cubo nero Firenze

“cubo nero” su Firenze: una questione di procedura non di architettura

Il contestato intervento di riqualificazione dell’ex-Teatro Comunale non può essere solo una questione di architettura, come ci sembra dall’articolo di Artribune sul caso dei nuovi appartamenti di lusso nel cuore di Firenze.

A Firenze, nell’area dell’ex-Teatro Comunale, dove è sorto il cosiddetto “cubo nero”, ci eravamo accorti del volume importante dell’edificio, non siamo stupidi, sappiamo che le impalcature non sono più alte di quello che nascondono. Ma a leggere l’articolo di Artribune del 29 agosto a firma Massimiliano Tonelli “Non c’è nessun cubo nero che rovina lo skyline di Firenze. Solo una nuova polemica fake” sembrerebbe che ci siamo svegliati ieri.

La storia del progetto, è stata scritta e riscritta in questi giorni, ha attraversato fasi complesse tra vincoli della Soprintendenza e successive modifiche, fino a trasformarsi oggi in un complesso di 156 appartamenti di lusso, gestiti da Starhotels. Durante la giunta di Matteo Renzi, dopo anni di abbandono, l’immobile era stato venduto nel 2013 da Palazzo Vecchio alla Cassa Depositi e Prestiti per 23 milioni di euro. Poi è stato rivenduto al fondo immobiliare internazionale Hines & Blue Noble e include anche la creazione di una nuova piazza urbana e la riqualificazione dell’intero isolato con parcheggi, aree verdi e servizi.

Tutta la prima parte dell’articolo di Tonelli è condivisibile, i fiorentini si sono sempre lamentati di ogni intervento architettonico audace in città: “Qualsiasi cosa di nuovo e di diverso si faccia a Firenze, troverete sempre un’armata di professionisti dell’indignazione che chiamerà questo “scempio”. È successo pure questa volta e ci siete cascati pure questa volta“.

Vero.

Ancora: “A Firenze tutto è uno scempio, ogni cosa è un cazzotto in un occhio o, come piace dire ai locals, un “troiaio” (…) Si fa una linea tramviaria? Scempio. Si trasforma un cinema nella più bella libreria del mondo pur mantenendo il cinema? Scempio. Si costruisce un gigantesco tribunale in periferia? Scempio. Si assegna a un grande architetto giapponese il nuovo portico d’ingresso degli Uffizi? Scempio. Si edifica il nuovo Teatro dell’Opera vicino al Parco delle Cascine? Scempio (…). Si demolisce il vecchio Teatro Comunale in abbandono per farci un nuovo piccolo quartiere? Scempio, ovviamente”.

Verissimo.

Il problema è dopo, quando sembra passare l’idea che uno spazio è stato tolto dal degrado e restituito alla città e se sono soldi privati pazienza, tanto il pubblico non avrebbe potuto farci niente:

(…) Insomma un edificio in rovina e abbandonato si trasforma in un pezzo di città fruibile da tutti se non per gli appartamenti (per affittarli o acquistarli occorre della disponibilità economica non trascurabile) quanto meno per gli spazi pubblici al piede.

render Ex Teatro Comunale. ©Vittorio Grassi Architects

Cosa non ci torna dell’impostazione dell’articolo di Artribune

A nostro avviso adesso la questione è di procedura e non di architettura. Perché se qualcuno accetta di buon grado la privatizzazione degli spazi, noi vorremmo sapere con che iter autorizzativi si procede in questi casi, dato che questo non è il primo né sarà l’ultimo degli interventi di fondi immobiliari in città. Ai valori odierni, è chiaro che gli appetiti su Firenze siano molti, non è certo una presa di posizione contro Hines & Blue Noble.

Quindi è lecito incalzare di domande la Soprintendenza e Andrea Pessina, soprintendente di Firenze dal 2016 al 2022. Intervistato da La Nazione del 22 agosto 2025, Pessina ha dichiarato di non ricordare come sia stato possibile che i suoi uffici abbiano dato il via libera alla torre squadrata bianca e nera che svetta sopra corso Italia, nel complesso dell’ex Teatro Comunale.

Questa non è una polemica fake come scrive Artribune, ma un chiarimento sul metodo.

Pure noi ci sentiamo umilmente di fare delle domande: le procedure di autorizzazione di interventi di questo tipo in Italia sono sostenibili a fronte del peso di potenti gruppi immobiliari? Non c’è davvero alternativa al privato ricco? E ancora, quanto tempo valgono i render sulla base dei quali viene espresso un parere?

Domande a cui crediamo la città di Firenze debba trovare una risposta.

Direttore di FUL magazine e membro della redazione dal 2017. Ho realizzato reportage su vari temi tra cui: il fenomeno hooligans agli Europei di calcio in Francia (2016), il primo Pride dell’Ucraina a Kiev (2018), la questione del confine orientale tra Italia e Jugoslavia (2020), la protesta dei lavoratori ex-Gkn di Campi Bisenzio (2021), il vertice NATO in Lituania a Vilnius (2023). Ho coperto svariate edizioni della rassegna di moda “Pitti Uomo” e partecipato come inviato al Festival del Cinema di Cannes nel 2024.