Cosa raccontano i carri del Carnevale di Viareggio
C’è un momento, ogni anno, in cui il mondo finisce a Viareggio: impastato in tonnellate di carta di giornale, acqua e farina, modellato in volti giganteschi, trasformato in satira, paura, sogno e denuncia.
Il Carnevale di Viareggio arriva quest’anno alla sua 153ª edizione e resta uno dei più potenti dispositivi culturali che abbiamo in Italia. Non solo per la spettacolarità dei carri – alti oltre 20 metri e larghi 12, tra i più grandi al mondo – ma per ciò che raccontano. Politica, guerra, potere, cambiamento climatico, violenza di genere, illusioni: ogni carro diventa uno specchio che riflette una storia che ci riguarda molto più di quanto, forse, siamo disposti ad ammettere.
Siamo stati al quarto corso mascherato che ha sfilato sui Viali a Mare, frutto del lavoro di 21 ditte artigiane e centinaia di persone che operano tutto l’anno nella Cittadella del Carnevale. Ogni carro prende posizione, interpreta il presente, lo deforma, lo ironizza, lo mette sotto accusa. E il presente, quest’anno, è attraversato da tensioni fortissime: conflitti armati, equilibri geopolitici fragili, diritti messi in discussione ed emergenza climatica.
Vi raccontiamo il significato dei carri di Prima Categoria di quest’ultima edizione.

Nel campo dei miracoli – Jacopo Allegrucci
Pinocchio diventa specchio del nostro tempo. Nel campo dei miracoli si vendono sogni d’oro: fama, successo, felicità immediata. Tutto facile, tutto gratis. Ma il carro smonta la retorica della scorciatoia. Nessuno diventa qualcuno per caso. Il vero miracolo è la fatica, lo studio, la caduta e la risalita. In un’epoca ossessionata dall’idea del “tutto e subito”, Allegrucci invita a scegliere la via lunga. Un messaggio etico, nascosto dietro una fiaba che tutti crediamo di conoscere.

La gallina dalle uova d’oro – Alessandro Avanzini
La finanza ordina, la politica obbedisce. Al centro della scena una gigantesca gallina robotica che cela la caricatura grottesca di Ursula von der Leyen. Le sue uova non generano vita ma armi. Bombe e proiettili sostituiscono il sogno del Green Deal. La pace è rinchiusa in gabbia, guardando impotente il mondo che cambia e l’economia che si militarizza.

In bocca al lupo – Luca Bertozzi
Cappuccetto Rosso incontra il Lupo, ma questa volta la favola non è già scritta. Il lupo rappresenta le paure e gli ostacoli, ma il finale può cambiare. Il carro è un invito al coraggio, a guardare avanti con ottimismo anche quando il predatore sembra inevitabile. Una metafora semplice e potente, che parla a grandi e piccini.

I samurai del potere – Luigi Bonetti
Trump, Putin e Xi Jinping diventano tre samurai intenti a giocare la propria partita nel grande scacchiere mondiale. Putin è il restauratore imperiale, Xi il simbolo del potere centralizzato, Trump l’imprevedibile padrone del caos. Alle loro spalle un drago emerge dalla pagoda: il potere antico che i leader cercano di dominare o riscrivere. Un carro epico, teatrale, che traduce la geopolitica in immaginario orientale.

The last hop(e). Il cambiamento climatico è una bufala – Massimo e Alessandro Breschi
Le ninfee di Monet diventano simbolo della fragilità della Terra. Uno stagno incantato che si trasforma in metafora del disastro ecologico. Il titolo gioca sull’ambiguità tra hop e hope: ultimo salto o ultima speranza? La provocazione è esplicita, richiamando le posizioni negazioniste sul cambiamento climatico. Il carro mette in scena la tensione tra bellezza e distruzione, tra arte e inquinamento.

Nemmeno con un fiore – Umberto, Stefano e Michele Cinquini
Amare non è possedere. È questo il messaggio che attraversa il carro dedicato alla violenza di genere. Trasformare ogni spina in un fiore significa cambiare mentalità. Qui la satira lascia spazio a un’urgenza sociale concreta, diretta e purtroppo necessaria.

Gran casino. Rien ne va plus – Lebigre e Roger
Il mondo è diventato una roulette. Seduto su un trono di macerie, il Diavolo fa il croupier. Si gioca alla guerra, si scommette sul caos, si incassa sul disastro. L’umanità è solo una fiche sul tavolo dei potenti. È uno dei carri più cupi dell’edizione, un’allegoria feroce del capitalismo bellico e dell’azzardo geopolitico permanente.

999 – Carlo e Lorenzo Lombardi
Secondo una leggenda giapponese, chi riesce a piegare mille gru di carta può vedere realizzato un desiderio. Sadako Sasaki, colpita dalle radiazioni della bomba atomica di Hiroshima, iniziò a piegarle sperando di guarire, ma si fermò a 999. Il carro riprende quel gesto incompiuto e lo proietta nel presente. Oggi quel volto potrebbe trovarsi a Gaza, Mariupol o in Sudan: è il volto di ogni bambino che cresce sotto le sirene, che impara troppo presto il linguaggio della guerra. Alle sue spalle appare Godzilla, simbolo di distruzione nucleare e di una modernità fuori controllo. La pace resta incompiuta, come quella millesima gru mai piegata.

Io vivo in questo momento – Roberto Vannucci
Viviamo davvero il presente? O siamo sospesi tra nostalgia e ansia per il futuro? Il carro invita a una riflessione intima e filosofica: il passato è immutabile, il futuro è conseguenza del nostro presente. In mezzo al rumore globale, una voce che invita alla consapevolezza.

Il carro che ha fatto il giro del mondo
Se i giganti di Prima Categoria hanno dominato la scena per dimensioni e complessità, è stato però un carro di Seconda Categoria a conquistare la ribalta internazionale.
Si tratta di “Native American Return” di Fabrizio e Valentina Galli. Protagonista un enorme volatile, una divinità azteca metà uomo e metà aquila, mentre compie un gesto simbolico e provocatorio: strappare lo scalpo al parrucchino di Donald Trump. Con la nuova “Era Trump”, suggerisce il carro, il mondo sembra essere tornato indietro nel tempo. Diritti acquisiti cancellati con una firma, la deportazione come nuova arma politica. Dalle sabbie di un tempo capovolto tornano allora a difendere il proprio popolo i nativi americani.
Il guerriero azteco ricorda a Trump che l’immigrato è lui. Che gli Stati Uniti sono solo uno degli Stati che abitano quella terra chiamata America.
Il video del carro è stato mostrato nella trasmissione di Jimmy Kimmel ed è diventato rapidamente virale. «Quando Jimmy Kimmel ha mostrato il video nella sua trasmissione è diventato incredibilmente virale», ha raccontato Fabrizio Galli il giorno dopo il primo Corso Mascherato. «Quando si parla di politica estera può succedere. Ma i nostri carri vengono pensati mesi prima. Un tema caldo oggi potrebbe non esserlo più quando sfiliamo».
Ed è forse questa la vera forza del Carnevale di Viareggio: commentare il presente, anticipare il dibattito e trasformare l’attualità in un’allegoria che ci obbliga a fare i conti con il tempo che stiamo vivendo.