosistema che esiste ma che raramente trova un contenitore comune.
È questo, in fondo, il progetto reale: non tanto portare artisti da fuori, ma rendere visibile ciò che c’è già. Almeno per ora. L’ambizione dichiarata è crescere – più artisti, più budget, più risonanza internazionale. La prima edizione è esplicitamente un atto fondativo, una promessa pubblica fatta in piccolo per poterla mantenere in grande.
C’è qualcosa di commovente e insieme di scomodo in questa logica. Commovente perché è rara: quante persone costruiscono davvero quello che immaginano, senza aspettare le condizioni ideali? Scomodo perché la mancanza di risorse non è sempre una virtù – a volte è solo mancanza di risorse, e l’improvvisazione ha un costo che non sempre si vede subito. Una Florence Music Week cresciuta troppo in fretta, senza struttura, rischia di diventare l’ennesimo evento fiorentino che si esaurisce dopo due edizioni entusiaste.

«Firenze è pronta, dice Decuzzi. Forse. Ma le città non si trasformano per buona volontà: si trasformano per investimento, continuità, e una comunità disposta a ripresentarsi ogni anno.»
Quello che non aiuta – e Decuzzi lo dice chiaro, senza diplomazia – è il contesto. In Italia, a Firenze in particolare, manca una visione internazionale del fare cultura. Manca soprattutto la volontà di collaborare: c’è chi ha energia, idee, esperienza concreta, capacità dimostrate – e si trova comunque davanti porte chiuse, richieste di collaborazione ignorate, ostacoli dove dovrebbero esserci aperture. Non è una lamentela, o almeno non solo: è la descrizione di un sistema che preferisce difendere il proprio spazio piuttosto che espanderlo insieme ad altri. Ogni realtà coltiva il proprio orticello, come dice lui. E il paradosso è evidente: unendo gli orticelli si potrebbe provare a costruire qualcosa di molto più grande.
La nostra società è diventata profondamente individuale. Ognuno pensa a sé, protegge il proprio territorio, diffida di chi arriva con proposte nuove. È un riflesso comprensibile, ma è anche una scelta e come tutte le scelte, ha conseguenze. Progetti come la Florence Music Week nascono nonostante questo clima, non grazie a questo. E forse è proprio per questo che hanno ancora più senso: sono la prova che si può fare, anche senza che nessuno ti apra la porta.
Per ora, però, la prima edizione esiste. È successa. Quasi settanta artisti hanno suonato, esposto, parlato, condiviso vinile in luoghi diversi di questa città. Le persone sono entrate gratis e hanno scoperto spazi che non sapevano di avere vicino casa. Questo non è poco.
Se puoi immaginarlo, puoi farlo: è la frase che Decuzzi porta avanti da anni come manifesto personale. Per una volta, sembra che qualcuno ci creda davvero – non come slogan, ma come metodo di lavoro. Il risultato è imperfetto, come sono imperfette tutte le cose fatte con urgenza e senza rete. Ma è lì, e questo conta.
La prossima edizione dirà se era un sogno o un progetto. La differenza, di solito, si misura nella capacità di tornare.
Per saperne di più sulla Florence Music Week: www.florencemusicweek.com.
Per seguire gli altri progetti di Andrea Decuzzi, passati e futuri: www.andreadecuzzi.com.
Ci vediamo il prossimo sabato 9 maggio al Lumen alle 19! Per i 15 anni di FUL magazine e il talk “La cultura del Clubbing”: con Andrea Decuzzi ci saranno Francesco Farfa, Federico Grazzini, Cole in un dialogo inedito, che servirà anche per esplorare come la nightlife possa trasformarsi da spazio di competizione a ecosistema condiviso, capace di generare valore, arte e nuove identità sociali per la città di Firenze.