Wim Wenders, perfect days
Wim Wenders ha compiuto 80 anni, festeggiati curando la regia dell’opera lirica Les pêcheurs de perles – recentemente andato in scena al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino – e con la presidenza della 76° Berlinale. L’esperto di cinema Carlo Pellegrini, collaboratore della Fondazione Stensen, aiuta FUL nell’omaggio al celebre regista tedesco.
Wim Wenders è una figura importante sia per il cinema tedesco che per quello mondiale. Ha sperimentato vari canoni cinematografici, dal film (tra gli altri: Alice nelle città, Il cielo sopra Berlino, Paris Texas, Lisbon Story, Fino alla fine del mondo, Crimini invisibili, Perfect Days…) al documentario (Buena Vista Social Club, Il sale della Terra, Papa Francesco-un uomo di parola, Anselm…), passando per i video musicali (U2, Talking Heads, EELS, Asaf Avidan, Spain…).
Personalmente ho incontrato Wenders lo scorso anno – in occasione della proiezione al Festival del Cinema di Cannes di Paris, Texas per il 40° anniversario della sua Palma d’Oro – ma l’occasione per celebrarlo su FUL è arrivata adesso, dopo la sua regia dell’opera lirica Les pêcheurs de perles, recentemente andata in scena al Teatro del Maggio con la direzione di Jérémie Rhorer. Per omaggiare il regista, ho pensato di coinvolgere Carlo Pellegrini, l’esperto fiorentino di cinema che collabora con la Fondazione Stensen per i progetti con le scuole e con Controradio come inviato al Festival del Cinema di Cannes.

«Wim Wenders ha reso celebri attori e realizzato opere di grande impatto – esordisce Carlo – balzando all’attenzione mondiale e facendo conoscere il cinema della Germania Ovest anche nel nostro paese, dove prima di lui era quasi sconosciuto, eccetto forse che per un paio di film di Werner Herzog. Wenders esprime grande amore per le culture diverse, non è un regista legato alla madrepatria, ha girato e ambientato i suoi film anche negli Stati Uniti, in Portogallo, a Cuba, in Italia e persino in Giappone».
La Germania è tuttavia protagonista di una sua pellicola cult del 1987, Il cielo sopra Berlino, con una storia di angeli custodi che seguono le vicende di alcuni berlinesi, con l’ambizione essi stessi di diventare umani e provare emozioni reali. Bruno Ganz è l’angelo Damiel, che diventato uomo si intrufola al concerto di Nick Cave per seguire la giovane Marion, una ragazza acrobata del circo, di cui si è innamorato.

I dialoghi sono opera di Peter Handke (scrittore austriaco Premio Nobel per la Letteratura 2019) e per le riprese presso il Muro di Berlino – dato che non era possibile ottenere il permesso di girare in quell’area – Wenders se ne fece necessariamente costruire uno simile lungo 150 metri in uno spiazzo aperto! Questa pellicola a Cannes, tre anni dopo la Palma d’Oro, gli vale il premio per la miglior regia. Di nuovo sulla “Croisette”, nel 1993 riceve il Gran premio della giuria per Così lontano, così vicino.
Nonostante i riconoscimenti della critica è curioso notare che il regista di Düsseldorf abbia raggiunto una fama “pop” con due documentari. Il caso è appunto quello di Buena Vista Social Club (del 1999, dedicato al leggendario club di musicisti cubani, alcuni dei quali ultranovantenni) e Il sale della Terra (del 2014, che ha per protagonista il grande fotografo brasiliano Sebastião Salgado).

«I documentari hanno acquisito una dignità cinematografica importante e adesso trovano spazio anche nella programmazione dei cinema italiani, ma con Buena Vista Social Club, così lontano alla cultura tedesca, c’è la musica che ha un grande ruolo nel successo, perché ha fatto scoprire questo combo di musicisti incredibili.
Sulla musica peraltro dovremmo aprire un capitolo a parte, le sue colonne sonore sono notevoli – con ospiti del calibro di U2 o REM che gli scrivono canzoni ad hoc – ma la grande attenzione che riserva alla parte musicale la si vede anche nella scelta di avere in ben due film Nick Cave, che interpreta se stesso sul palco – in scene dove i protagonisti si incontrano a un suo concerto – come se fosse un videoclip. Questo è un linguaggio che tocca tante corde e lo ha aiutato nel successo delle pellicole».
Dato che Carlo ha citato gli U2, non possiamo dimenticare che il film The Million Dollar Hotel (2000) vede la sceneggiatura scritta proprio dal cantante Bono, prova ancora che il nostro regista è un artista aperto alle contaminazioni con altri artisti.

«Wenders è uno dei pochi ad avere queste aperture, sai il cinema dipende anche dalle libertà artistiche che i registi riescono a ottenere e difendere. Sicuramente è un regista che entra sempre in punta di piedi nella storia. È noto il suo approccio delicato, basti pensare a Perfect days: originariamente doveva essere un documentario sui bagni pubblici di Tokyo e invece è diventato un film vero e proprio, che ha avuto molto successo nel 2023.
Non è un regista conosciuto per sperperare i soldi sul set, ma bensì che ama collaborare. Le scene oniriche di Perfect days sono girate dalla moglie Donata, quindi all’interno di un suo film accetta parti che non sono proprie. Evidentemente riesce a creare empatia con tutti quelli con cui lavora ed è abbastanza unico in questo, immagino che per gli attori sia piacevole essere sul set con lui. Allo stesso modo, la fiducia che ottiene con i musicisti del Buena Vista Social Club a Cuba, denota una persona che ascolta e che cambia anche idea se necessario».

Wenders, molto amato in Italia, lo scorso settembre a Firenze ha debuttato sul palcoscenico del Maggio, firmando un allestimento video sobrio ed elegante per l’opera lirica di Georges Bizet Les pêcheurs de perles (“I pescatori di perle”). La sua idea più brillante è stata l’uso del sipario che, da superficie di proiezione, appariva pure come schermo semitrasparente, altre volte come barriera e altre volte ancora come filtro.
Attualmente è presidente della giuria della 76° edizione del Festival Internazionale del cinema di Berlino, la “Berlinale”, che assegna l’Orso d’Oro (il Goldener Bär).
«Wenders si muove su vari piani – conclude Carlo – la scenografia teatrale, da un punto di vista artistico, è qualcosa a cui alcuni registi si prestano, soprattutto quelli che si fanno toccare dai vari modi di fare arte. E lui è un artista di questo genere, c’è poco da aggiungere!».
Photos courtesy of Wim Wenders Stieftung.
Cover: Wim Wenders ©Peter Lindbergh, 2015