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Marameo: un nuovo spazio di resistenza artistica a Firenze

Marameo è una linfa gentile nel cuore di Firenze, un organismo che muta, tra arte, prossimità e disobbedienza silenziosa. Abbiamo incontrato il suo curatore, Cristoforo Maria Lippi per farci raccontare di più di questo spazio e della mostra che attualmente ospita, Linfatico.

Nel cuore del centro storico di Firenze, tra Borgo Santi Apostoli e Ponte Vecchio, una piccola stanza a vetri al piano terra dell’Hotel Torre Guelfa ospita qualcosa di inatteso: Marameo, uno spazio espositivo indipendente, aperto ventiquattr’ore su ventiquattro, che sfugge alle categorie tradizionali.
Non una galleria, non un project space, ma una cellula viva, un organismo capace di mutare, dedicato all’incontro, alla riflessione e allo scambio.
Il suo nome, volutamente ironico e lieve, è una piccola dichiarazione di poetica: un gesto di libertà, un modo di disinnescare con dolcezza le rigidità del sistema artistico, di restare radicali senza aggressività.

Installation view II © Cosimo Piccardi

Marameo agisce come un parassita consapevole — si insinua nel corpo della città, ma senza consumarlo; in una Firenze sempre più schiava del turismo di massa, che tende a monumentalizzare tutto, Marameo sceglie un’altra via: quella della diffusione silenziosa, dell’infiltrazione nei margini. È una presenza discreta, ma tenace, che si espande per capillarità, come una linfa gentile dentro un corpo millenario. Un principio che oggi si rinnova attraverso le mostre ospitate nello spazio e il lavoro curatoriale di Cristoforo Maria Lippi, con cui abbiamo parlato in occasione di “Linfatico”, personale di Nicola Ghirardelli, visitabile fino al 30 novembre 2025.

Tutto parte nel 2020, durante la sospensione pandemica, quando le stanze dell’hotel – chiuso al pubblico – si trasformarono in residenze temporanee per artisti. Il progetto di residenza, intitolato “Margine”, divenne una mostra collettiva e un laboratorio di sperimentazione condivisa, segnando l’inizio di un percorso collettivo che porterà, negli anni successivi, alla formalizzazione del gruppo e dell’associazione culturale Eterotopie formata da Corso Zucconi, Gianluca Braccini, Jonathan Soliman Awadalla e Cristoforo Maria Lippi. Marameo nasce come spin-off di Eterotopie, una sua naturale derivazione, il suo spazio espositivo e di incontro, una propaggine viva che ne prosegue e rinnova la vocazione: fare dell’arte un atto di prossimità e un gesto di cura dentro la città.

Il termine eterotopia infatti, introdotto da Michel Foucault, indica uno spazio “altro”: un luogo reale ma separato, in cui le regole ordinarie vengono sospese, invertite, reinventate. Un luogo che accoglie ciò che non trova posto altrove.
«L’eterotopia è un territorio di dissidenza poetica. È una zona intermedia dove le cose possono cambiare stato, dove l’arte si fa habitat. Marameo eredita da Eterotopie proprio questo: la volontà di essere spazio sospeso, rifugio e fessura dentro la città».

Nel Manifesto del collettivo infatti si legge:
«eterotopie è un luogo di accensione e di concepimento fantastico.
Una fucina che non genera artefatti, ma atti artistici.
Vogliamo ricreare un microcosmo urbano che si renda spazio di integrazione
per realtà sommerse e frammentate».

Marameo nasce proprio da questa esperienza dunque, come una derivazione naturale, una propaggine viva che continua e rinnova la vocazione del gruppo: fare dell’arte un atto di prossimità e un gesto di cura dentro la città.
Cosa non facile, perché chi conosce Firenze lo sa: la città è un palinsesto di bellezza esausta, dove ogni spazio libero rischia di essere assorbito dal turismo o dal commercio, tesi all’omologazione estetica e alla saturazione del centro storico.

Marameo sceglie di agire proprio lì, come un parassita consapevole, che non consuma ma rigenera. Nasce con un sorriso di traverso, da una stanza d’attesa che cambia pelle, trasformandosi da luogo di passaggio a laboratorio di possibilità.
L’immagine che meglio descrive Marameo è quella di una linfa che scorre dentro un corpo stanco. Non vuole rompere le regole, ma farle filtrare, insinuarsi nei chiassi. L’intento, non dichiarato ma evidente, è quello di uscire dalle mura, portare la ricerca artistica fuori dallo spazio espositivo, nelle pieghe del quotidiano, con eleganza e disobbedienza. Una guerriglia silenziosa e raffinata che trova forza nella leggerezza, nella prossimità, nell’ascolto.

Il progetto è destinato a espandersi oltre la sola dimensione espositiva: nei prossimi mesi Marameo attiverà nuovi format di residenza, videoarte e podcast, pensati come estensioni naturali dello spazio, luoghi di racconto e di produzione, di pensiero e di relazione.

In una città piccola come Firenze, che finisce per conoscersi e riconoscersi, Marameo desidera aprirsi a generazioni diverse di artisti, accostando età, pratiche e percorsi differenti per creare un dialogo fertile, aggiungendo qualcosa al tessuto vivo della città. Una crescita che passerà anche attraverso collaborazioni con realtà attive nel territorio, impegnate nella costruzione di un sistema dell’arte fondato su prossimità, ascolto e mutualità, non necessariamente legate ai grandi nomi delle istituzioni contemporanee, ma ai progetti che incarnano un valore reale e condiviso.

Linfatico: la materia come organismo

Dentro questa poetica si inserisce “Linfatico”, la personale di Nicola Ghirardelli (Como, 1994), visibile (a ogni ora del giorno e della notte!) fino al 30 novembre 2025. La mostra segna il secondo capitolo del programma espositivo di Marameo e ne incarna perfettamente lo spirito: ibrido, vitale, cangiante.

Portrait Nicola Ghirardelli © Karina Castro

La scelta di Ghirardelli come prosecuzione del percorso espositivo di Marameo non è casuale. La sua ricerca, nutrita di trasformazioni plastiche e tensioni energetiche, incarna un’urgenza contemporanea: restituire alla materia la possibilità di parlare, di generare nuove forme di convivenza e di evocare, tra frammenti e ossidazioni, una vitalità che resiste.
Tecniche quali il bucchero etrusco, la fusione a cera persa e la stampa 3D convergono nel suo lavoro, generando forme ibride in cui le grottesche rinascimentali si fondono a licheni industriali, alla ricerca di manifestazioni sensibili di un presente stratificato e instabile.

Sicomoro e Petricore, le serie presentate in mostra, disegnano un paesaggio in cui la memoria non è un peso morto, ma un seme da cui può nascere futuro. Le opere di Nicola Ghirardelli sono organismi compositi che respirano, erosi dal fuoco e rigenerati da linfa vitale.

Con questa mostra, Marameo ribadisce la propria vocazione: essere un luogo di prossimità al contemporaneo: un punto di partenza che vuole crescere insieme al tessuto locale, portando in città voci emergenti e internazionali, aprendo spazi di incontro dove l’arte diventa pratica viva.

Info
Linfatico
mostra personale di Nicola Ghirardelli
Spazio Marameo, Hotel Torre Guelfa, Borgo Santi Apostoli 8, Firenze
26 settembre – 30 novembre 2025
Ingresso libero

In copertina: Spazio Marameo © Cosimo Piccardi