Intervista all’attrice fiorentina Anna Manuelli.

Anna Manuelli: Tanti ruoli, una sola Anna

Intervista all’attrice fiorentina Anna Manuelli. 

Anna Manuelli, con il suo sguardo ipnotico, rapisce lo spettatore e buca lo schermo. Classe 1995, muove i primi passi sul palcoscenico partendo dal teatro Everest al Galluzzo per poi formarsi professionalmente a Roma, dove si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia appena il giorno prima della scadenza del bando di ammissione. Sarà il destino – o semplicemente la caparbietà di quando si desidera veramente fare qualcosa –, ma per lei Roma è stata la città che ha rappresentato il vero trampolino di lancio per il cinema dove, accanto a colleghi di alto spessore e sotto la direzione di registi di fama mondiale, si è fatta spazio mostrando tutto il suo talento.

La sua carriera cinematografica pullula già di titoli significativi, dalla fiction Rai Pezzi Unici (2018) al fianco di un magistrale Sergio Castellitto, fino ad Atlas (2021) in cui accanto a Matilda De Angelis, ci racconta la triste pagina di Storia dell’attentato del Cafè Argana a Marrakech nel 2011, e ancora La mia ombra è tua (2022) dove è co-protagonista femminile al fianco di Marco Giallini e Finalmente l’alba (2023), film diretto da Saverio Costanzo.

Nel suo percorso non sono mancate anche le serie tv di successo come Blocco 181 ambientata nel degrado della periferia milanese e SAS Rogue Heroes, serie firmata BBC e diretta dal genio visionario Steven Knight. Senza dimenticare anche il cortometraggio See you in the future (2017), che celebra i 60 anni dalla nascita della Fiat 500, in cui Anna è protagonista accanto al due volte premio Oscar Adrien Brody in una galvanizzata Milano in pieno boom economico degli anni Sessanta. La curiosità di conoscere meglio Anna era tanta, perciò FUL l’ha intervistata per i suoi lettori.

Intervista all’attrice fiorentina Anna Manuelli.

Anna, tu sei nata a Firenze ed è qui che hai mosso i primi passi nel mondo della recitazione. Come è nata questa passione e cosa ci racconti di quegli anni in cui hai iniziato a capire quale fosse la tua vera strada?

Sono sempre stata affascinata dal cinema, dai grandi film. Ricordo che da piccola, quando facevo i giochi di ruolo, provavo un entusiasmo incontenibile: mi piaceva fingere di essere qualcun altro. Anche se poi alle elementari, quando mi chiedevano cosa volevo fare da grande, io rispondevo sempre la regista! Da adolescente, ho iniziato con il primo corso di recitazione al teatro Everest al Galluzzo, dopodiché ho seguito un corso tenuto da Giulia Cavallini dedicato al metodo mimico di Orazio Costa al teatro La Pergola. Poi c’è stato il provino per lo spettacolo di Maurizio Lombardi che cercava attori per la sua compagnia. Mi affascinava il fatto che studiando un’altra personalità capivi anche te stesso, mettendoti in gioco nonostante le tensioni, le paure e rompendo tutti quei muri per conoscere dei lati di te che magari prima non pensavi di avere.

Da Firenze a Roma, dove hai frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia. Come è stata per te l’esperienza del trasferimento in un’altra città per inseguire la tua passione? 

Nel periodo in cui stavo finendo il liceo, proprio a ridosso della maturità, andavo contemporaneamente in scena con Maurizio Lombardi. Ma finita la scuola, corsi subito a Roma, completamente sola. Avevo diciotto anni e, con questa scelta, ho provato un grande senso di libertà. A Roma ho trascorso tre anni fondamentali per la mia formazione da attrice.

Attualmente, però, vivi a Londra. Ad oggi, com’è il tuo rapporto con Firenze che ha giocato un ruolo cruciale per il tuo primo approccio alla professione dell’attrice?

Firenze è sempre rimasta nel mio cuore. Quando sono partita per Roma c’era quella voglia di dire basta a tutto e scoprire cose nuove, ma poi, stando lontana, ho colto la bellezza della mia città che prima non notavo. Provo un forte senso di appartenenza per Firenze e poi è un onore essere nata qui perché è bellissima!

Il tuo primo ruolo importante è arrivato con la fiction RAI Pezzi Unici, con Sergio Castellitto e dove interpreti la ribelle Erica. Come ti sei sentita all’epoca a poter far parte di questo genere televisivo che offre tanta visibilità ma, soprattutto, è così ben radicato nell’immaginario collettivo del pubblico della televisione italiana?

Fortunata! Soprattutto essendo uscita dal Centro Sperimentale da pochi mesi. Dopo aver frequentato un’accademia vorresti mangiarti il mondo ma non sempre succede che ci siano le possibilità concrete per farlo. E io invece ho avuto l’occasione di fare un’esperienza estremamente formativa di ben sei mesi, tutti trascorsi sul set e per di più al fianco di Sergio Castellitto, che per me e tutto il cast era una fonte inesauribile di nuovi stimoli. Del personaggio ho apprezzato che fosse estremamente sfaccettato e che c’era possibilità di esplorarlo.

Nella tua esperienza di attrice hai recitato al cinema in molti film tra i quali Atlas, La mia ombra è tua, Finalmente l’alba, ma anche in serie tv di successo come Blocco 181 e SAS Rogue Heroes, firmata BBC e in cui interpreti una partigiana. Cosa ci racconti di quest’ultimo?

È stato un personaggio che ho nel cuore e una bellissima esperienza… soprattutto completamente inaspettata, avendo ottenuto il ruolo solo dieci giorni prima dell’inizio delle riprese! Partii subito per la Croazia e li girammo quasi tutta la serie. Tra l’altro, uno dei miei sogni di sempre era interpretare proprio un ruolo del genere, che rappresentasse la lotta contro l’ingiustizia e il trionfo del bene comune. Poi è affascinante anche il fatto di calarsi in personaggi e storie ambientati nel passato, perché vivi un contesto diverso ma ti accorgi che, nonostante il trascorrere di secoli ed epoche, l’essere umano agisce sempre nella stessa maniera. A concorrere a tutto ciò era anche il set, perfettamente realistico. E poi ho avuto la possibilità e la fortuna di collaborare con attori inarrivabili come Jack O’Connell, Sofia Boutella e Dominic West. Insomma, è stata davvero una grande opportunità condividere questa esperienza con dei maestri perché tenere alto il livello per poter stare al loro passo è stata una sfida continua.

Teatro, cinema, tv… non ti sei fatta mancare nulla! Dove ti senti maggiormente a tuo agio riuscendo a esprimere al massimo il tuo talento?

Sicuramente il teatro è la mia grande passione anche se poi nel corso degli anni sono stata più presa dal cinema. Sono mezzi diversi che veicolano la stessa potenza di messaggio, ma per l’attore il teatro è un’esperienza ancora più coinvolgente. A teatro l’attore è, per così dire, nudo perchè è lui che, solo, tiene tutto in piedi.

Ci sono dei personaggi che sogni di poter interpretare o delle storie che desidereresti portare sulla scena o sullo schermo?

Mi piacciono molto le storie ambientate nel passato, nell’Ottocento o nel Medioevo addirittura. Ma quello che per me è importante è che, qualsiasi personaggio sia, possa veicolare una storia che abbia un significato di speranza; anche se si tratta di un personaggio negativo: basta che porti una catarsi, una positività allo spettatore.

A volte capita che il personaggio da interpretare sia veicolo di una storia che tocca anche l’attore. In questo caso, l’approccio al personaggio come cambia? E una cosa del genere può facilitare l’interpretazione?

Be’, in quel caso il livello di condivisione dell’esperienza è molto alto. Quando ci si approccia a un personaggio, lo si fa comunque in modo empatico, ma se hai vissuto un’esperienza simile è più “semplice”, avendo provato sulla tua pelle cosa significano quelle emozioni e sensazioni. Ma è bellissimo anche quando succede l’opposto: non aver mai vissuto quella cosa e provare ad aprire il tuo cuore, la tua mente per capire cosa proveresti e come ti comporteresti in certe circostanze.

Attualmente stai anche lavorando al progetto del film indipendente U Mari di cui oltre che protagonista sei anche co-produttrice. Com’è essere dall’altra parte?

È stato un progetto nato con il cuore e messo su da me e dai miei compagni di classe del centro sperimentale – Gianvincenzo Pugliese, Angelo Spagnoletti e Giuseppe De Domenico – per cui è un film super indipendente! È un’avventura in corso e c’è ancora da lavorare molto per concludere il film e cercare di distribuirlo. Attualmente siamo tutti presi anche da altri lavori, ma è un progetto che ci entusiasma molto, anche perchè è davvero particolare! Si potrebbe definire un fantasy visionario perché si basa su queste leggende di marinai di un paesino di nome Cetraro (in Calabria), ragione per cui tutti noi attori abbiamo dovuto recitare completamente in dialetto calabrese! Comunque, tutto ciò che c’è alle spalle della macchina da presa o dietro le quinte mi affascina molto e infatti, qui a Londra, ho lavorato a uno spettacolo teatrale scritto da me.

Di cosa si tratta?

Lo spettacolo si intitola People e l’ho portato per la prima volta in scena qui a Londra all’Etcetera Theatre, nell’ambito del The Camden Fringe Festival. Ovviamente il piano è poi arrivare anche in Italia. In ogni caso, mi sono divertita a scrivere ma soprattutto mi è piaciuto avere una libertà totale. Si parte dalla nota leggenda secondo la quale ognuno di noi ha sette sosia nel mondo – se esistono davvero sette persone uguali a noi, nel nostro stesso tempo, quante ne possono essere esistite in diecimila anni di Storia e chi potrebbero essere state? L’idea che qualcun altro possa avere il mio stesso aspetto ma un carattere opposto mi fa riflettere su come l’essere umano, pur mantenendo lo stesso volto – anche in senso metaforico – cambi profondamente a seconda delle esperienze e dei contesti. Eppure, in fondo, la sua ricerca resta sempre la stessa: trovare il proprio posto nel mondo.

Che consiglio daresti a una persona che si approccia per la prima volta al mondo della recitazione?

Sicuramente è un percorso pieno di sorprese, alti e bassi, ma è anche affascinante e interessante. Se una persona sente che questa è la sua passione e non vede altre strade, il mio consiglio è di non buttarsi mai giù e di investire i tempi vuoti nel cercare di migliorarsi, senza fermarsi davanti ai “no”, prendendoli piuttosto come un incentivo a progredire e a non demordere, per nessun motivo.

Anna, tu sei nata a Firenze ed è qui che hai mosso i primi passi nel mondo della recitazione. Come è nata questa passione e cosa ci racconti di quegli anni in cui hai iniziato a capire quale fosse la tua vera strada?

Sono sempre stata affascinata dal cinema, dai grandi film. Ricordo che da piccola, quando facevo i giochi di ruolo, provavo un entusiasmo incontenibile: mi piaceva fingere di essere qualcun altro. Anche se poi alle elementari, quando mi chiedevano cosa volevo fare da grande, io rispondevo sempre la regista! Da adolescente, ho iniziato con il primo corso di recitazione al teatro Everest al Galluzzo, dopodiché ho seguito un corso tenuto da Giulia Cavallini dedicato al metodo mimico di Orazio Costa al teatro La Pergola. Poi c’è stato il provino per lo spettacolo di Maurizio Lombardi che cercava attori per la sua compagnia. Mi affascinava il fatto che studiando un’altra personalità capivi anche te stesso, mettendoti in gioco nonostante le tensioni, le paure e rompendo tutti quei muri per conoscere dei lati di te che magari prima non pensavi di avere.

Da Firenze a Roma, dove hai frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia. Come è stata per te l’esperienza del trasferimento in un’altra città per inseguire la tua passione? 

Nel periodo in cui stavo finendo il liceo, proprio a ridosso della maturità, andavo contemporaneamente in scena con Maurizio Lombardi. Ma finita la scuola, corsi subito a Roma, completamente sola. Avevo diciotto anni e, con questa scelta, ho provato un grande senso di libertà. A Roma ho trascorso tre anni fondamentali per la mia formazione da attrice.

Attualmente, però, vivi a Londra. Ad oggi, com’è il tuo rapporto con Firenze che ha giocato un ruolo cruciale per il tuo primo approccio alla professione dell’attrice?

Firenze è sempre rimasta nel mio cuore. Quando sono partita per Roma c’era quella voglia di dire basta a tutto e scoprire cose nuove, ma poi, stando lontana, ho colto la bellezza della mia città che prima non notavo. Provo un forte senso di appartenenza per Firenze e poi è un onore essere nata qui perché è bellissima!

Il tuo primo ruolo importante è arrivato con la fiction RAI Pezzi Unici, con Sergio Castellitto e dove interpreti la ribelle Erica. Come ti sei sentita all’epoca a poter far parte di questo genere televisivo che offre tanta visibilità ma, soprattutto, è così ben radicato nell’immaginario collettivo del pubblico della televisione italiana?

Fortunata! Soprattutto essendo uscita dal Centro Sperimentale da pochi mesi. Dopo aver frequentato un’accademia vorresti mangiarti il mondo ma non sempre succede che ci siano le possibilità concrete per farlo. E io invece ho avuto l’occasione di fare un’esperienza estremamente formativa di ben sei mesi, tutti trascorsi sul set e per di più al fianco di Sergio Castellitto, che per me e tutto il cast era una fonte inesauribile di nuovi stimoli. Del personaggio ho apprezzato che fosse estremamente sfaccettato e che c’era possibilità di esplorarlo.

Nella tua esperienza di attrice hai recitato al cinema in molti film tra i quali Atlas, La mia ombra è tua, Finalmente l’alba, ma anche in serie tv di successo come Blocco 181 e SAS Rogue Heroes, firmata BBC e in cui interpreti una partigiana. Cosa ci racconti di quest’ultimo?

È stato un personaggio che ho nel cuore e una bellissima esperienza… soprattutto completamente inaspettata, avendo ottenuto il ruolo solo dieci giorni prima dell’inizio delle riprese! Partii subito per la Croazia e li girammo quasi tutta la serie. Tra l’altro, uno dei miei sogni di sempre era interpretare proprio un ruolo del genere, che rappresentasse la lotta contro l’ingiustizia e il trionfo del bene comune. Poi è affascinante anche il fatto di calarsi in personaggi e storie ambientati nel passato, perché vivi un contesto diverso ma ti accorgi che, nonostante il trascorrere di secoli ed epoche, l’essere umano agisce sempre nella stessa maniera. A concorrere a tutto ciò era anche il set, perfettamente realistico. E poi ho avuto la possibilità e la fortuna di collaborare con attori inarrivabili come Jack O’Connell, Sofia Boutella e Dominic West. Insomma, è stata davvero una grande opportunità condividere questa esperienza con dei maestri perché tenere alto il livello per poter stare al loro passo è stata una sfida continua.

Teatro, cinema, tv… non ti sei fatta mancare nulla! Dove ti senti maggiormente a tuo agio riuscendo a esprimere al massimo il tuo talento?

Sicuramente il teatro è la mia grande passione anche se poi nel corso degli anni sono stata più presa dal cinema. Sono mezzi diversi che veicolano la stessa potenza di messaggio, ma per l’attore il teatro è un’esperienza ancora più coinvolgente. A teatro l’attore è, per così dire, nudo perchè è lui che, solo, tiene tutto in piedi.

Ci sono dei personaggi che sogni di poter interpretare o delle storie che desidereresti portare sulla scena o sullo schermo?

Mi piacciono molto le storie ambientate nel passato, nell’Ottocento o nel Medioevo addirittura. Ma quello che per me è importante è che, qualsiasi personaggio sia, possa veicolare una storia che abbia un significato di speranza; anche se si tratta di un personaggio negativo: basta che porti una catarsi, una positività allo spettatore.

A volte capita che il personaggio da interpretare sia veicolo di una storia che tocca anche l’attore. In questo caso, l’approccio al personaggio come cambia? E una cosa del genere può facilitare l’interpretazione?

Be’, in quel caso il livello di condivisione dell’esperienza è molto alto. Quando ci si approccia a un personaggio, lo si fa comunque in modo empatico, ma se hai vissuto un’esperienza simile è più “semplice”, avendo provato sulla tua pelle cosa significano quelle emozioni e sensazioni. Ma è bellissimo anche quando succede l’opposto: non aver mai vissuto quella cosa e provare ad aprire il tuo cuore, la tua mente per capire cosa proveresti e come ti comporteresti in certe circostanze.

Intervista all’attrice fiorentina Anna Manuelli.

Attualmente stai anche lavorando al progetto del film indipendente U Mari di cui oltre che protagonista sei anche co-produttrice. Com’è essere dall’altra parte?

È stato un progetto nato con il cuore e messo su da me e dai miei compagni di classe del centro sperimentale – Gianvincenzo Pugliese, Angelo Spagnoletti e Giuseppe De Domenico – per cui è un film super indipendente! È un’avventura in corso e c’è ancora da lavorare molto per concludere il film e cercare di distribuirlo. Attualmente siamo tutti presi anche da altri lavori, ma è un progetto che ci entusiasma molto, anche perchè è davvero particolare! Si potrebbe definire un fantasy visionario perché si basa su queste leggende di marinai di un paesino di nome Cetraro (in Calabria), ragione per cui tutti noi attori abbiamo dovuto recitare completamente in dialetto calabrese! Comunque, tutto ciò che c’è alle spalle della macchina da presa o dietro le quinte mi affascina molto e infatti, qui a Londra, ho lavorato a uno spettacolo teatrale scritto da me.

Di cosa si tratta?

Lo spettacolo si intitola People e l’ho portato per la prima volta in scena qui a Londra all’Etcetera Theatre, nell’ambito del The Camden Fringe Festival. Ovviamente il piano è poi arrivare anche in Italia. In ogni caso, mi sono divertita a scrivere ma soprattutto mi è piaciuto avere una libertà totale. Si parte dalla nota leggenda secondo la quale ognuno di noi ha sette sosia nel mondo – se esistono davvero sette persone uguali a noi, nel nostro stesso tempo, quante ne possono essere esistite in diecimila anni di Storia e chi potrebbero essere state? L’idea che qualcun altro possa avere il mio stesso aspetto ma un carattere opposto mi fa riflettere su come l’essere umano, pur mantenendo lo stesso volto – anche in senso metaforico – cambi profondamente a seconda delle esperienze e dei contesti. Eppure, in fondo, la sua ricerca resta sempre la stessa: trovare il proprio posto nel mondo.

Che consiglio daresti a una persona che si approccia per la prima volta al mondo della recitazione?

Sicuramente è un percorso pieno di sorprese, alti e bassi, ma è anche affascinante e interessante. Se una persona sente che questa è la sua passione e non vede altre strade, il mio consiglio è di non buttarsi mai giù e di investire i tempi vuoti nel cercare di migliorarsi, senza fermarsi davanti ai “no”, prendendoli piuttosto come un incentivo a progredire e a non demordere, per nessun motivo.