Chianti Putto, una denominazione fantasma che continua a produrre ottimo vino

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Cultura ed enologia in un territorio che merita di essere scoperto e valorizzato.

Quando parliamo di vino Chianti bisogna prestare attenzione a non confondere il “Classico DOCG” con quello “DOCG”. Il primo è prodotto nella storica omonima area geografica, il secondo nel più vasto territorio tra le province di Firenze, Prato e Pisa. Tuttavia, pochi sanno che negli anni Sessanta e Settanta esisteva anche un altro consorzio, quello del “Chianti Putto”, nelle terre a cavallo tra Vinci e Pistoia. Oggi quel marchio è sparito, ma la produzione enologa continua a regalare alcuni ottimi vini benché poco conosciuti.

“I pistoiesi per primi ignorano che appena fuori dal centro abitato si faccia il vino” ci raccontano Eleonora e Diego, accogliendoci nella cantina della Fattoria Casalbosco sulle colline di Santomato. “Molti pensano che quella di Carmignano sia la produzione enologica più prossima a questa zona, ma non è così.”  

Sulle ventilate colline pistoiesi

Siamo in visita all’antico borgo medioevale di Casalbosco, edificato come fortilizio militare intorno al 1300 dalle famiglie nobili pistoiesi a difesa della città. Ha attraversato secoli di storia di Pistoia (conquistata nel 1600 delle milizie di Cosimo de’ Medici), spesso fatta di battaglie e congiure tra i casati dominanti: i Cancellieri e i Panciatichi. Infine, all’inizio del XX secolo, era destinato ad ospitare gli alloggi dei braccianti che lavoravano nella tenuta.

La famiglia Becagli è in seguito divenuta proprietaria e ha ristrutturato il borgo secondo lo stile rurale tipico della zona, facendone un grazioso residence immerso nei vigneti. Fa parte del complesso la Cantina di Casalbosco appunto, che è stata cantina sociale fino agli anni Sessanta. Oggi è dedicata esclusivamente alla produzione in proprio dai vitigni dei 150 ettari della tenuta. Qui quotidianamente vengono organizzate degustazioni enogastronomiche e visite guidate. Uno spazio di grande fascino architettonico dove il visitatore viene introdotto ad alcuni vini locali. Segnaliamo un “Chianti Riserva” 90% sangiovese 10% merlot e un “Terrecotte” ottenuto da vitigni 100% merlot.

Pistoia: non solo vivai di piante

Lasciata la fattoria, ci dirigiamo alla scoperta di Pistoia. Il capoluogo vanta un’importante eredità storico-artistica, ma spesso è tagliata fuori dai grandi flussi turistici. Spesso è erroneamente nota solo per l’attività vivaista e l’imponente industria ferroviaria Breda. L’itinerario che consigliamo a chi voglia fare una gita fuoriporta alla scoperta dei suoi tesori parte da piazza Giovanni XXIII. Qui si trova lo Spedale del Ceppo, fino a non molti anni fa ancora attivo come ospedale. Oggi è adibito a museo e ci ricorda che dal XVI secolo fu una delle più importanti scuole di anatomia al mondo. Le decorazioni sulla facciata non lo fanno passare inosservato: sono i celebri medaglioni di Giovanni della Robbia e i fregi di Santi Buglioni.

Stile Romanico e buchette del vino

Passata la Chiesa del Carmine si prosegue lungo via Sant’Andrea. A lato dell’omonima chiesa, che merita una visita, si possono notare alcune curiose aperture di piccole dimensioni. Sono le “buchette del vino” e nel centro storico se ne scovano ancora molte, un tempo usate per la vendita del vino direttamente in strada dai palazzi nobiliari. L’usanza risale più o meno al XVII secolo e pare che solo Firenze, in Italia, ne conti di più.

Addentrandosi nel centro storico (non dimenticate che da piazza dello Spirito Santo si gode una bella vista della cupola della chiesa Madonna dell’Umiltà, la terza d’Italia per dimensioni) si arriva sulla Sala. Storica piazza del mercato di frutta e verdura di giorno, la sera diventa il cuore pulsante della movida con le stuzzicherie, enoteche e i cocktail bar spuntati come funghi negli ultimi anni. 

Piazza Duomo: San Jacopo e il Blues

Ovviamente la nostra passeggiata si conclude con la visita alla cattedrale di San Zeno, dai bianchi marmi in stile romanico, è nota fin dall’antichità ai pellegrini della via Francigena. Infatti detiene una reliquia del corpo dell’apostolo San Jacopo, arrivata da Santiago de Compostela nel 1144 per iniziativa del vescovo. La reliquia, un osso della mascella, è conservata in una cappella aperta al pubblico solo due volte l’anno: a Natale e il 25 luglio, festa del patrono. In quella data si svolge la Giostra dell’Orso, l’antico palio di origine medioevale. Luglio è anche il mese del tradizionale Blues Festival nella piazza del duomo. Proprio quest’anno la manifestazione, che ha ospitato artisti di calibro internazionale come B.B. King, Santana, David Bowie, Bob Dylan e i Pearl Jam, compie 40 anni.

Fuori dalle mura: la chiesa e il suo vino dedicato

Se la camminata vi ha messo appetito ecco che il piatto tipico pistoiese sono i maccheroni sull’anatra. Consigliamo in abbinamento il savignon in purezza “Fuor Civitas”. Il nome è ispirato alla caratteristica chiesa di San Giovanni Fuor Civitas, la prima edificata fuori dalla prima cerchia muraria.

Si tratta di un eccelso Chianti di Casalbosco, a rimarcare il legame con il territorio di una città che, pur non essendo di fama turistica ed enologica, offre al visitatore un percorso ricco di arte e vini. Ottenuti secondo la tradizione enologica toscana apprezzata in tutto il mondo. 

Foto di Luca Managlia.

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Classe 1979, è sopravvissuto agli anni Novanta ma a quel decennio resta irrimediabilmente legato. Sono note le sue passioni per la musica rock, il calcio e ha velleità da fotografo.