Caro affitti e calo di presenze: e se il turismo di massa a Firenze morisse con l’estate 2025?
La città di Firenze sta sperimentando il mix letale di affitti alti per i residenti e camere vuote per il calo delle presenze turistiche. Occorre un decoupling: il “disaccoppiamento” di questo fenomeno per un’economia locale in grado di crescere senza un corrispondente aumento della pressione ambientale.
L’estate 2025 in città non verrà ricordata soltanto per le alte temperature. Il crollo delle presenze turistiche e l’arretramento dei margini di profitto si pongono in controtendenza rispetto ai risultati raggiunti negli anni precedenti.
È all’interno dell’interruzione di un trend ormai in crescita da anni che si inseriscono numerosi segnali preoccupanti: dopo un inizio stagione promettente, il capoluogo toscano ha registrato un notevole calo delle presenze turistiche, soprattutto tra italiani e statunitensi, con conseguenze negative sul tasso di occupazione nelle strutture ricettive e del relativo indotto.
I dati recentemente pubblicati da Fiaip Toscana mettono in luce uno scenario in graduale indebolimento. Nel primo semestre del 2025, la domanda di affitti transitori (contratti da 1 a 18 mesi) a Firenze registra un drastico calo del 41% rispetto allo stesso periodo del 2024: la flessione più marcata a livello nazionale. Allo stesso tempo, l’offerta cresce del 32%. Molti proprietari stanno ridestinando le case agli affitti brevi su piattaforme come Airbnb, considerati più remunerativi e flessibili rispetto ai contratti transitori o ai canonici contratti per studenti o lavoratori temporanei.

I dati di Fiaip Toscana fotografano un mercato immobiliare in evidente trasformazione: la domanda di affitti transitori precipita, mentre i prezzi continuano a crescere. Questo paradosso trova spiegazione nella rapidità intrinseca al turismo di massa, che sottrae abitazioni al mercato residenziale destinando immobili agli affitti brevi, più redditizi ma meno compatibili con il bisogno abitativo delle fasce vulnerabili della popolazione.
Le conseguenze sociali derivanti da un mercato così ineguale – quali ad esempio sfratti, dislocazione in periferia o in piccoli comuni, precarietà abitativa diffusa – richiedono politiche pubbliche e interventi regolatori per ripristinare l’equilibrio tra domanda turistica e diritto alla casa.
Emergenza abitativa a Firenze: tra caro-affitti e turismo, il tessuto sociale fa fatica a trovare la propria dimensione
I dati prima menzionati evidenziano una tendenza che accomuna molteplici città d’arte sul territorio nazionale. Tuttavia è necessario fare un passo indietro e inquadrare il contesto nel quale si sta concretizzando tale arretramento.
Mentre l’industria turistica palesa le sue contraddizioni, Firenze continua a vivere una crisi abitativa sempre più acuta. Il crescente numero di abitazioni destinate agli affitti brevi turistici – spinto dal boom di piattaforme come Airbnb – sta riducendo drasticamente l’offerta di case disponibili per i residenti. Parallelamente, i prezzi degli affitti a lungo termine hanno registrato aumenti significativi, spesso incompatibili con i redditi medi della popolazione.
Le fasce più colpite sono studenti, giovani lavoratori e famiglie a basso reddito, che sempre più spesso si vedono costrette a lasciare il centro per trasferirsi in periferia o nei comuni limitrofi. Il Comune ha annunciato nuove misure per regolamentare il mercato, ma l’equilibrio tra sviluppo turistico e diritto all’abitare resta ancora una sfida aperta. Il crollo delle presenze turistiche si inserisce dunque all’interno di un panorama già dilaniato da quella che ormai da anni rappresenta una sospensione del diritto all’abitare.

“In città una camera su due risulta libera”
Con questo allarme il Corriere Fiorentino ha messo in luce una situazione in lento logoramento. In particolare, i tassi di occupazione delle strutture si arrestano attorno al 50%, con un calo tra il 15% e 20% nel solo luglio rispetto allo stesso periodo del 2024. Le prime cancellazioni avrebbero riguardato in particolare i turisti statunitensi, tradizionalmente ad alto potere d’acquisto, mentre anche il turismo italiano arranca a causa della ridotta capacità di spesa.
L’arretramento dei numeri ha preoccupato notevolmente anche i rappresentanti di categoria del mondo imprenditoriale. I quali, preoccupati dalla riduzione dei profitti, in più occasioni hanno denunciato la natura “becera” e “caotica” del turismo di massa. Forse un po’ in ritardo. Forse individuando male la causa del problema.
Francesco Bechi, presidente di Federalberghi, conferma:
«Questo agosto è più lento, nonostante le tariffe più basse. In centro l’occupazione è del 70‑80%… il 2025 non ripeterà le presenze né i fatturati dello scorso anno».
Secondo Lorenzo Fagnoni, presidente di Property Managers Italia, il crollo è stato “un disastro”, con un impatto particolarmente forte sui visitatori americani, ridimensionati a causa di variabili economiche internazionali.

L’evidente indebolimento dell’industria turistica non va osservato come un fenomeno improvviso. Al contrario, è il prodotto dell’assenza di un’adeguata regolamentazione capace di contrastare i processi di gentrificazione.
L’estate 2025 segna per Firenze una battuta d’arresto dopo anni di ripresa post-pandemica. Il calo delle presenze italiane e statunitensi si accompagna a una crescente domanda di soggiorni brevi e last minute, e impone un ripensamento strategico. La capacità di coniugare queste diverse dimensioni sarà al centro dell’impresa volta a ricercare un equilibrio tra speculazione turistica e qualità della vita.
Al momento tutto questo sembra un miraggio e la voracità del turismo di massa finisce per creare una endemica scarsità di abitazioni a prezzi accessibili spingendo molte famiglie verso la precarietà abitativa.
Foto: ©Francesco Sani