Tracey Emin, Sex and Solitude, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025. Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio © Tracey Emin. All rights reserved, DACS 2025.

Tracey Emin: Sex and Solitude – Il corpo e l’anima in mostra a Palazzo Strozzi

La più grande esposizione mai realizzata in Italia sull’artista britannica arriva a Firenze: dal 16 marzo al 20 luglio 2025, Palazzo Strozzi ospita un percorso espositivo intenso e intimo, tra sesso,solitudine e ricerca artistica.


Tracey Emin, la voce più riconoscibile dell’arte britannica contemporanea, approda a Firenze con “Sex and Solitude”, la sua più grande mostra mai realizzata in Italia. Curata da Arturo Galansino, l’esposizione raccoglie oltre 60 opere tra pittura, disegno, video, fotografia e scultura, abbracciando un viaggio artistico che spazia dagli anni Novanta fino ai lavori più recenti. Il percorso espositivo non segue un ordine cronologico, ma si struttura attorno a due concetti cardine della sua produzione: il sesso e la solitudine.

Tracey Emin: Tra Provocazione e Autopromozione

Tracey Emin ha fatto parte del gruppo dei Young British Artists (YBAs), un collettivo di artisti britannici emerso negli anni ’90. Il gruppo era noto per il suo approccio provocatorio e innovativo all’arte contemporanea, spesso utilizzando materiali non convenzionali e tematiche controverse. Tra gli altri membri di spicco c’erano Damien Hirst, Sarah Lucas, Chris Ofili e Marc Quinn.

Come Wahrol, Koons, anche Emin è un grande esempio del principio “Non sei nessuno nell’arte contremporanea finché qualcuno non ti brandizza”. O finché non ti brandizzi da solo, e a qual punto i maggiori giornali del mondo e le più importanti riviste d’arte parleranno di te. Così, l’artista inglese vivente più riconoscibile non è Damien Hirst, ma Tracey Emin, donna attraente che ha fatto crescere il proprio brand attraverso l’autopromozione di se stessa come “bad girl”. Nata a Croydon nel 1963 e cresciuta a Margate, Emin ha trasformato la propria vita in materia artistica, tramite un lavoro confessionale ed esibizionistico.

Diventata celebre con opere come My Bed (1999), l’installazione in cui il suo letto disfatto, tra preservativi usati e bottiglie vuote, diventa una potente metafora di sesso, fertilità e morte, Emin ha saputo attrarre su di sé l’attenzione del pubblico e della critica con un’arte profondamente autobiografica. Il suo percorso artistico si intreccia con la sua vita personale, caratterizzata da difficoltà economiche, esperienze di violenza e una forte determinazione a emergere.

Tracey Emin è un’artista seria. Nell’agosto del 2006 fu scelta per rappresentare la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia del 2007. La sua attitudine da cattiva ragazza sessualmente esplicita era stata sostituita da confessioni più sottili e intime, come testimonia Abortion: How It Feels Now, un’opera che accosta una serie di acquerelli e testi confessionali.

Emin, recentemente insignita dalla monarchia britannica Dame Commander of the Order of the British Empire, continua a esplorare la propria esistenza attraverso media e tecniche diverse, dal ricamo al neon, dalla pittura alla scultura.

Tracey Emin, Sex and Solitude, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025
Tracey Emin, Sex and Solitude, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025. Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio © Tracey Emin. All rights reserved, DACS 2025.

Un percorso tra corpo, desiderio e sacrificio

La mostra fiorentina si apre con un’installazione neon sulla facciata di Palazzo Strozzi, il cui bagliore azzurro-verde accoglie il visitatore con la frase che dà il titolo alla mostra. Nel cortile rinascimentale, lo spazio è dominato dalla monumentale scultura in bronzo I Followed You to the End (2024), un’opera di forte impatto emotivo.

Dalla conversazione dell’artista con il curatore Arturo Galansino: “Penso che il corpo abbia una sua memoria. Il mio è stato ferito dall’amore, dal sesso, dagli interventi chirurgici, dallo stupro, dale malattie trasmesse sessualmente e dagli aborti. Oggi per me c’è qualcosa di più importante del sesso: è l’amore, sì, senza dubbio, l’amore è più importante. E la possibilità di avere entrambi contemporaneamente è piuttosto rara, specialmente per me”.

Salendo nelle sale espositive, il percorso si sviluppa attraverso una serie di ambienti che mettono in dialogo le diverse espressioni artistiche di Emin. “Non una retrospettiva, una rassegna: non procede in ordine cronologico, ma tematico“, puntualizza il direttore generale di Palazzo Strozzi Arturo Galansino, che della mostra è anche curatore.

Tracey Emin, Sex and Solitude, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025
Tracey Emin, Sex and Solitude, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025. Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio © Tracey Emin. All rights reserved, DACS 2025.

Al primo piano, la pittura è protagonista: le tele rivelano un mix tra figurazione e astrazione, con evidenti richiami ai maestri che l’hanno ispirata, da Egon Schiele a Edvard Munch. Qui, i corpi dipinti sono fragili e tormentati, riflesso di una ricerca esistenziale che si nutre di dolore e desiderio.

Infatti, da asolescente Emin era una grande fan di David Bowie. Intorno ai 15 anni, un’amica le disse che le copertine dei suoi album Heroes e Lodger erano ispirate ai dipinti dell’artista austriaco Egon Schiele. Emin non aveva mai sentito parlare di Schiele, la cosa la incuriosì.

Si recò alla libreria Albion nella sua città natale, Margate, e chiese se avessero qualcosa su di lui. Le diedero un libro sull’Espressionismo che conteneva riproduzioni non solo di opere di Schiele, ma anche di dipinti di Oskar Kokoschka ed Edvard Munch. Ne rimase immediatamente affascinata, Emin ricorda che la sua sensazione di riconoscimento fu immediata: “Questa è la mia arte, questa sono io. Questo è il mio mondo.”

Quando, nel 1984, si iscrisse al Maidstone Art College, gli altri studenti erano affascinati dall’arte contemporanea: Emin realizzava le sue personali versioni dei dipinti e delle stampe di Munch. Canalizzava la sua acuta sensibilità – per i paesaggi, per la rappresentazione dell’anima, per il dolore fisico ed emotivo, per il significato stesso dell’essere umano – in un’esplorazione profondamente personale del proprio posto nel mondo.

Tracey Emin, Sex and Solitude, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025
Tracey Emin, Sex and Solitude, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025. Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio © Tracey Emin. All rights reserved, DACS 2025.

E’ poi ricostruita ed esposta la performance Exorcism of the Last Painting I Ever Made (1996). Quest’opera segna un periodo di crisi personale dell’artista: durante una gravidanza, Emin aveva interrotto la pittura a causa della nausea provocata dall’odore dei colori ad olio. Dopo un aborto, un lungo periodo di astinenza artistica e personale la portò a chiudersi in una stanza per dipingere senza sosta, in un atto di esorcismo creativo.

La sala che ospita questa sezione della mostra ricrea fedelmente quell’ambiente, immergendo il visitatore nell’intensità del processo artistico di Emin. Dischi dei Nirvana, Doors, tappi di bottiglie, un caos pulsante, contiene spunti e riflessioni vari, si risolve in una sorta di time capsule, un microcosmo che racchiude il disordine creativo e le energie vibranti di uno studio femminile degli anni ’90.

Tracey Emin, Sex and Solitude, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025
Tracey Emin, Sex and Solitude, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025. Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio © Tracey Emin. All rights reserved, DACS 2025.

Un’arte senza filtri


Onestà e sincerità sono le due parole chiave di questa mostra“, afferma il curatore Arturo Galansino. E in effetti, l’arte di Tracey Emin si distingue per la sua capacità di trasformare il personale in universale, offrendo al pubblico uno specchio attraverso cui riflettere sulle proprie esperienze di sesso e solitudine. “Chiunque ha provato entrambi”, afferma l’artista, e la sua arte diventa il tramite per esplorare la complessità dell’esistenza umana.

In mostra anche le piccole sculture di Tracey Emin che consistono in blocchi di materiale su cui sono incise frasi o parole. Queste opere fanno parte di un corpo di lavoro in cui Emin unisce la scultura con la scrittura, creando oggetti che sono sia fisici che concettuali.

Le frasi incise su questi blocchi sono intime, confidenziali, spesso poetiche, e riflettono i temi personali ed emotivi che Emin esplora nella sua arte. Queste sculture sono piccole e apparentemente semplici, ma ogni incisione è un messaggio che porta con sé un carico emotivo e una riflessione sulla sua vita e le sue esperienze.

Queste sculture rivelano il lato più intimo e personale di Tracey Emin, in cui l’arte diventa un mezzo per esprimere emozioni profonde e momenti di riflessione. Sono una forma di auto-espressione che si allontana dalla grandiosità delle installazioni, ma che conserva la forza emotiva che caratterizza il suo lavoro.

Tracey Emin, Sex and Solitude, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025
Tracey Emin, Sex and Solitude, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025. Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio © Tracey Emin. All rights reserved, DACS 2025.

In mostra, anche il loop del video di un corpo acefalo che si abbandona alla mastrubazione si affianca a un neon con scritta sofferente: “Those who suffer, Love”, e ancora riflessioni sulla condizione di donna, figlia, madre mancata – ma mai della propria arte. In un acquerello, Emin mostra le ceneri della madre, in un altro la crudezza della propria esistenza sempre sovraesposta. La mostra si conclude con opere relativamente recenti, caratterizzate da una palette cromatica più essenziale e da un’introspezione ancora più profonda e dolente. Nelle stampe, appare riflessa una piena maturità espressiva dell’artista.

Emin ha cavalcato l’onda della vita con una confessione ininterrotta, esibendo la fragilità con la stessa forza con cui ha segnato la sua carriera. Arturo Galansino restituisce un ritratto articolato del suo lavoro. Le opere dialogano con lo spazio in modo efficace, sebbene il contrasto tra il contemporaneo e il palazzo storico funzioni ormai come una formula collaudata. Ne risulta una mostra-compendio che permette di conoscere quanto basta di un’artista che, nel tempo, ha saputo affrontare con intensità i temi della sua esistenza esattamente come farebbe una donna: mostrando insieme forza e vulnerabilità.

Cover: Tracey Emin, Sex and Solitude, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025. Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio © Tracey Emin. All rights reserved, DACS 2025.

Fiorentina, un tempo pianista. Appassionata d'arte. Poi avvocato, scrittrice, lettrice. Tre indizi fanno una prova.