FASK: Benvenuti all’Hotel esistenza
L’hotel è abbastanza grande da contenere storie, riflessioni, aneddoti e un po’ di interrogativi, frutto di tre anni passati a guardarsi dentro. E anche un po’ intorno. Ci sono storie d’amore iniziate, altre al capolinea. Ci sono feste a cui era meglio non andare e qualche cartolina dalla Riviera Adriatica. C’è, soprattutto, il desiderio di una vita normale.
Ad aprire le porte dell’hotel e fare gli onori di casa ci sono i Fast Animals and Slow Kids (FASK), che a fine ottobre hanno pubblicato il loro nuovo progetto musicale, Hotel Esistenza. La band ha presentato l’album in alcuni instore, prima di dare il via al “Festa tour 2024” nei più importanti club italiani. Un disco che nasce da un processo complesso, tre anni dopo l’album È già domani. Il gruppo umbro comincia a lavorare al nuovo progetto senza darsi una data di scadenza: «Ci siamo solo detti di iniziare a comporre assecondando quello che ci veniva in mente, senza seguire nessun trend o moda del momento. Con una libertà che, forse, non ci eravamo mai presi». Così i FASK (Aimone Romizi, voce, chitarra e percussioni; Alessandro Guercini, chitarra; Alessio Mingoli, batteria, seconda voce e Jacopo Gigliotti, basso) pubblicano un disco che li rappresenta a pieno.
«È un disco ideale per chi non ci conosce, una cronistoria di quello che siamo stati e di quello che speriamo di continuare a essere. Ma è anche un disco per chi già ci conosce, dove può trovare dentro tutte le nostre anime». Tante quante sono le inclinazioni e i gusti musicali che hanno influenzato e formato il gruppo; un lavoro eterogeneo, con prospettive musicali variegate. Un progetto discografico in linea con il loro DNA, ma che segna anche una discontinuità con il recente passato: «Rispetto al nostro penultimo album, sono cambiate le circostanze in cui abbiamo lavorato. Infatti, abbiamo pubblicato È già domani nel 2021, durante la pandemia. Gli eventi condizionano le nostre vite e di conseguenza anche il nostro lavoro, di cui abbiamo cambiato modalità e strumenti. Ma il nostro approccio alla musica è da sempre lo stesso, all’insegna della spontaneità».

Spontaneità che si percepisce fin da Festa, primo singolo estratto. Chi non è mai andato ad una festa dove si è sentito fuori luogo? In mezzo a tante chiacchiere e divertimento, un senso di incertezza disegna un finto sorriso sul volto di chi pensa che sarebbe meglio essere altrove. Su queste sensazioni, i FASK hanno scritto una canzone: «Sono situazioni che abbiamo vissuto tutti. E magari non dipende dal posto, dipende da te. A volte capita di andare a una festa senza esserne troppo convinti, spinti dagli amici o dalla pressione sociale; quando arrivi ti senti però un estraneo, con le persone intorno che ridono e si divertono. Finisci col pensare che forse era meglio stare a casa: abbiamo voluto scrivere una canzone che empatizzasse con queste sensazioni».
Dopo Festa, il secondo singolo estratto dall’album si intitola Come no. Tra i vari temi, c’è anche quello delle certezze che vanno in frantumi. Un brano scritto con consapevolezza, ispirato dalla fine di una relazione. Un pomeriggio di primavera, un’amica confida a Romizi del tradimento del compagno e della fine del suo rapporto: «Mi stava raccontando che quello che aveva appena vissuto non era evidentemente vero amore» – racconta Romizi – «e che di fronte all’esternazione di questo stesso pensiero, durante l’ultima accesa discussione, si era sentita dire “non sarà vero amore ma il senso è lo stesso”. La frase mi aveva colpito e poche ore dopo l’incontro ne parlai agli altri ragazzi in studio, mentre stavamo scrivendo il pezzo.

Alessio Mingoli (batteria e seconda voce) e Alessandro Guercini (chitarre).
Ci siamo chiesti se la parola “amore” avesse un significato unico, un senso condivisibile dal mondo intero. Ci siamo interrogati su cosa succede quando la fiducia nell’altro svanisce e cosa rimane quando nemmeno tu credi più alle tue cazzate. Quando il senso è lo stesso per tutti tranne che per te, quando cambiare equivale a rimanere fondamentalmente se stessi, cos’altro puoi fare? Noi abbiamo provato a rispondere con questa canzone. Ognuno ha la propria concezione dell’amore, e forse sarebbe utile chiarire fin dall’inizio di una relazione quale significato gli attribuiamo noi e quale il nostro partner, quali sono le aspettative sul rapporto».
E così Hotel Esistenza è un album che indaga e riflette anche sulle relazioni sentimentali, quando finiscono ma anche quando fioriscono. Riflessioni nate spontaneamente, frutto di un più generale pensiero cosciente sulle vite dei membri della band: «Hotel Esistenza è un album che parla anche delle relazioni, dalle quali passa parte della nostra felicità. In Quasi l’universo, ribadiamo che non riusciamo a essere completi se non uniamo il nostro quasi universo con il quasi universo di un’altra persona. È nell’unione, nello stare insieme, che otteniamo qualcosa in più».

L’album celebra anche una vita normale. Dopo la chiusura del disco, al gruppo sembrava che mancasse lo spunto giusto per aprire l’album. Alessandro (Guercini) aveva in mente un riff di chitarra, che ha dato lo spunto per Una vita normale, diventata la canzone di apertura: «Con questa canzone pacifichiamo la nostra posizione rispetto a noi stessi e al mondo. Ci abbiamo riflettuto parecchio, prima di arrivare alla conclusione che non esiste un unico concetto di normalità. Siamo partiti dalle nostre vite: ci capita spesso che la gente ci dica che le nostre non siano normali. Ma non ci sono vite più normali di altre. La concezione cambia di persona in persona: tutte hanno lo stesso valore, tutti siamo parte dello stesso grande mosaico».
Alla fine del giro, le storie, gli aneddoti e le riflessioni sembrano decorare Hotel Esistenza proprio come un mosaico, dove ogni tessera è in armonia con le altre. Osservarlo è un po’ come guardarsi dentro. La porta dell’hotel si chiude, il giro fra le stanze della nostra esistenza è finito. Fino al prossimo ascolto.
Cover & photo: ©Andrea Venturini