Il dualismo armonico di Fabio Petani in mostra alla Street Levels Gallery.

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Artista classe ’87, Fabio Petani nasce a Pinerolo e dopo la maturità scientifica si laurea in Beni Culturali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Torino con una Tesi sull’Arte Urbana e la Cultura di Strada dalle origini ai giorni nostri.

 

Questa ricerca lo avvicina ancor più strettamente al panorama artistico torinese e ben presto inizia a collaborare con l’attività degli Street Art Torino, con lo scopo di far conoscer i retroscena e le particolarità delle murate più importanti della città. Poco dopo entra a far parte, con gli artisti Corn79, MrFijodor, Etnik e il fotografo Livio Ninni, dell’associazione Il Cerchio E Le Gocce (molto attiva nel panorama artistico torinese e non solo sin dal 2001). Conta diverse collaborazioni artistiche con realtà torinesi e dal 2014 fa parte del team di StreetAlps, un festival di arte urbana che prende forma nelle valli pinerolesi, e dal 2015 del gruppo di Murarte Torino. Lo abbiamo intervistato in occasione della sua prima esposizione personale fiorentina, Spagyria, presso la galleria di arte urbana Street Levels Gallery che sarà visitabile fino al 3 febbraio.

Nelle tue opere troviamo un collegamento non solo estetico tra natura e forme geometriche. Elementi che talvolta si combinano, si contengono, si intersecano, altre volte si separano in maniera netta divenendo l’uno il negativo dell’altro. L’intento della tua arte è proprio quello di creare equilibrio ed armonia tra elementi agli occhi di chi l’andrà ad osservare?

“Sicuramente uno degli obiettivi è proprio quello di proporre un’immagine che trasmetta un senso di armonia e serenità. In questo modo le forme geometriche interagiscono con gli elementi botanici in modo tale da creare uno scorcio di quello che è l’alchimia. Tra di loro si mischiano modificandosi (quando la pianta incontra una delle parti geometriche muta, da incisione diventa sagoma o viceversa). Il fine principale del mio lavoro è quello di ricercare l’equilibrio armonico che accolga l’occhio dell’osservatore e lo immerga in uno spazio dove la natura detta i tempi e distoglie momentaneamente dalla frenesia che ci circonda”.

Spagyria è il titolo della tua prima mostra personale a Firenze, che è visitabile fino al 3 febbraio al presso la Street Levels Gallery di via Palazzuolo. Dietro l’etimologia greca di questa parola c’è un’operazione di separazione dei principi e degli elementi chimici della pianta, per poi purificarli e riunirli. Anche nel tuo procedimento artistico parti da questo principio di separazione degli elementi per poi ricreare un nuovo ordine, un nuovo equilibrio nelle tue opere?

“Il titolo di questa mostra si origina dal significato secondo il quale Spagyria è definibile come la branca dell’alchimia che si serve principalmente delle piante per ottenere nuove miscele. Così il mio lavoro si muove creando legami tra elementi chimici, piante e situazioni esterne e ogni elemento proposto sulla tela (in realtà pannelli di legno che io recupero in giro perché mi piace ridar loro vita, con la pittura come alchimia) si modifica in funzione degli altri, così come una ricetta alchemica si basa sul giusto dosaggio dei componenti.”

I tuoi lavori con le parole in latino a fianco delle tue composizioni sono come degli ‘artistici erbari’ dove ogni pianta o fiore viene abbinata di volta in volta ad una forma, ad un colore creando una sinestesia per la mente e gli occhi. C’è un significato dietro gli abbinamenti tra elementi naturali e le linee, forme e colori che di volta in volta scegli per le tue composizioni?

“Uno dei motivi principali è quello di definire uno stile continuo e riconoscibile sia su muro che su supporto. La ricorrenza di elementi come forme circolari e linee rosse insieme alle parti botaniche e chimiche creano un insieme che, seppure ogni opera sia molto diversa per forme e colori, permette al fruitore di riconoscermi. Invece il legame che si crea di volta in volta tra elementi, colori, forme e supporto si modifica al momento della creazione, siccome ognuno interagisce con gli altri e necessita di un equilibrio sia generale che singolo”.

Facendo un percorso a ritroso e passando dal tutto armonioso delle tue composizioni allo scomponimento e svisceramento dei singoli elementi, emerge però forte, sia a livello di sensazioni che estetico, un forte dualismo tra mondo naturale, linfa vitale e anima della vita, che con la sua morbidezza visiva richiama un qualcosa che scorre e muta continuamente, ed elementi geometrici più rigidi e statici, che portano inevitabilmente ad una visione più razionale e numerica della vita, rafforzato talvolta dalla scelta di contrapporli utilizzando sfumature di bianco, nero e grigio per i fiori e le piante ed un colore più netto ed accesso per le forme geometriche. Tramite questa scelta vuoi far capire che qualsiasi equilibrio è comunque retto dal dualismo mente-corpo, anima-materia, creatività-razionalità che regola la vita?

“In realtà è un modo per far emergere entrambe le parti. La parte chimica più strutturata e rigida e la parte botanica più libera e sinuosa. La intendo più come un dualismo che però può convivere in maniera armonica. Si tratta di elementi opposti sia a livello concettuale che estetico che però mossi nella maniera giusta possono dar vita a qualcosa di migliore”.

Quanto è importante la materia su cui lavori e l’ambiente in cui realizzi le tue opere murarie? Ho notato che nei tuoi lavori ami spesso intervenire sul legno naturale esaltandone venature e anima e allo stesso tempo quando intervieni sui muri scegli sempre location abbandonate per far contrastare l’essenza della tua opera con la cornice che la va di volta in volta a contenere…

“Si, come detto prima, lavorare su qualcosa che ha già un vissuto mi permette di spaziare meglio e aumentare l’originalità del lavoro. Un pannello di legno trovato in giro, oltre a seguire la linea concettuale dell’alchimia come trasformazione degli elementi, è un modo per aver un supporto più unico rispetto ad una tela bianca”.

Parlaci un po’ nel dettaglio del progetto della mostra Spagyria alla Street Levels Gallery. Quale il filo conduttore che possiamo trovarvi? Quale il messaggio che vuoi farci arrivare? 
“Il mio intento per questa mostra è quello di presentare a Firenze, città dove non ho mai lavorato, il percorso che mi ha portato fino alla conclusione della tavola periodica. Gli elementi son pressoché terminati e l’esposizione è un modo per mostrare le opere iniziali e quelle più recenti e l’evoluzione che c’è stata nel tragitto. Prima di muoversi al passo successivo”.

La mostra è visitabile fino al 3 febbraio presso la Street Levels Gallery
Via Palazzuolo 74r, Firenze
393 392 2036 

Testo di
Francesca Nieri 

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