Pier Luigi Nervi a Firenze: la struttura della bellezza

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Il 25 gennaio ha inaugurato negli spazi di Manifattura Tabacchi la tappa fiorentina dell’esposizione “PIER LUIGI NERVI Architettura come Sfida”, un’importante retrospettiva che celebra uno dei più grandi ingegneri e architetti italiani di sempre.

Parte di un importante ciclo espositivo itinerante, la mostra racconta, trent’anni dopo la morte di Pier Luigi Nervi, la sua opera e la sua personalità poliedrica: progettista e al tempo stesso costruttore, Nervi era prima di tutto un vero uomo di cultura del suo tempo, non solo un architetto e ingegnere, ma poeta-architetto e artista, incredibile innovatore e accorto impresario, alla continua ricerca di una assoluta padronanza del mezzo tecnico per infondere la Bellezza nel costruito.

La costante ricerca operata da Nervi nel corso della sua lunga attività aveva lo scopo di far conseguire all’architettura e all’ingegneria valori artistici pari a quelli di altre arti, e fa di questo accorto ingegnere un uomo fondamentale per la storia del nostro Paese. All’interno dell’organizzazione da lui elaborata, che include da una parte lo studio, dall’altra l’impresa di costruzioni, la grande tradizione artigianale italiana si mette al servizio della prefabbricazione e delle dimensioni monumentali.

L’esposizione

L’esposizione Pier Luigi Nervi Architettura come Sfida è composta da 12 sezioni, ognuna delle quali è focalizzata su un’opera iconica della creatività dell’ingegnere, selezionata da un comitato scientifico internazionale; oltre ad attraversare tutta la carriera di Nervi, ogni opera mette in luce un aspetto del suo genio di progettista e costruttore e tutte ne testimoniano ancora oggi l’essenza: la bellezza delle forme e la brillante messa in opera dell’economia strutturale dei materiali.

mosytra nervi manifattura tabacchi

“Architettura come sfida” dunque significa sia la sfida di riuscire a trasmettere in poche opere 60 anni di genio e innovazione, sia la sfida che ad ogni progetto Nervi si poneva: quella di essere a servizio del pubblico, di creare costruzioni per il sociale, di realizzare opere per la collettività. Questa era la sua missione, ciò che realmente lo appassionava al suo lavoro: vediamo dunque il progetto per il Palazzo del Lavoro a Torino e quello per il Cinema-Teatro Augusteo a Napoli, camminiamo tra il plastico del Palazzetto dello Sport a Roma, quello per il Palazzo di Torino Esposizioni e quello per la Sede Unesco di Parigi, ci troviamo alle spalle la Torre della Borsa di Montréal e l’Ambasciata d’Italia a Brasilia poco distante dall’Aula per le udienze in Vaticano. Un viaggio che mette in luce la maestria nell’uso del cemento armato, la sapienza nella ricerca di soluzioni strutturali nuove e diverse per ogni progetto.

Nervi a Firenze, il babbo dello stadio  

In un momento di grande discussione sul futuro dello stadio di Firenze, a volte ci si dimentica di quanto siamo fortunati ad avere uno struttura del genere nella nostra città, esempio di architettura razionalista di altissimo livello; la mostra approfondisce infatti, tra le altre opere di Nervi, lo Stadio Municipale Berta del 1932, che ne consacra il prestigio a livello internazionale nel capoluogo toscano. Stadio Berta sì, perché il primo nome dell’Artemio Franchi era “Giovanni Berta”, in onore di uno squadrista fiorentino; solo nel secondo dopoguerra diventerà semplicemente “Comunale”, per prendere l’attuale nome solo nel 1991. È proprio nel nostro stadio che l’ingegnere inizia ad esprimere appieno le potenzialità della sua progettualità: forme plastiche, leggere e dinamiche, che sono diventate familiari a tutti i Fiorentini, con la torre di Maratona, le scale elicoidali e l’ardita tribuna, che per la prima volta presentava una soluzione di copertura senza alcun pilastro che avrebbe altrimenti ostruito la visuale dei tifosi. Capacità innovativa, stile, ma anche saggezza imprenditoriale ed economicità che ne segneranno la carriera e i riconoscimenti all’estero.

Nervi e la Manifattura Tabacchi

In mostra tra i plastici delle opere di Nervi, anche quello gigante di Manifattura Tabacchi, un ex-complesso industriale composto da ben 16 edifici, la maggior parte dei quali in stile razionalista. Sebbene ufficialmente la paternità del progetto, in base alle firme ed ai bolli presenti sui disegni, sia dei tecnici del Monopolio, l’eleganza e la modernità delle linee architettoniche e delle strutture hanno fatto ipotizzare la mano di Pier Luigi Nervi. E alla gara tenutasi nel 1932 per il primo e secondo lotto fiorentino Nervi di fatti partecipò, con l’ingegner Bartoli, presentando propri disegni, anche esecutivi, ma il lavoro fu affidato alla società romana “Rodolfo Nebbiosi Accomandita” con un Nervi aveva collaborato nel decennio 1923-32. Resta comunque il fatto che l’eco dell’intervento di Nervi, seppur indiretto, si sente forte e chiaro, probabilmente grazie anche a suoi disegni e idee riprese durante la costruzione del complesso.

Ma questa non è l’unica ragione per cui la mostra trova in questo spazio il luogo più idoneo al suo svolgimento; l’altro motivo risiede nella trasformazione, rivalutazione e rigenerazione di Manifattura Tabacchi, oggi centro di sperimentazione, scambio e ibridazione culturale, luogo a servizio della comunità: “Non vi poteva essere sede più adatta della Manifattura Tabacchi per ospitare questa mostra. Non solo poiché Firenze è uno dei luoghi a ove Nervi ha lasciato importanti testimonianze del suo lavoro, ma soprattutto perché questo complesso, grazie all’intelligente intervento di recupero e restauro condotto da Aermont LLP e Cassa Depositi e Prestiti, è la prova più tangibile di come sia possibile far ritrovare alle architetture del Novecento la loro originaria bellezza, immaginando allo stesso tempo per questi edifici un nuovo futuro a beneficio di un’intera città e dei suoi cittadini” ha affermato Andrea Pessina, Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato.

Manifattura dev’essere dunque un esempio, così come il Grattacielo Pierelli a Milano, altra emblematica opera di Nervi, di come le architetture siano esseri viventi, le quali subiscono un’evoluzione nel corso del tempo, che ha solo bisogno di non essere trascurata, ma bensì valorizzata. Lo stesso auspicio che ci facciamo per il nostro amato Stadio, che come ha detto Elisabetta Margiotta Nervi, è come un vecchio signore, ha solo bisogno di cure e tornerà a nuova e splendida vita.

Cinema Nervi

La mostra ha offerto inoltre l’occasione di rendere omaggio al grande Maestro in chiave sperimentale e contemporanea, con il progetto “Cinema Nervi”, spin-off intergenerazionale della mostra: da un lato un’architettura digitale, con la funzione di trasmettere online i contributi video e, dall’altro, un dispositivo fisico, visitabile all’interno dell’esposizione. Il progetto è realizzato in collaborazione con Parasite 2.0, collettivo di architetti che indaga lo stato dell’habitat umano attraverso un ibrido di architettura, design e arte; nel dare forma a una rilettura dell’opera di Nervi e del percorso espositivo allestito negli spazi dell’ex-complesso industriale, Parasite 2.0. ha declinato il lavoro di Nervi in chiave contemporanea e interdisciplinare attraverso i linguaggi del digitale. Un approccio che affonda le sue radici nella sperimentazione esplorata da NAM – Not A Museum, il programma dell’arte contemporanea di Manifattura Tabacchi.

Pier Luigi Nervi. Architettura come sfida. Manifattura Tabacchi dal 25 gennaio, ingresso libero.

Cinema Nervi: 5 opere video inedite in streaming sulla IGTV di NAM – Not a Museum e sul canale YouTube di Manifattura Tabacchi. Online ogni martedì, a partire dal 19 gennaio 2021, ore 11.00.

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About Author

Lucrezia Caliani

Sono nata in un caldissimo agosto del 1991 a Firenze e mi sono innamorata dell’arte da bambina, guardando un poster di Mirò appeso nel mio salotto. Da allora non ho mai perso questa passione che mi ha portato a laurearmi in Arte Contemporanea prima e poi in Critica d’arte affascinata sempre di più dall’idea che l’arte sia un linguaggio tanto universale quanto soggettivo, capace più di ogni altro di raccontare il nostro tempo