La Biennale d’arte di Venezia 2026 è una sinfonia in chiave minore
Concepita da Koyo Kouoh, curatrice camerunese-svizzera e direttrice esecutiva e artistica dello Zeitz Museum of Contemporary Art Africa di Città del Capo, la 61° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia ci invita a riscoprire i ritmi più intimi dell’esistenza.
Dopo la prematura scomparsa della Kouoh a maggio 2025, con il pieno sostegno della famiglia, La Biennale di Venezia ha deciso di realizzare la Mostra secondo il progetto da lei ideato, per preservare, valorizzare e diffondere le sue idee e il lavoro svolto con dedizione.
Il titolo In Minor Keys significa letteralmente “in tonalità minori” e propone una visione dell’arte che non cerca soltanto di stupire ma di creare ascolto, consapevolezza, connessione umana, empatia.

“In minor keys” come metafora delle inquietudini del nostro tempo
Il concetto di tonalità minori appartiene al linguaggio musicale; e in questo caso allude metaforicamente alle frequenze attraverso cui percepire aspetti profondi della realtà che il rumore moderno tende a offuscare.

La curatrice, come una direttrice d’orchestra, non ricerca la rassicurante armonia della tonalità maggiore, ma invita gli ospiti ad abbandonarsi a una sorta di trance effimera, lasciandosi attraversare da dissonanze e melodie malinconiche, capaci di dare voce alle ombre del nostro tempo e di tradurre in suono le inquietudini che lo abitano.
In minor keys viene proposta come un’esperienza da vivere con tutto il corpo, non soltanto da osservare razionalmente. Suoni, immagini, sensazioni, forme sciamaniche, hanno il potere magico di sintonizzare la nostra attenzione sulle frequenze delle tonalità minori, dove il reale diventa unico, straordinario, intuitivo. Il progetto cerca di privilegiare risonanze tra pratiche artistiche che pur nate lontano le une dalle altre, condividono immaginari e possibilità di trasformazione.


Una moltitudine di opere che intrecciano tematiche eterogenee
Le opere dei 110 partecipanti, tra artisti e artiste, collettivi d’arte, collaborazioni e organizzazioni artistiche, intrecciano tematiche eterogenee. La memoria storica e le ferite del colonialismo, la fecondità, la fragilità umana, la condivisione e le pratiche capaci di generare comunità, la natura.



La mostra invoca a sottrarsi alla logica secondo cui tutto deve essere veloce, produttivo e misurabile, per recuperare un tempo contemplativo e armonioso capace di farci viaggiare entusiasti verso le nostre dimensioni più poetiche.
I Giardini, l’Arsenale e gli altri luoghi della città che ospitano l’esposizione saranno visitabili fino al 22 novembre giorno ufficiale di chiusura. Per le date del finissage dal 13 al 22 novembre il programma è carico di eventi tra cui performance, dibattiti e conferenze. Il gran finale è affidato all’artista e musicista statunitense Laurie Anderson, che presenterà una performance audiovisiva. Enjoy!
Foto: Kristinn Kis & Johnny Miodini
Sei parte della voce di Firenze.
Non solo un articolo letto: FUL è chi la città la vive e la racconta. Fai girare questa storia e resta nel giro.