È fiorentino uno dei bartender più importanti di Barcellona, la storia di Davide Norcini
Food & Drinks 8 Ottobre 2026 7 min di lettura

È fiorentino uno dei bartender più importanti di Barcellona, la storia di Davide Norcini

Da Londra a Ibiza fino al Born: Davide Norcini racconta la scena dei cocktail di Barcellona, la Firenze che gli manca e quella che mette in ogni drink.

Davide Norcini in camicia bianca e gilet, seduto su una panca verde tra vetrine di flaconi da profumo illuminate

È fiorentino uno dei bartender più importanti di Barcellona, la storia di Davide Norcini

A Barcellona si arriva per lavorare, poi si finisce per restare

In alcune città ci arrivi per caso, in altre capisci quasi subito che potresti restare a lungo. Per Davide Norcini è andata più o meno così. Fiorentino, da dieci anni nel mondo dell’hospitality internazionale, ha iniziato a lavorare a Londra, è passato da Ibiza e poi è arrivato a Barcellona, dove negli ultimi anni ha costruito la sua carriera dietro al bancone e un día a día del tutto nuovo. Il suo percorso professionale lo ha portato dapprima al Dry Martini, dove ha imparato tecnica, cocktail classici e soprattutto l’arte dell’ospitalità, fino a Dr. Stravinsky, il cocktail bar nel Born che lo aveva affascinato fin dall’inizio e nel quale è entrato nel 2022. Oggi gestisce invece come Assistant Manager la nuovissima Stravinsky’s Parfumerie, il progetto a fianco che unisce cocktail e profumeria, nel quale l’esperienza del cliente diventa qualcosa di molto più ampio rispetto al semplice bere.

Per capire cosa il classe ’94 fiorentino abbia trovato in più a Barcellona, bisogna partire però dalla città di Zafón e dal suo rapporto con il mondo dei cocktail. “La prima cosa che mi viene in mente è la densità di cocktail bar nel centro delle due città. Non ho dati alla mano, ma credo che a Barcellona ci sia una concentrazione molto maggiore di cocktail bar rispetto a Firenze, intesi come locali specializzati, senza contare bar tradizionali e caffetterie”. Una scena che, negli ultimi anni, ha assunto una dimensione sempre più internazionale. “Entrambe le città ospitano eventi importanti per il nostro settore, anche se credo che Barcellona, sotto questo aspetto, sia più attiva. Basti pensare ai World’s 50 Best Bars nel 2022, alla Barcelona Cocktail Fest ogni anno, alla recente Barcelona Hotel Bar Week e a tutti i bar che ospitano guest internazionali, come Paradiso, Dr. Stravinsky, Boadas e tanti altri”. La nostra Firenze, secondo Davide, ha comunque costruito una propria identità: “Ma anche Firenze ha le sue gioie: la cerimonia dei Top 500 Bars nel 2025, la Florence Cocktail Week di Paola Mencarelli e pure i diversi guest internazionali che visitano la città, soprattutto grazie a realtà come Locale”.

Le due città condividono anche una dimensione di bar community che va oltre la semplice concorrenza tra locali. “Per quanto riguarda la community, entrambe le città hanno un ambiente molto bello, costruito anche sull’appoggio reciproco tra i diversi bar, che non sono necessariamente visti come nemici, ma spesso come alleati. Ovviamente esistono piccole rivalità, ma in generale credo che l’ambiente sia positivo in entrambe le città”.

La giornata comincia a mezzogiorno

La vita di chi lavora nella nightlife segue un orologio diverso, questo è chiaro. Il giovane bartender fiorentino prova comunque a trovare un equilibrio tra gli orari del bar e tutto quello che succede fuori dal lavoro. “La mia routine a Barcellona cerca di trovare un equilibrio tra la pazzia dei nostri orari e uno stile di vita sano. Mi addormento molto tardi, quindi per me è difficile svegliarmi prima delle 12”. La giornata parte dalla colazione, poi sport: calisthenics o calcio. “In seguito doccia, pranzo e, perché no, una piccola siesta prima di andare al lavoro. È un’abitudine molto spagnola che sono contento di aver adottato”.

Quando il turno finisce, l’obiettivo è riuscire a lasciare il lavoro fuori dalla porta. “Dopo il lavoro mi piace spaparanzarmi sul divano e cercare di staccare la testa dal lavoro prima di andare a dormire”. Il calcio è rimasto una costante anche dopo il trasferimento, anche se in una forma diversa. “A Barcellona gioco con gli amici, quindi non l’ho abbandonato del tutto, per carità, ma quello che mi manca di più sono le partite ufficiali, a 11”.

La parte difficile dell’andarsene sono le persone

Il prezzo della nuova vita, però, sono soprattutto le tantissime persone lasciate a Firenze. “Senza ombra di dubbio, la cosa che mi manca di più di Firenze è la mia gente: famiglia e amici. La pecca più grande di cambiare vita e andare all’estero è senz’altro lasciare la propria gente. Non nascondo che mi mancano i tempi in cui vedevo i miei cari tutti i giorni”. Una distanza che porta inevitabilmente a fare i conti con le proprie priorità. “Purtroppo la vita è fatta di sacrifici e ognuno compie le proprie scelte in base alle proprie priorità”.

A mancargli è anche un modo preciso di vivere Firenze. “Se pensiamo alla città in sé, mi manca molto passeggiare per il centro senza una meta, semplicemente per esplorare e sentirsi perso come un turista nel museo a cielo aperto che è Firenze”. Vivere all’estero gli ha permesso, allo stesso tempo, di guardare la propria città con occhi diversi. “Vivendo all’estero ho anche la possibilità di apprezzare ancora di più le virtù della mia città, perché quando ci vivi finisci per abituarti e non godertela come quando ci torni solo ogni tanto”.

Barcellona, in ogni caso, ha conquistato una parte importante della sua vita. “Di Barcellona, ormai, non potrai più rinunciare allo stile di vita. È una città dinamica, viva, completa. Insomma, penso che lo stile di vita qui sia tra i migliori al mondo, almeno per i miei gusti, perché offre tutto ciò di cui ho bisogno per essere felice e vivere una vita serena”.

Perché Barcellona continua a essere una calamita per gli italiani

Lo stile di vita è anche il motivo che, secondo Davide, spinge tanti italiani a scegliere la città catalana. “Barcellona è un autentico rifugio di italiani. Siamo una delle comunità straniere più numerose della città e credo che la ragione sia più o meno quella che dicevo prima: el estilo de vida”.

La sua attrattiva sta, in primis, nella sua unicità. “Barcellona è unica e non esiste una città così in Italia, e questo la rende molto attrattiva. Possiamo trovare molte similitudini tra Madrid e Roma, per esempio, o ancora tra il sud della Spagna e il nostro sud. Ma una città come Barcellona in Italia non ce l’abbiamo, e questo secondo me fa la differenza”. Col suo mix mediterraneo e internazionale, Barcellona ha una mentalità che Norcini percepisce come particolarmente aperta. “Barcellona è multiculturale e la Spagna, in generale, è un Paese molto amato da noi italiani. Per di più, in questa città quasi mai ti senti giudicato. Purtroppo non posso dire lo stesso dell’Italia”.

Puoi cambiare città, sì, ma Firenze viene con te

La distanza non ha comunque cancellato le sue origini, anzi. Firenze continua a comparire nel suo lavoro, anche quando non è esplicitamente il tema di un cocktail. “Paradossalmente, in tutti! Essendo io orgogliosamente fiorentino, ho trasferito la mia ‘arte fiorentina’ in tutte le mie creazioni nel corso di questi anni”.

Un esempio preciso è arrivato nel 2024, quando per la Italicus Art of Aperitivo Competition Davide ha presentato un cocktail ispirato all’arte rinascimentale fiorentina, servito in un bicchiere di ceramica a forma della Cupola del Brunelleschi. Tradotto: dichiarazione d’amore alla propria città, trasformata in un oggetto da cocktail bar. La storia, tuttavia, ha avuto un finale decisamente meno celebrativo: “Ironia della sorte, è stata l’unica competizione di miscelazione a cui ho partecipato in cui non mi sono qualificato per le fasi finali”, scherza il nostro interlocutore.

Oggi il suo lavoro continua a muoversi verso una dimensione sempre più esperienziale e tailor made. Stravinsky’s Parfumerie nasce proprio dall’incontro tra cocktail e profumeria, con un’idea di ospitalità che coinvolge più sensi e porta il drink oltre il semplice atto del bere. Il cocktail diventa parte di un’esperienza più ampia, esattamente come la città in cui Davide ha scelto di costruire la sua nuova vita. Firenze, intanto, resta presente nelle persone che gli mancano, nelle passeggiate senza meta, nel calcio e nei cocktail. Barcellona è il luogo in cui ha trovato il suo spazio, ma partire non ha significato cancellare quello che c’era prima. Significa guardarlo da una distanza diversa. Davide, in fondo, si è portato casa con sé. Non in valigia, direttamente dentro i suoi cocktail.

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