Puce Mary

Puce Mary, un arazzo sonoro carico di tensione

L’artista danese Puce Mary in Sala Vanni ha inaugurato la stagione 2025 della rassegna Musicus Concentus e Disconnect. La recensione di FUL.

Nel cuore della Sala Vanni, nella Basilica di Santa Maria del Carmine di Firenze, la musica dell’artista danese Puce Mary – primo appuntamento di Musicus Concentus – si dispiega come un arazzo sonoro carico di tensione. I suoi Field recordings frammentati creano suoni minacciosi che si intrecciano con il rumore industriale. Parole sussurrate e una sinfonia decostruita di suoni sacri, sofisticati e discordanti, sono completati da strumenti a corda. Questo dialogo tra presente e passato, frutto della collaborazione tra Musicus Concentus e Disconnect Code, risuona nello spazio affrescato, creando un’atmosfera quasi sacra.

Puce Mary, alias Frederikke Hoffmeier, tesse una colonna sonora che cattura l’esperienza cruda e inquietante della condizione di un mondo in cui l’isolamento digitale e il contatto fisico alienato si fondono, in cui aleggia lo spettro di un’imminente apocalisse che proietta una lunga e oscura ombra.

Le live performances di Puce Mary sono una testimonianza della profondità emotiva che si cela dietro la sua musica,  È una qualità che spesso sfugge anche alle forme più estreme di noise, rivelando una sensibilità che si nasconde sotto la superficie. Sola sul palco, manipola i suoi dispositivi elettronici creando un’atmosfera inquietante, ma accattivante. Il bagliore rosso che la avvolge intensifica l’oscurità e il peso dei suoni catturati dal pubblico, mentre lei si muove con fluidità tra i sintetizzatori e ne estrae suoni ibridi carichi di affetti che si trasformano in melodie asincrone.

Le performance di Puce Mary, che completano il suo processo creativo, sono piene di energia grezza e spigolosità senza essere un assalto ai sensi. Al contrario, invitano l’ascoltatore a immergersi nel suo audace paesaggio sonoro, a familiarizzare intimamente con i suoi strati intricati dalla forza emotiva. È un’esperienza sensoriale coinvolgente, che cattura l’ascoltatore con la sua intensità anziché respingerlo o aggredirlo, e va oltre i confini della musica industriale sperimentale.

Il live di Puce Mary intreccia echi della colonna sonora da lei prodotta del film candidato agli Oscar di Magnus von Horn, “La ragazza con l’ago”, con una sua personale esplorazione del suono, dove il gotico incontra l’elaborazione di violini e violoncelli. L’artista crea le condizioni per l’ascolto come esperienza di uno specifico tipo di paesaggio sonoro affettivo che sfida le aspettative e spinge i confini della percezione oltre l’immaginario.

Questo mosaico sonoro carico di tensione riflette una visione artistica in cui Puce Mary esplora il sentimento di impotenza e il potenziale suggestivo dei diversi spettri di sensibilità. Attraverso il suo lavoro, l’artista sfida gli stereotipi consolidati sul modo in cui viene affrontata la musica elettronica, soprattutto nell’industria musicale a predominanza maschile. Questo problema rimane attuale anche oggi, nonostante l’eredità dell’arte neo-avanguardista degli anni ’60 e della musica sperimentale di John Cage e Iannis Xenakis, che si concentravano sul potenziale di una relazione dinamica tra pubblico, suono e ambiente.

Puce Mary Concerto Firenze

La performance di Puce Mary, permeata dalla decostruzione di suoni e desideri collettivi, si muove sull’orlo della distruzione, creando uno spazio aperto ad un dialogo creativo tra passato e presente. La creatività e l’originalità dell’artista si basano sul superamento audace e coerente dei propri confini, ma anche sul dare spazio a diverse sensibilità di espressione artistica, come un organismo pulsante, che va oltre i limiti egocentrici.

Le abilità sonore mediate elettronicamente di Puce Mary trascendono i limiti degli strumenti tradizionali, spingendo i suoni oltre i confini della musica comunemente percepita, coinvolgendo attivamente il pubblico in un’esperienza di ascolto incarnata che è profondamente sensoriale.