Lucca Art Fair 2026, perdersi per tornare a vedere
Cultura & Arte 23 Settembre 2026 11 min di lettura

Lucca Art Fair 2026, perdersi per tornare a vedere

Dal 25 al 27 settembre il Real Collegio di Lucca ospita la decima edizione: 49 espositori, il centenario di Giuseppe Chiari e un invito a perdersi.

Visitatori camminano nel corridoio fra gli stand bianchi di Lucca Art Fair, con le opere appese ai lati

Lucca Art Fair 2026, perdersi per tornare a vedere

Mancano ormai pochi giorni all’apertura della decima edizione di Lucca Art Fair, che da venerdì 25 a domenica 27 settembre torna negli spazi storici del Real Collegio di Lucca. Per tre giorni, il centro della città ospiterà 49 espositori italiani e internazionali, distribuiti nelle quattro sezioni Main Section, Art Projects, Independent ed Editor, con un percorso che attraversa arte moderna e contemporanea, sperimentazione, nuove ricerche ed editoria indipendente.

Accanto agli stand, la fiera propone un Public Programme fatto di mostre, installazioni, performance sonore e incontri, costruendo un’esperienza che non si esaurisce nella dimensione espositiva. È proprio questa pluralità a rendere particolarmente interessante la decima edizione: Lucca Art Fair arriva al suo decimo appuntamento non soltanto per celebrare un traguardo, ma per interrogarsi su che cosa significhi oggi fare una fiera d’arte e, soprattutto, a cosa possa servire una fiera per chi la visita.

Il tema scelto per il 2026, Let’s Get Lost, offre una prima chiave di lettura. Perdersi, in questo caso, non significa smarrire la direzione, ma accettare di abbandonare per qualche momento un percorso già conosciuto per aprirsi alla possibilità di incontrare qualcosa di inatteso. È un invito a cambiare prospettiva, a interrompere gli automatismi dello sguardo e a tornare a osservare ciò che l’abitudine rischia di rendere invisibile.

Perché oggi abbiamo ancora bisogno dell’arte

In fondo, è anche una delle funzioni più profonde dell’arte nella vita quotidiana. L’arte ci serve perché ci costringe a guardare le cose da un punto di vista diverso dal nostro. Può mettere in crisi una certezza, suggerire una domanda, rendere visibile qualcosa che avevamo smesso di vedere oppure mostrarci un modo completamente diverso di interpretare la realtà.

Non è necessario conoscere la storia dell’arte o essere collezionisti per fare esperienza di tutto questo. Un’opera può interessarci anche semplicemente perché modifica, per qualche minuto, il nostro modo di guardare. Può farci vedere un corpo, un paesaggio, un oggetto, un conflitto o una relazione attraverso gli occhi di qualcun altro.

Un visitatore con cappello osserva un grande dipinto astratto dai colori accesi in uno stand della fiera
Un visitatore davanti a un dipinto in uno stand di Lucca Art Fair, edizione 2025 © Tiziano Rossano Mainieri

Da questo punto di vista, una fiera può diventare un luogo particolarmente efficace: riunisce in uno stesso spazio molteplici ricerche e permette di passare rapidamente da un linguaggio all’altro, da una generazione all’altra, da ciò che già conosciamo a ciò che ancora non conosciamo.

Ritratto in bianco e nero di Paolo Batoni, direttore di Lucca Art Fair, in giacca scura
Paolo Batoni, direttore di Lucca Art Fair © Tiziano Rossano Mainieri

Ed è proprio la possibilità della scoperta uno degli aspetti sui quali insiste Paolo Batoni, direttore di Lucca Art Fair. Riflettendo sul futuro del modello fieristico, Batoni sottolinea la necessità di non misurare una manifestazione soltanto attraverso le dimensioni o le vendite immediate. Una fiera può essere anche uno spazio di relazione, posizionamento e scoperta: un luogo nel quale un incontro può generare una relazione successiva, un artista può essere conosciuto da un nuovo pubblico e una ricerca può trovare nuove possibilità di circolazione.

È anche per questo che Lucca Art Fair sceglie una dimensione raccolta. L’obiettivo, spiega Batoni, non è costruire una “grande fiera in piccolo”, ma un modello diverso, più selettivo e relazionale, nel quale ci sia il tempo di fermarsi davanti alle opere, parlare con un gallerista, tornare sui propri passi e incontrare anche qualcosa che non si stava cercando.

Dai grandi nomi agli artisti emergenti

Il percorso della fiera rende concreta questa possibilità di attraversare epoche e prospettive differenti. A Lucca sarà possibile incontrare artisti già entrati nella storia dell’arte, tra cui Marc Chagall per fare solo un esempio, e, nello stesso percorso, conoscere ricerche di artisti emergenti che si stanno affacciando ora sulla scena artistica. È proprio questo confronto tra ciò che è già riconosciuto e ciò che deve ancora essere scoperto a costituire uno degli elementi più interessanti di una fiera: non soltanto incontrare nomi conosciuti, ma avere l’occasione di scoprire nuovi artisti, seguire ricerche appena avviate e conoscere percorsi ancora poco rappresentati nel panorama espositivo.

Due visitatori di spalle davanti a una parete di opere incorniciate in uno stand della fiera
Opere su carta in uno stand di Lucca Art Fair, edizione 2025 © Tiziano Rossano Mainieri

La Main Section riunisce 29 gallerie e mette in dialogo autori storicizzati, artisti mid-career ed emergenti attraverso pittura, fotografia, scultura, installazione e ricerca concettuale. Accanto alle realtà italiane sono presenti anche gallerie internazionali provenienti da Buenos Aires, Celrà e Belgrado.

La sezione Art Projects concentra invece l’attenzione su progetti sperimentali, soprattutto solo e duo show, mentre Independent porta all’interno della fiera project spaces, collettivi di artisti e curatori e realtà ibride.

È una composizione che permette quindi di leggere la fiera come una sorta di mappa in movimento dell’arte, nella quale convivono figure storiche e ricerche ancora in divenire. Per il pubblico significa poter entrare in contatto con artisti affermati e, allo stesso tempo, imbattersi in nomi che potrebbero diventare nuove scoperte.

Una fiera da attraversare, non soltanto da visitare

Anche il luogo contribuisce a questa esperienza. Il Real Collegio, con le sue sale, i chiostri e i passaggi, non è una semplice cornice, ma parte integrante del progetto. La struttura del complesso permette di costruire un percorso meno lineare e più esplorativo, nel quale le diverse sezioni e i diversi linguaggi entrano progressivamente in relazione.

Il corridoio voltato e luminoso del Real Collegio di Lucca affollato di visitatori durante la fiera
Il corridoio del Real Collegio durante Lucca Art Fair, edizione 2025 © Tiziano Rossano Mainieri

È una caratteristica che Batoni considera centrale: il rapporto con Lucca e con il Real Collegio determina anche il ritmo della visita. Invece di correre da uno stand all’altro, l’idea è lasciare spazio alla possibilità di fermarsi, parlare, tornare a vedere un’opera e persino uscire dal percorso per poi rientrarvi.

In questo senso, Let’s Get Lost non è soltanto il titolo dell’edizione, ma può diventare un modo concreto di attraversarla. Si può arrivare cercando qualcosa di preciso e finire per scoprire altro. Si può entrare per vedere un artista già noto e uscire con il nome di un artista emergente appuntato sul telefono. Si può arrivare per curiosità e ritrovarsi ad ascoltare una performance, sfogliare un libro d’artista o discutere con un editore.

Giuseppe Chiari: quando l’arte supera i confini

Uno degli appuntamenti più significativi della decima edizione sarà proprio un progetto che dimostra quanto possa essere ampia l’idea di arte proposta dalla manifestazione: Giuseppe Chiari. ART IS EASY, mostra curata da ArmandaGoriArte e ospitata nella Sala Museum.

Opera di Giuseppe Chiari: carta pentagrammata sopra un pianoforte a coda serigrafato su fondo giallo e rosso
Un’opera di Giuseppe Chiari dalla mostra ART IS EASY © courtesy ArmandaGoriArte

La mostra assume un significato particolare perché coincide con il centenario della nascita di Giuseppe Chiari, nato a Firenze il 26 settembre 1926. La ricorrenza cadrà dunque esattamente nei giorni della fiera.

Musicista, compositore, artista concettuale e protagonista italiano di Fluxus, Chiari è stato una delle figure più radicali e difficilmente classificabili della cultura artistica italiana del secondo Novecento. La sua ricerca ha messo continuamente in discussione i confini tra musica, arti visive, performance e linguaggio, trasformando la partitura in un campo di sperimentazione visiva e il gesto musicale in gesto artistico.

Le opere presentate a Lucca, realizzate tra gli anni Sessanta e gli anni Duemila, mostrano proprio questa trasformazione: carte pentagrammate, interventi grafici, fotografie, collage e lavori su tavola fanno della musica una materia da vedere oltre che da ascoltare.

La presenza di Chiari è particolarmente coerente con Let’s Get Lost perché mette in discussione le categorie attraverso cui siamo abituati a classificare l’arte. Dove finisce la musica e dove comincia l’arte visiva? Una partitura è ancora soltanto una partitura quando diventa immagine? Un gesto può essere contemporaneamente musicale, performativo e visivo?

Sono domande che portano il pubblico fuori dalle definizioni consuete e lo invitano a costruire una propria interpretazione.

Arte a 360 gradi

È proprio in questa apertura che il programma della decima edizione trova una delle sue caratteristiche più interessanti. Lucca Art Fair non si limita infatti al percorso tra gli stand, ma costruisce attorno alla fiera un programma che mette in relazione arti visive, musica, performance, editoria e momenti di confronto, offrendo al pubblico diversi modi per avvicinarsi alla produzione contemporanea.

Nel primo chiostro del Real Collegio, all’ingresso della fiera, sarà presente una scultura luminosa di Bruno Bani, parte del progetto Esercitarsi allo sguardo nel chiostro del Real Collegio di Lucca, a cura di Leonardo Conti. L’intervento modifica la percezione dell’architettura attraverso la luce, suggerendo nuove linee di fuga e invitando a osservare lo spazio con uno sguardo diverso.

Venerdì 25 settembre alle 18.00 sarà invece il suono a diventare protagonista con la performance di Dimitri Grechi Espinoza, Love Is a Losing Game, nel Chiostro B. La ricerca del sassofonista e compositore mette in relazione jazz, spiritualità e qualità acustiche degli ambienti, trasformando il chiostro in uno spazio di ascolto.

Il sassofonista Dimitri Grechi Espinoza ripreso di profilo mentre suona, su un fondo completamente nero
Il sassofonista Dimitri Grechi Espinoza © courtesy Dimitri Grechi Espinoza

Un ruolo importante è affidato anche all’editoria indipendente. La sezione Editor, dedicata a libri d’artista, pubblicazioni, riviste ed edizioni rare, sarà accompagnata da un programma di talk con artisti ed editori, in calendario sabato 26 e domenica 27 settembre. Gli incontri permetteranno di approfondire il rapporto tra produzione artistica, editoria e ricerca, mostrando come il libro possa essere non soltanto uno strumento di documentazione, ma anche un autonomo spazio di sperimentazione.

Il programma affronta inoltre il rapporto tra arte e sistema produttivo con il ciclo di incontri Arte, Imprese e Fondazioni. Alleanze strategiche nella produzione culturale contemporanea, in programma sabato 26 settembre alle 15.30. Andrea Savino e Valentina Ciarallo discuteranno del rapporto tra arte, imprese, collezionismo e mecenatismo, approfondendo le possibilità di collaborazione tra cultura, tessuto produttivo e territorio.

La mostra Giuseppe Chiari. ART IS EASY, la scultura di Bruno Bani, la performance di Grechi Espinoza, i talk dedicati all’editoria e quelli sul rapporto tra arte e impresa costruiscono così una fiera che può essere attraversata secondo modalità diverse. Non soltanto vedere opere, ma anche ascoltare, approfondire, incontrare artisti ed editori, conoscere le dinamiche che ruotano attorno alla produzione culturale e confrontarsi con temi che riguardano il sistema dell’arte contemporanea.

In questo senso, Lucca Art Fair si propone come uno spazio di incontro e di accesso all’arte a 360 gradi, rivolto non soltanto a chi già frequenta il sistema dell’arte, ma anche a chi vuole avvicinarsi, capire meglio come funziona e scoprire nuove ricerche.

Una fiera per guardare oltre ciò che già conosciamo

La decima edizione di Lucca Art Fair arriva quindi con una riflessione che riguarda sia il sistema dell’arte sia il suo pubblico. In un contesto nel quale le fiere sono sempre più grandi e articolate, Lucca sceglie di puntare sulla dimensione raccolta, sulla qualità delle proposte e sulla possibilità di creare occasioni di incontro.

Due visitatori di spalle guardano un monocromo giallo e una grande tela rossa in uno stand della fiera
Visitatori tra le opere a Lucca Art Fair, edizione 2025

La prospettiva di Paolo Batoni parte proprio da qui: una fiera non deve essere valutata soltanto per ciò che accade nei giorni della manifestazione, ma anche per le relazioni che riesce a costruire e per le nuove ricerche che permette di far conoscere. È una visione che amplia il ruolo della fiera, considerandola non soltanto come luogo di mercato, ma come piattaforma di scoperta, confronto e formazione dello sguardo.

Dal 25 al 27 settembre, il Real Collegio offrirà quindi la possibilità di incontrare artisti storicizzati e nuove generazioni, gallerie italiane e internazionali, editori, musicisti e professionisti della cultura. Un programma pensato per chi già conosce il mondo dell’arte, ma anche per chi vuole semplicemente avvicinarsi e capire cosa sta accadendo nella scena contemporanea.

È questa, in definitiva, la prospettiva attraverso cui leggere Let’s Get Lost: non un invito a perdersi fine a se stesso, ma la possibilità di uscire dai percorsi già conosciuti e lasciare spazio alla scoperta. Un principio che può valere per una fiera d’arte, ma anche per il modo in cui scegliamo di guardare ciò che ci circonda.

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