Fjord di Cristian Mungiu

Cannes 2026, tra narrazione storica e impegno politico

La 79° edizione del Festival Internazionale del Cinema di Cannes si è chiusa con l’assegnazione della Palma d’Oro per il miglior film a Fjord del regista romeno Cristian Mongiu. È stata un’edizione fortemente “politica”, segnata da numerosi appelli per la situazione in Palestina e riflessioni contro l’avanzata dell’estrema destra in Europa; messaggi lanciati a più riprese da grandi protagonisti del cinema continentale, da Pedro Almodóvar a Javier Bardem.

L’edizione numero 79 del “Festival Internazionale del Film di Cannes”, quella caratterizzata dall’assenza dell’Italia, come scritto in un precedente articolo, ha visto la buona performance della Spagna – presente in concorso con ben tre film – e la ritirata di Hollywood: assenti le grandi produzioni americane e qualcuno ha fatto il paragone militare con la volontà di disimpegno di Trump dalla NATO!

La politica, peraltro, non è mancata neppure all’inaugurazione, quando in conferenza stampa è stato fatto notare a Thierry Frémaux – delegato generale del Festival – che il prossimo anno si festeggerà l’80° compleanno della rassegna cinematografica in concomitanza con le elezioni presidenziali francesi, che si preannunciano già molto tese per la successione all’Eliseo. 

Questa edizione ha visto la petizione di 600 firme, tra attori e registi, contro il proprietario di Canal+ Vincent Bolloré – che produce anche film presentati a Cannes ma dalle dichiarate simpatie per l’estrema destra – perché c’è il timore per un nuovo monopolio e la minaccia di una blacklist contro gli artisti “impegnati”.

Festival del Cinema di Cannes 2026
Demi Moore alla presentazione di Groundswell ©Jean-Marc Haedrick/ SIPA PRESS

La Giuria – composta dal regista coreano Park Chan-wook (Presidente), l’attrice star di Hollywood Demi Moore, l’attrice etiope Ruth Negga, la regista belga Laura Wandel, la regista cinese Chloé Zhao (vincitrice di due premi Oscar per Nomadland), il regista cileno Diego Céspedes, lo sceneggiatore scozzese Paul Laverty e l’attore svedese protagonista del film premio Oscar Sentimental Value Stellan Skarsgård – oltre alla Palma d’Oro per il miglior film a Fjord del regista romeno Cristian Mongiu, ha assegnato tutta una serie di riconoscimenti.

Il Premio della giuria è andato a The Dreamed Adventure di Valeska Grisebach; miglior regista ex-equo a Javier Ambrossi & Javier Calvo per La Bola Negra e a Paweł Pawlikowski per Fatherland; miglior sceneggiatura a Emmanuel Marre per Notre Salut; miglior attore ex-equo Emmanuel Macchia e Valentin Campagna per Coward; miglior attrice ex-equo a Virginie Efira e Tao Okamoto per Soudain.

Il favorito per la Palma d’Oro Minotaur – la storia si svolge in un villaggio russo durante la guerra in Ucraina – si aggiudica invece Le Grand Prix, un bell’attestato di merito per il regista dissidente Andrey Zvyagintsev che vive esiliato in Francia.

Minotaur

Dunque Fjord si porta a casa il premio più ambito, il dramma di Mongiu narra la vicenda della famiglia Gheorghiu che si è appena trasferita dalla Romania in un piccolissimo villaggio su un fiordo norvegese. Il film esplora con intensità e sensibilità i fragili equilibri tra identità e pressione sociali, tra bisogno d’integrazione e pregiudizi culturali da affrontare, mettendo in discussione i limiti della tolleranza e della libertà in una società nordica che si vuole accogliente, ma che esige conformità. Protagonisti Sebastian Stan e Renate Reinsve, già apprezzata in Sentimental Value.

<<Quest’anno premiamo un film molto specifico sulla complessità e la diversità nel mondo>> ha detto Park Chan-wook prima che Tilda Swinton consegnasse la Palma d’Oro nelle mani del vincitore.

Già nelle sale italiane da questo weekend, è rimasto senza premi un film molto atteso come Amarga Navidad, che ha segnato il ritorno di Pedro Almódovar nella sua Madrid, per un dramma familiare che ha al centro il rapporto madre-figlio, tema molto caro al regista spagnolo.

Festival del Cinema di Cannes 2026

Chi ha seguito tutte le proiezioni, ha sottolineato l’interesse per i temi storici da parte dei selezionatori del Festival in tutte le categorie, non solo nei film in concorso: dal ritorno in patria dello scrittore tedesco Thomas Mann dopo la II° Guerra mondiale in Fatherland di Paweł Pawlikowski ai collaborazionisti dei nazisti nella Repubblica di Vichy di Emmanuel Marre in Notre Salut. E ancora La Bola Negra, ispirato a un romanzo incompiuto di Federico Garcia Lorca, ci riporta nel Novecento – secolo di fascismi – nella Spagna della guerra civile.

E ancora, dalla strage del Bataclan con Histoires Parallèles di Asghar Farhadi, passando per gli attentati dell’11 settembre 2001 di I’ll be gone in June di Katharina Rivilis fino alle conseguenze della dittatura nel Cile di Manuela Martelli in El deshielo

In questo senso si può iscrivere anche a “storico” il documentario di Steven Soderbergh dedicato all’ultimo giorno di vita di John Lennon, costruito sulla base dell’ultima intervista rilasciata dall’ex-Beatles a RKO Radio proprio poche ore prima di essere assassinato davanti alla sua casa di New York nel 1980. Il doc si chiama appunto John Lennon: The Last Interview.

Festival del Cinema di Cannes 2026
John Lennon: The Last Interview ©Yoko Ono Lennon and Nishi Saimaru

Da segnalare nella sezione Special Screenings, il ritratto del genio e sregolatezza di Eric Cantona ad opera di David Tryhorn e Ben Nicholas. In Cantona si ripercorre la carriera di un calciatore irriducibile: talento, carisma, caduta e rinascita dell’ultimo fuoriclasse prima dell’avvento dei giocatori-brand. 

Un’anarchico marsigliese diventato una vera leggenda del calcio europeo negli anni Novanta, dagli esordi nel Marsiglia ai successi nella Premier League con il Manchester United, fino alla seconda vita come attore.

Festival del Cinema di Cannes 2026
Cantona

Nonostante la scarsa presenza americana a Cannes, sono state presentate due interessanti storie newyorkesi ambientate negli anni Ottanta: The Man I Love di Ira Sachs e Paper Tiger di James Gray.

Entrambi i registi narrano uno spaccato della “Grande Mela” nel suo decennio folle, tra vita bohémienne, HIV e drammi familiari. In Paper Tiger è curioso vedere Scarlett Johansson nei panni della casalinga del Queens!

Festival del Cinema di Cannes 2026
The Man I Love ©Jac Martinez

La sezione Un Certain Regard, che propone sempre proiezioni da tenere d’occhio, ha assegnato il premio a Everytime, una produzione austro-tedesca per la regia di Sandra Wollner.

È la storia di una tragedia che riunisce una madre, una figlia e un adolescente alle prese con sensi di colpa e desiderio di perdono, durante una viaggio a Tenerife per una vacanza in famiglia che non ha mai avuto luogo.

Everytime ©TheBarricadesPanamaFilm/ Gregory Oke

La sensazione che lascia Cannes 79 è quella di un’edizione di “passaggio”, nessun film da sperticarsi le mani dagli applausi e troppo poco eterogeneo nei temi al centro delle storie. Il Festival quest’anno è stato tanto “politico” quanto molti si aspettavano e ha tenuto fuori pellicole mainstream, anche per le proiezioni fuori concorso. La presentazione dei film stavolta ha fatto passare in secondo piano il glamour sul red carpet e sulla Croisette che da sempre caratterizza la kermesse sulla Costa Azzurra. 

Come accennato all’inizio dell’articolo, si è respirato un clima di attesa già orientato a Cannes 80, a maggio 2027, peraltro quando la Francia avrà appena eletto il nuovo Presidente della Repubblica. È noto che il cinema sia un target del Rassemblement national, l’estrema destra non nasconde l’obiettivo di smantellare il CNC, il Centre National du Cinéma, a cui si devono i lauti finanziamenti pubblici alla produzione cinematografica. A giudicare dai sondaggi adesso, se la situazione politica francese fosse un film, ci aspetta un thriller.

Nell’attesa – il regista Ken Loach, tra gli ospiti della rassegna, ha ricordato al pubblico che “peggio della violenza dei cattivi c’è il silenzio dei buoni” – la resistenza culturale è pronta alla battaglia con film e artisti che hanno rivendicato il cinema come strumento di resistenza, memoria storica e giustizia sociale. Compreso, ovviamente, Cristian Mongiu che lo ha ribadito nel discorso di ringraziamento.

Foto: service de presse FDC

Cover: Fjord

Direttore di FUL magazine e membro della redazione dal 2017. Ho realizzato reportage su vari temi tra cui: il fenomeno hooligans agli Europei di calcio in Francia (2016), il primo Pride dell’Ucraina a Kiev (2018), la questione del confine orientale tra Italia e Jugoslavia (2020), la protesta dei lavoratori ex-Gkn di Campi Bisenzio (2021), il vertice NATO in Lituania a Vilnius (2023). Ho coperto svariate edizioni della rassegna di moda “Pitti Uomo” e partecipato come inviato al Festival del Cinema di Cannes nel 2024.