5 mostre da non perdere in primavera a Firenze

“April dolce dormire”. Si è vero ma non potete assolutamente perdervi le esposizioni che sono in programma in questo mese. Ve le raccontiamo noi di FUL Magazine e siamo sicuri che non potrete fare a meno di uscire di casa per visitarle.

Quando arriva la Primavera inevitabilmente ci dividiamo in due categorie ben distinte: chi da un lato apprezza il tepore delle giornate della nuova stagione per restare a casa e godersi il riposo e chi, invece, è assalito da una fervida voglia di uscire e scoprire. Ecco, che noi di FUL abbiamo qualcosa che potrà fare comodo ad entrambe le due “fazioni”. Quattro esposizioni imperdibili che daranno un motivo – ai più pigri – di uscire di casa e che sono dall’altro lato perfette per chi vuole saziare la propria curiosità che in Primavera si risveglia più forte che mai.

1. “L’incanto di Orfeo” a Palazzo Medici Riccardi

Sessanta opere d’arte provenienti da prestigiose istituzioni culturali italiane e internazionali dal MANN al Palazzo Reale di Napoli al Musée du Louvre di Parigi. L’intera mostra gira intorno alla figura di Orfeo – a partire dal gruppo marmoreo di ‘Orfeo che incanta Cerbero’ di Baccio Bandinelli – e ne racconta il mito grazie a tutte le opere ad essa dedicata a partire dall’età rinascimentale. Tiziano, Parmigianino, van Honthorst, Bruegel il Vecchio, Rembrandt, Delacroix, Moreau, Redon, Feuerbach, De Chirico, Cocteau, Savinio, Melotti, Twombly e Paladino sono uniti nelle meravigliose sale di Palazzo Medici Riccardi.

Non solo scultura, disegno e pittura ma anche letteratura e musica si intrecciano in questa esposizione grazie alla collaborazione con la Biblioteca Riccardiana, la Biblioteca Laurenziana e con l’Archivio del Teatro del Maggio fiorentino. Le prime hanno prestato alcuni manoscritti e il Maggio Musicaleha permesso di ospitare scenografie, figurini e maschere di artisti. La figura di Orfeo è si proveniente dal mito classico ma permette di tracciare un filo diretto dall’antichità ai tempi presenti. Un passato che è sempre prezioso ed interessante recuperare.

La mostra – a cura di Sergio Risaliti e Valentina Zucchi, nata da un progetto del direttore del Museo Novecento- è aperta fino al 20 settembre 2024.

Foto di Nicola Neri

2. “Anselm Kiefer. Angeli Caduti” a Palazzo Strozzi

Pittura, scultura, fotografia per indagare l’essenza più profonda dell’essere umano: le sue emozioni, contraddizioni, aspirazioni. L’arte di Anselm Kiefer – uno degli artisti più importanti tra XX e XXI secolo – apre immaginari in cui lo spettatore è profondamente risucchiato. Dalla mostra “Angeli Caduti” a Palazzo Strozzi si esce profondamente emozionati. Le opere dalle grandi dimensioni invitano come ad entrare a loro interno, non si osservano ma si vivono. L’atmosfera in cui si è immersi è quella del sogno; proprio quel sogno in cui cadiamo quando ci addormentiamo e ciò che viviamo quotidianamente si unisce a dettagli di fantasia, elementi conosciuti che acquistano una nuova geografia.

Tutto questo è rafforzato dalla dimensione tattile che hanno i lavori di Kiefer, in cui entrano a far parte materie prime come semi, piante, gesso, metalli. Filosofia, religione, mito, storia e letteratura si uniscono per riflettere sulla società e sull’individuo contemporaneo. Ecco che girasoli dorati ci ricordano i culti solari e la potenza della luce sulle tenebre, dipinti scoloriti da radiazioni aprono una riflessione sulla fragilità della vita. Uno stratificarsi di significati e allegorie che coinvolge e arricchisce ma che non vuole semplicemente insegnare ma smuovere all’interno. Alle opere di Kiefer si rimane legati emotivamente.

Niente esprime meglio la condizione umana del titolo della mostra “Angeli caduti”: gli uomini hanno la possibilità e le potenzialità di volare, vivono una tensione continua verso il cielo ma cadono, inciampano, lottano con la propria condizione fisica che li tiene ancorati alla terra. L’esposizione ci ricorda la continua guerra tra materia e spirito comunicando forte un messaggio: quanto ogni debolezza e fragilità umana sia combattuta da vitalità e speranza.

Infatti, l’uomo il proprio modo per rendersi eterno, per condividere bellezza e per volare lo trova nella poesia, nella filosofia e nell’arte. Quella di Kiefer sembra davvero fornirci delle potenti ali per viaggiare lontani e contemporaneamente dentro noi stessi tra passato e presente. Questa è sicuramente tra le mostre in Primavera a Firenze che è d’obbligo visitare.

L’esposizione – a cura di Arturo Galansino – è visitabile fino al 21 luglio 2024.

3. Donne del cielo: Da muse a scienziate

Siete appassionati/e di stelle? Non potete allora non andare a visitare la mostra alla Biblioteca Nazionale di Firenze che è dedicata alle donne che hanno avuto un ruolo nella ricerca astronomica. Un’esposizione che mette in campo diverse forme artistiche: manoscritti della Biblioteca, strumenti scientifici del Museo Galileo e le opere dell’artista Ilaria Margutti che si ispirano agli studi condotti da Henrietta Swan Leavitt. Sette tele ricamate a mano che riproducono le lastre fotografiche esaminate da Leavitt. Alla mostra si affiancano inoltre degli eventi collaterali come conferenze, presentazioni, laboratori e concerti.

L’esposizione – visitabile fino all’8 giugno – è stata curata da Natacha Fabbri, Caterina Guiducci e Simona Mammana.

4. ”Carlo Zoli. L’infinito volgere del tempo” a Palazzo Guadagni Strozzi Sacrati

Anche Carlo Zoli si ispira al mito per la creazione delle sue sculture in terracotta policroma esposte a Palazzo Guadagni Strozzi Sacrati. La mostra espone 33 dei suoi lavori: figure fantasiose che sembrano provenire direttamente dalle fiabe ma in cui al contempo riusciamo a cogliere qualcosa di umano. Ecco che il mito e il passato incontrano – nella prospettiva circolare del tempo dell’artista – la società contemporanea. Zoli vuole rappresentare la ciclicità della vita ritraendo attraverso l’argilla – poi rifinita e impreziosita – immagini senza tempo che ci insegnano a ritrovare la libertà, l’equilibrio, il coraggio di sfidare il potere stabilito e superare i limiti.

Uno sguardo al passato della letteratura classica, cavalleresca e alle tradizioni cristiane per comprendere quanto possano essere ancora attuali proprio perché tutto torna e ripete in un infinito alternarsi di morte e vita . L’artista faentino ha vinto il premio nella categoria ceramica alla XIV Florence Biennale, ecco perché è un’occasione poter ammirare riuniti i suoi capolavori così da comprenderne a pieno l’idea filosofica che li ha ispirati.

La mostra – patrocinata ed ospitata dalla Regione Toscana a cura di Greta Zuccali – è visitabile fino al 13 aprile.

5. “André Butzer: Liebe, Glaube und Hoffnung” al Museo Novecento e al Museo Bardini

L’artista tedesco arriva a Firenze per un’esposizione che coinvolge insieme il Museo del Novecento e il Museo Stefano Bardini. La traduzione del titolo è “Amore, Fede e Speranza” tre temi su cui Butzer si interroga e che sono poi cari ad ogni individuo. Ecco perché è facile entrare in connessione con le opere presenti – venticinque in totale – al Museo del Novecento. I colori dei lavori raccontano la connessione tra presente e passato, vita e morte, speranza e dolore. Dimensioni che prendono corpo in un’intersecarsi di rimandi e di legami. Protagoniste delle sue opere sono figure dalle sembianze umane con occhi grandi e scuri che si muovono in tele dalle tinte sgargianti e psichedeliche. Queste sembrano tratte dai cartoni ma al tempo stesso presentano un che di grottesco.

L’intera esposizione ci permette di conoscere maggiormente lo stile di Butzer che contiene influenze dell’espressionismo europeo e dall’altro lato della cultura popolare americana avvicinandosi alla cultura pop e ai fumetti. Artista poliedrico perché oltre alla pittura ha fatto anche della poesia una sua forma di espressione. Nel suo lavoro risalta l’ispirazione della letteratura tedesca di  Novalis e Hölderlin e dei disegni della Walt Disney. Saranno presenti in entrambi i musei anche delle opere inedite. Al Museo Bardini soprattutto, perché dopo una visita l’artista ha creato 22 dipinti che comunicano con gli spazi e le collezioni di Stefano Bardini.

Foto di Ela Bialkowska – OKNO studio

L’esposizione può essere vissuta da diversi punti di vista con la leggerezza propria di un mondo fantascientifico e colorato e dall’altro lato come ricerca di risposte a delle domande universali attraverso personaggi fantastici ma in cui possiamo ritrovare qualcosa di personale. Un evento che ci ricorda che a volte bisogna viaggiare con l’immaginazione per ritrovarci e conoscerci.

La mostra – a cura di Sergio Risaliti – è aperta fino al 9 giugno 2024

Non vi resta che scegliere da quale mostra partire, sicuramente sono assolutamente tutte da non perdere.

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Immagine in copertina: ©Ela Bialkowska/ OKNOstudio