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TEXAS TRIGGER: IMMAGINI DI UN’AMERICA A MANO ARMATA

Nei giorni in cui gli Stati Uniti s’infiammano per le proteste anti-Trump, è uscito per CESURA Texas Trigger di Luca Santese e Marco P. Valli. Il reportage fotografico in Texas restituisce l’istantanea di un’America armata tornata selvaggia e, soprattutto, di una nazione che assomiglia a un fortino assediato da se stessa.

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Una pistola con stampato sopra il nome “Trump”, l’incontro annuale della NRA (National Rifle Association, la lobby americana a difesa del secondo emendamento), la Convention Statale dei Repubblicani a San Antonio, una madre e figlio migranti che tentano di passare il confine, uno spettacolo drag alla Convention dei Democratici a El Paso… Stavolta i fotografi Luca Santese e Marco P. Valli dell’agenzia CESURA ci portano in Texas.

Texas Trigger sembra uscito da Eddington, il film che Ari Aster ha presentato all’ultimo Festival di Cannes come un viaggio surreale nelle tensioni della società americana.

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The Lone Star State, come è soprannominato, la “stella solitaria” degli Stati Uniti, è il secondo stato più grande del Paese – esteso il doppio dell’Italia – e possiede una forte identità di indipendenza. Se fosse considerato uno stato autonomo, la sua economia sarebbe la decima al mondo. È un territorio che attrae sempre più aziende e cittadini americani – in particolare dalla vicina California – grazie all’assenza di tasse sul reddito e alla bassa imposizione fiscale.

Queste condizioni hanno favorito una rapida crescita economica nell’ultimo decennio, attirando grandi aziende e singoli imprenditori, ma ha anche accentuato le disuguaglianze sociali, ampliando il divario tra le classi più abbienti e quelle più povere.

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Allo stesso tempo, migliaia di migranti irregolari tentano ogni anno di varcare il lungo confine che separa il Texas dal Messico. La gestione di questo confine è diventata una delle questioni politicamente più divisive, facendo prevalere le tendenze più restrittive e securitarie. Il confine Tex-Mex è peraltro lo scenario di alcuni dei più recenti capolavori della cinematografia americana, da Non è un Paese per vecchi a Dallas Buyers Club. 

Negli ultimi anni, il Texas ha registrato un preoccupante aumento del numero di persone tossicodipendenti e senza dimora. Questo fenomeno, dovuto in parte alla crisi nazionale legata all’uso degli oppioidi, ha trasformato visibilmente non solo le grandi città, ma anche i centri minori e le aree rurali, dove l’accesso a cure, alloggi e servizi sociali è spesso limitato o del tutto assente. 

Il dibattito sui diritti LGBTQ+ è diventato sempre più rilevante, con leggi statali che limitano l’accesso alle cure sanitarie per le persone transessuali e introducono restrizioni alle protezioni per la comunità queer. Queste normative hanno suscitato reazioni contrastanti a livello nazionale, alimentando il confronto tra un Texas conservatore e una crescente opposizione da parte dei movimenti progressisti.

Politicamente, lo Stato rappresenta una roccaforte repubblicana, una posizione rafforzata dalla vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali del 2024. Pochi sanno che il Texas per un secolo, fino al 1979, era stato saldamente democratico e non è un caso che John Fitzgerald Kennedy si trovasse a Dallas quel fatidico 22 novembre 1963: era ospite dal governatore John Connally appena eletto. Poi, mentre il Partito Democratico diventava più progressista nel sostenere i diritti civili e l’integrazione, i texani cominciarono a virare al conservatorismo.

Qui, il diritto di possedere e portare liberamente armi è parte dell’identità culturale, rendendolo il “santuario del Secondo Emendamento”. Per molti texani, infatti, il possesso di armi è simbolo di indipendenza e libertà, in contrasto con le crescenti richieste di restrizioni da parte degli attivisti per la protezione dalla violenza armata. Questo è il regno del “fascistissimo” governatore Greg Abbott – ala “trumpiana” del fu Great Old Party – al terzo mandato: a lui si deve la legge che consente ai texani di girare armati in strada anche senza licenza.

In questo scenario, il Texas incarna pienamente alcune delle dinamiche al centro dell’attualità americana: politica, armi, diritti civili, immigrazione e diseguaglianze sociali. Santese e Valli hanno deciso di intraprendere un viaggio attraversando lo Stato per approfondire questi temi. Partiti da Dallas il 13 maggio 2024, in poco più di un mese, hanno percorso circa 5.000 miglia, attraversando sia le grandi città che le zone più remote e scarsamente popolate. Il viaggio si è svolto durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2024, in un periodo segnato da eventi significativi come il meeting annuale della NRA (National Rifle Association of America) e le convention dei Partiti Repubblicano e Democratico. 

Texas Trigger (Cesura Publishing, 2025) raccoglie questo reportage, il libro fotografico è organizzato in capitoli che seguono la cronologia degli eventi e degli incontri avvenuti durante il viaggio. Non c’è però un indice che scandisce in modo schematico i capitoli, bensì un’unica sequenza fotografica, in cui le parti si fondono l’una nell’altra attraverso un trigger visivo. Una soglia che permette il passaggio da un capitolo all’altro. Il trigger è il grilletto delle armi da fuoco, ma anche il dispositivo che aziona i flash. È inoltre un evento “attivatore” che disorienta e provoca una risposta emotiva.

Oggi, mentre gli Stati Uniti s’infiammano per le proteste anti-Trump, Texas Trigger è un’istantanea di un’America armata tornata selvaggia e, soprattutto, di una nazione che assomiglia a un fortino assediato da se stessa.

Foto: ©Luca Santese & Marco P. Valli CESURA

Direttore di FUL magazine e membro della redazione dal 2017. Ho realizzato reportage su vari temi tra cui: il fenomeno hooligans agli Europei di calcio in Francia (2016), il primo Pride dell’Ucraina a Kiev (2018), la questione del confine orientale tra Italia e Jugoslavia (2020), la protesta dei lavoratori ex-Gkn di Campi Bisenzio (2021), il vertice NATO in Lituania a Vilnius (2023). Ho coperto svariate edizioni della rassegna di moda “Pitti Uomo” e partecipato come inviato al Festival del Cinema di Cannes nel 2024.