Disegnare dà forma alle cose: intervista a Jonny Casamenti

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Intervista a Jonny Casamenti: illustratore «anfibio» che segue le correnti del disegno, della musica, della scultura e della grafica.

Non si riconosce nella definizione di «artista» né in quella di «illustratore» perché Jonny è un anfibio che si muove seguendo le correnti del disegno, della musica, della scultura e della grafica. Partendo da una formazione professionale di tecnico restauratore, ha poi provato a realizzare il suo sogno: disegnare.
Jonny cosa è per te il disegno?
È prima di tutto la mia passione, ma provo a farla diventare anche una professione. Disegnare significa rendere concreto, visibile un sogno, unʼimmagine mentale. Darle forma, sostanza. Con il disegno quello che immagino diventa reale, presente.
Come un cuore dalla texture di un fico dʼIndia o di un diamante? Cosa rappresenta?
Sì, per esempio mi piace molto giocare con questo tipo di contrasti: il fico dʼIndia, fuori pungente ma dentro dolce, associato con il cuore umano, corazzato fuori ma troppo fragile dentro. È un linguaggio metaforico, surreale.
Hai usato il termine «surreale» e, infatti, molte delle tue opere hanno questa caratteristica. Ti sei ispirato al surrealismo?
Sicuramente è un movimento artistico che mi piace molto, soprattutto Dalì. Aveva una visione particolare della realtà, una prospettiva unica che di fatto creava un mondo nuovo, non più solo nella sua immaginazione ma nelle opere. Tutto poteva essere permesso e possibile, quindi rappresentabile.
Oltre al surrealismo cosa ti ispira nei tuoi disegni?
Sarà scontato ma la natura è per me essenziale. Lì cʼè la vita in tutti i suoi aspetti: i germogli, i frutti, le foglie morte. Osservarla mi permette di restare in contatto con le mie radici, con il mio essere parte integrante di un cosmo più grande, di non perdere un punto di vista più ampio e globale.
Per esempio?
Stare nella natura, a passeggio con il mio cane, mi fa capire che serve tempo per fare le cose: ci sono cicli naturali che prevedono periodi di fermento e periodi di stanca. Anche per me è così e ho imparato ad assecondare tutto questo: ci sono momenti in cui lavoro moltissimo e altri in cui ho bisogno di una pausa.
Sembri molto «pacificato» con te stesso, mentre in generale esiste un poʼ lo stereotipo dellʼartista in crisi con il mondo intero…
Diciamo che ho imparato ad accettare chi sono, a capire che non posso essere diverso. Ovviamente anche io, dopo un poʼ di tempo, ho bisogno di un cambiamento, di trovare nuovi stimoli, di uscire, di esplorare.
Infatti tu hai viaggiato molto: studi artistici e musicali in America, lunghi periodi in Spagna… Viaggiare ti permette di mettere un poʼ di distacco, di allontanarti dalla routine e di aprirti al nuovo. A me è servito per cambiare, per acquistare fiducia e sicurezza in me, liberandomi di tante zavorre inutili. Sicuramente mi ha cambiato.
Viaggiando ti sei anche confrontato con il mondo dellʼarte in altri paesi. Cosa pensi? Ci sono differenze?
Sì, molte. A Madrid cʼè più interesse per quanto riguarda lʼarte, più collaborazione tra artisti e anche più spazi espositivi. È una città molto aperta e propositiva
Più di Firenze?
Sono diverse. Qui le persone hanno unʼidea più tradizionale di arte, sono meno interessate al mondo dellʼillustrazione anche se, con le graphic novel, tutto questo sta un poʼ cambiando…
Cosa pensi di questo fenomeno e dei successi per esempio di Zerocalcare e altri?
Sono contento. Lui è molto bravo e fa vedere quali possono essere altre direzioni dellʼarte per interagire con il pubblico. Non solo quella della mostra istituzionale con lʼartista più o meno famoso.
Ma allora per te cosa è lʼarte?
Lʼarte è dappertutto, in tutto. È il modo di guardare il mondo e di farsi sorprendere dalla bellezza, di imparare a cercarla e poi condividerla. Lʼarte è di tutti e per tutti.
Tu però non ti definisci artista, allora cosa sei?
Non lo so… artigiano, restauratore, tecnico, illustratore.. .tutto questo e forse anche altro. Ma per parlare di me, non uso definizioni, spero bastino i miei disegni: lascio che siano loro a raccontare, sono loro il mio linguaggio.

Testo di Rita Barbieri
Foto di Jonny Casamenti

ENGLISH VERSION>>>>
Jonny doesn’t want to be labeled as an “artist”, neither as “illustrator”, because he is like an amphibious that moves through music, culture, sculpture, drawings and graphics. He started as technical restorer but then he decided to fulfill his dream to draw.
Jonny, what does drawing represent for you?
First of all, it’s my passion and then I try to make it a profession. When I draw I give life to a mental image, I make it concrete.
Is it the case of the heart taken from the texture of a prickly pear or a diamond? What does it represent?
I really like experimenting these types of contrasts: prickly pear in the outside is stinging, but in the inside it is sweet and similar to the human heart. It’s a metaphorical and surreal language.
Did you inspire to the surrealism?
I love it and in particular Salvador Dalì. He had a very peculiar vision of reality, a unique perspective that led him to create a new world. Everything was allowed, and therefore could be represented.
What inspires you the most in your works, apart from surrealism?
It can sound predictable, but nature for me is essential. When I look at it I get in touch with my roots and I feel part of a bigger cosmos.
What does it mean?
I love staying outside in the nature, it makes me understand that it takes time to do things. I have learned to follow the rhythm of nature: sometimes I work very hard, sometimes I need a pause in order to regenerate.
You look very “at peace” with yourself, while in general people think that artists are in crisis with the entire world…
Let’s say that I’ve learned to accept who I am and to understand that I can’t change myself. Even if I feel the need, sometimes, to change and to explore.
Travelling you faced foreign artistic realities. What do you think of them? Are there any differences?
Yes, a lot. In Madrid there is more interest in art, more collaborations among artists and more expositive spaces.
Is it more active than Florence?
They are different. Here people have a traditional idea of art, they are less interested in the world of illustrations. Even if, thanks to the phenomenon of graphic novels, something is changing…
What do you think of Zerocalcare and the others?
I’m happy. He is a very good writer and he shows a new way to get in touch with the readers.
What is art for you?
Art is everywhere and in everything. It’s the way you look at the world and let yourself be surprised by it, be on the lookout for it and then share it. Art is for everyone and of everyone.
But you don’t define yourself an artist, so what are you?
I don’t know… artisan, restorer, technician, illustrator… I don’t use definitions to talk about myself. I hope my drawings are enough to tell who I am, they are my language.

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